25 aprile 2009

I problemi demografici senza ideologia



La legge divina secondo Tommaso d’Aquino, e oggi “dogma” accettato anche dalle “laiche” nazioni occidentali, vieta il controllo delle nascite perché contro natura. Eppure, ma i teologi tacciono facendo finta di non sentire le ovvie obiezioni, lo stesso Aquinate non vieta, con il medesimo criterio, il celibato a vita. Tralasciando il problema così come erroneamente è stato impostato dal doctor angelicus, soffermiamoci sulle parole del nostro, tedesco, pastore di anime bisognose di essere inquadrate in un gregge. Ci riferiamo, è ovvio, all’”infallibile” Papa Benedetto XVI, e in modo particolare a un articolo apparso l’11 dicembre del 2008 sul sito www.repubblica.it. In questo articolo si riportano alcune affermazioni che possono aiutarci a riflettere... Secondo il ragionamento del vescovo di Roma, lo sviluppo demografico non è causa di povertà, ma potenziale fattore di evoluzione. Ratzinger ribadisce la sua condanna dell'aborto e delle politiche demografiche selettive: «Lo sterminio di milioni di bambini non nati, in nome della lotta alla povertà, costituisce in realtà l'eliminazione dei più poveri tra gli esseri umani». Quanto al rapporto tra sovrappopolazione e povertà, da tutti accettata, il Papa ribalta la tesi: «I Paesi che di recente si sono affacciati sulla scena internazionale come nuove potenze economiche hanno conosciuto un rapido sviluppo proprio grazie all'elevato numero dei loro abitanti». Aggiunge che «Tra le Nazioni maggiormente sviluppate quelle con gli indici di natalità maggiori godono di migliori potenzialità di sviluppo. In altri termini, la popolazione sta confermandosi come una ricchezza e non come un fattore di povertà».


È ovvio che in queste parole vi sia di mira il pensiero di Thomas Robert Malthus, un pastore anglicano che divenne celebre con il Saggio sul principio della popolazione (1798). Il pastore aveva messo in luce l’allargante divario tra la crescita demografica e quella delle risorse per la sussistenza, constatando come la popolazione tenda a crescere in proporzione geometrica (1-2-4-8 ecc.), mentre i mezzi alimentari necessari per la sopravvivenza crescano in progressione aritmetica (1-2-3-4 ecc.). Oltre a ciò, ogni incremento nella produzione di cibo rispetto alla già detta crescita demografica tende in ogni caso a incoraggiare un aggiuntivo aumento del tasso di crescita della popolazione stessa. Segue, dunque, che quando la popolazione si accresce eccezionalmente rispetto alle risorse alimentari disponibili, intervengono a diminuirla fame, malattie e guerre; ristabilendo così una situazione d’equilibrio. Lo stesso pastore anglicano propone a soluzione un rigoroso controllo delle nascite, un noioso «ritegno morale» che consisterebbe nell’astenersi dal matrimonio e dalle pratiche sessuali.

Le teorie maltusiane, è sotto gli occhi di tutti, non sono state del tutto confermate storicamente. Al crescente sviluppo demografico mondiale abbiamo assistito non ad un crollo vertiginoso delle risorse ma ad un incremento anche di quest’ultime. Eppure le domande, le perplessità che il pastore anglicano ci pone restano ancora attualissime. Se infatti da un lato la sua legge non è stata confermata, dall’altra questo incremento abnorme della popolazione e della continua esigenza di risorse primarie (che continuano a scarseggiare per una buona fetta del pianeta), pone nuovi quesiti relativi all’equilibrio della ricchezza nel mondo, all’energia, allo sfruttamento delle risorse e, soprattutto, all’ecologia. E come si potrebbe ottenere un equilibrio tra tutti questi fattori per non scatenare una crisi futura (ma ne stiamo vivendo una proprio adesso…) che molti esperti profetizzano dati alla mano? Alcuni, irrispettosamente, bisogna dirlo, continuano a sostenere che una più oculata politica demografica vada affrontata seriamente. Ci si dimentica spesso come nei paesi che si stanno affacciando «sulla scena internazionale come nuove potenze economiche» esista una fortissima sacca di povertà, di infiniti problemi legati all’inquinamento e di non rispetto verso i diritti dell’uomo.

Le politiche teocratiche e bigotte di molti paesi, che vivono in condizioni climatiche poco favorevoli per un adeguato incremento economico, hanno accelerato la differenza tra paesi industrializzati (ricordiamo spesso a crescita zero) e paesi poveri per lo più sovrappopolati. Per far fronte a un sempre crescente disagio mondiale dell’uomo, sarebbe auspicabile un intervento culturale, appoggiato naturalmente da una politica capace di allargare le nostre vedute, mirando all’obiettivo benthamiano della "maggiore felicità possibile del maggior numero possibile di persone". Cosa dunque dovrebbe pubblicizzare la cultura della ragione? Quale scienza “razionale” i governi del mondo dovrebbero sostenere? Non pochi ritengono che la risposta non sia semplice da accettare, ciò nondimeno credo sia assolutamente saggio incentivare e sorreggere quella formazione intellettuale, niente affatto nichilista come sicuramente qualcuno penserà, del controllo delle nascite! Si sottolinea il termine incentivare, il cui valore è opposto a quello dell’imposizione. Non dobbiamo ricadere negli errori, e in alcuni casi orrori, in cui la volontà politica, soggiogata da astratti principi, sta conducendoci… Al fine di fermare questo galoppo infernale, gli ostacoli sociali ed economici che in questi mesi stanno preoccupando il mondo intero non potranno essere superati se non si pensa chiaramente ad una indispensabile vittoria sull’aumento demografico.



Il proposito è che il mondo formativo conquisti i mezzi per divulgare una gerarchia di valori i quali (lontani dai richiami contro l’aborto e contro i contraccettivi), partendo dal concetto di benessere individuale, continuando per quello collettivo, possano approdare a tutte le possibili conseguenze, senza ovviamente occultarne nessuna. Ribaltare in sostanza i valori portanti della nostra cultura finora caoticamente proposti; compiere la “trasvalutazione” dei valori morali per uscire da quella caverna animata da ombre indefinite in cui ci troviamo.

Perché non chiedersi come mai le nazioni del Sud Europa e del Sud America, quelle maggiormente condizionate dalle “radici cristiane”, sono le più arretrate dei loro continenti? Perché in tutte le nazioni in cui vige un sistema teocratico e ideologico si assiste ad esempi gravissimi di povertà e di mancanza di quei diritti che la filosofia ha dichiarato inalienabili? E ancora, perché solo dopo una rottura con alcune delle inattuali pretese religiose abbiamo sempre assistito storicamente a fenomeni di progresso scientifico e intellettuale come dopo il Medioevo, la riforma luterana e l’Illuminismo?


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