18 luglio 2009

Ululatori, stropicciatori, ronzatori: l’orchestra futurista di Luigi Russolo


Il 21 aprile del 1914 l’orchestra degli Intonarumori debutta al Teatro Dal Verme di Milano, inaugurando una nuova stagione nella musica contemporanea. Diciotto scatole meccaniche – ululatori, rombatori, crepitatori, stropicciatori, scoppiatori, ronzatori, gorgogliatori e sibillatori – riproducono vortici di suoni simulando i rumori dell’ambiente moderno. Il bizzarro organico lascia di stucco il pubblico e indigna pesantemente gli orecchi dei “passatisti” al punto da provocare risse di pugni e schiaffi.

Artefice del concerto d’avanguardia è Luigi Russolo; non è un musicista professionista, ma un pittore della cerchia di Balla, Boccioni, Carrà e Severini, eppure si addentra nel mondo dei suoni poiché sostenuto da una forte intuizione: il “Rumore Musicale” che elabora nel suo manifesto L’Arte dei Rumori (1916). «Nel diciannovesimo secolo, coll’invenzione delle macchine, nacque il Rumore. Oggi il Rumore trionfa e domina sovrano sulla sensibilità degli uomini» (Russolo). L’elaborazione di questo principio, pur nell’inconsapevolezza dei risvolti da parte dello stesso inventore, sarà alla base delle maggiori espressioni della musica contemporanea, dalla musique concrète a Cage, da Stockhausen a Varèse, dall’elettronica al rap.

Luigi Russolo


Prima di Russolo, il compito di rinnovare la musica italiana all’insegna del gesto dissacratorio era stato affidato a Francesco Balilla Pratella, compositore professionista che Marinetti aveva incontrato a Imola lo stesso anno del suo celebre annuncio su Le Figaro (1909). Ai primi due contributi teorici sulla musica futurista (Manifesto dei musicisti futuristi, 1910; Manifesto tecnico della musica futurista, 1911), Pratella fa seguire la prima composizione aderente al programma, Musica futurista, in cui tenta di mettere in opera i punti teorici affermati: l’enarmonia, la libertà poliritmica, i valori espressivi e dinamici dell’orchestra. Eppure lo spirito dell’insolito e della “rottura” non si manifesta che in scaltre didascalie (Ridendo, Di corsa, Aumenta l’ansia, Cercando uno sfogo) ed incastri bruschi “disposti a casaccio”, nota qualcuno: insomma, «l’uso dei mezzi musicali non si rivela poi così “ardito” come asseriva il musicista, se gli intervalli non risultano veramente inconsueti al loro tempo, e se la novità si affida soprattutto alla scala esatonale» (Salvetti, Martinotti).

La svolta avviene decisamente con gli Intonarumori realizzati da Russolo, insieme alla collaborazione di Ugo Piatti, quale risposta dissacratoria alla “normalità” dell’orchestra e del repertorio, più in linea con il gesto antipassatista di Marinetti. Ed è proprio mentre Russolo assiste all’esecuzione di Musica futurista che matura l’esigenza di arricchire l’ascolto con sonorità inaudite. «Bisogna rompere questo cerchio ristretto di suoni puri – sostiene nei riguardi dei timbri orchestrali – e conquistare la varietà infinita dei suoni-rumori». L’uomo dell’età della tecnica ha una sensibilità auditiva amplificata, adeguata «al palpitare delle valvole, all’andirivieni degli stantuffi, agli stridori delle seghe metalliche, ai frastuoni delle ferrovie, delle filande, delle tipografie, delle centrali elettriche e delle ferrovie», ecco perché il già udito annoia, e classici come Beethoven e Wagner hanno “squassato i nervi e il cuore”.


Nella ricerca sul rumore Russolo distingue sei famiglie fondamentali, che fanno capo rispettivamente ai rombi, ai fischi, ai bisbigli, agli stridori, ai rumori ottenuti a percussione, alle voci di animali e di uomini, a partire dai quali sviluppa specifici meccanismi di riproduzione sonora. L’11 gennaio 1914 brevetta il primo Intonatore di rumore (n. 146.066), una scatola di dimensione variabile contenente all’interno un ingranaggio specifico a seconda del principio di sollecitazione (per battimenti, sfregamento, pizzico, ecc.), azionato da una manovella esterna; il rumore prodotto è a sua volta amplificato da una tromba anteriore simile a quella dell’antico grammofono. L’orchestra è pronta: non resta che combinare con fantasia la musica del futuro e avviare le spirali di rumori.


Il repertorio di Russolo si compone di tre pezzi:Risveglio di una città, Si pranza sulla terrazza del Kursaal, Convegno di automobili e aeroplani, eseguiti tutti per il Gran concerto futurista al Dal Verme (fig. 3). Se la “memorabile” serata era finita nella rissa generale, migliore destino attendeva il repertorio rumorista, prima al Politeama di Genova, poi al Coliseum di Londra per dodici concerti consecutivi dall’incalzante successo. Numerose le tournèe programmate in giro per l’Europa, ma la guerra “fece rimandare tutto”. Anche l’attenzione di Strawinsky, incontrato nella capitale londinese, non si concretizza in collaborazioni di fatto, nonostante l’interesse per i marchingegni d’avanguardia lo spinga, insieme a Diaghilev e Prokof’ev, a frequentare la famosa Casa rosa di Marinetti (1915).

Un concerto per intonarumori e orchestra

L’utilizzo degli Intonarumori troverà scarsa applicazione all’interno di orchestre classiche al fine di suggestionare sporadicamente con rumori d’effetto, e per i due spettacoli di Depero, Canto degli uccelli e Fuochi d’artificio. Russolo s’impegna: costruisce anche il rumonarmonico, una sorta di tastiera che riunisce più strumenti rumoristici, azionati da pedali e tasti. Ma la sensibilità dell’epoca non è ancora pronta ad avvertire i risvolti della nuova estetica, se non con l’avvento postumo della musique concrète e dell’elettronica: la critica degli anni Trenta farà il resto, osteggiando tutto il movimento e inculcando il dubbio, per qualcuno ancora valido: “esiste una musica futurista?”.

Monica Sanfilippo

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