28 novembre 2009

Quando l’avanguardia fa spettacolo: il teatro musicale di Schittino


La musica, così come l’arte figurativa, ha rotto regole e schemi sin dalle sperimentazioni del primo Novecento determinando un’irreparabile frattura tra pubblico e compositore; così, salvo trovarsi davanti ad un pubblico di esperti, la musica contemporanea (ovviamente non parliamo di musica pop e simili) ha progressivamente perso il suo ruolo di “arte di massa”. Per questa ragione nell’esecuzione di un concerto di musica classica tornano sempre i nomi intramontabili, trascurando apparentemente le ultime innovazioni musicali: in questo contesto si inserisce la ricerca originale di un giovane artista siciliano…

Joe Schittino si è formato attraverso l’esperienza del conservatorio e dell’Accademia di Santa Cecilia, ampliando l’esigenza di scoprire nuovi confini musicali. Nascono così alcune composizioni per l’infanzia come Toccatutto…Non toccare! e l’operina Mufir Tulipan e le Ricce Califfe. Seguono anche alcune commissioni come: Adventures in Quartet, interpretato dal Delta Saxophone Quartet presso la Coombehurst Hall della Kingston University (UK), oppure La Neuberin su libretto di Klaus Rohleder o Concerto in Movimento, eseguito in diretta radiofonica su RadioRAI 3.
Dal 2006 grazie alla collaborazione con Mario Filetti è nata un’orchestrina atta ad eseguire le sue composizioni: la Glogassonic Band che diverrà poi la Glogassonic Chamber Orchestra. Segue un periodo prolifico di concerti e composizioni sempre più apprezzate dal pubblico come ad esempio il Minuetto della tosse, in un crescendo di consensi e nuove sperimentazioni.



La musica di Schittino presenta molte sfumature, dalle esecuzioni prettamente “classiche” alle inconsuete opere del teatro musicale che prediligono il gusto del gioco, dello scherzo e della provocazione. Le dissonanze di alcune composizioni, l’assurdo e il fantastico raccontato attraverso leggende e storie: si pensi all’opera da camera Un’accusa infamante (su libretto di Gianni Rigamonti) dove il protagonista è accusato di “puzzapiedismo”, oppure Elegia per una mula sventrata da una formica parte dell’opera Viaggio in Glogassonia, dove una mula appunto, finisce col morire dopo essere stata sventrata da una formica. Questo non-sense contenutistico lascia emergere una personalità originale, fuori dal comune, che unisce in sé gli ossimori dell’esistenza: ironia e tragedia, classicismo e modernismo, seriosità e provocazione; nel tentativo di «non prendersi troppo sul serio» e non prendere troppo sul serio la realtà quotidiana. Da ciò la fuga verso mondi onirici pregni di creatività e sollazzo, con uno spazio anche per le cadute melanconiche. La musica quindi è un catalizzatore di emozioni uditive ma anche teatrali cui si uniscono gesti (si pensi alle bolle di sapone che interrompono la musica), riti, schiamazzi, ma anche la contrapposizione di strumenti eterogenei e le “forzature” strumentali portate al parossismo.


Joe Schittino (disegno di S. Spicuglia)

Ascoltando un pezzo di Schittino si diviene consapevoli che tutto può accadere: può interrompersi la musica appunto, può subentrare un assolo non previsto o stravolgere totalmente il ritmo e la melodia precedentemente ascoltata. Subentra così la percezione che l’autore, abilmente riesca a destare lo stupore dell’ascoltatore travolgendolo con trovate musicali e invenzioni “teatralmente” coinvolgenti. Un’arte che sfiora i generi senza mai affondarvi a piene mani e senza mai scadere nel banale, persuadendoci semmai che l’assurdo, l’incomprensibile e l’irrazionale, siano perfettamente coerenti con l’universo di Schittino: in questo modo egli prova a ricongiungere la storica cesura tra pubblico e avanguardia, tra musica e armonia, tra tecnicismo e ritmo.


Joe Schittino e la Glogassonic Band a Reichenbach, Neuberin-Museum 2007

Ma come nasce un’opera? Qual è il guizzo creativo che determina poi la stesura di una composizione tanto complessa quanto eclettica? Egli persegue una completa estraniazione dalla realtà – come egli stesso ci racconta - quando improvvisamente giunge l’idea creativa; in quei casi il motivo si sviluppa nella mente seguendo accordi che si intrecceranno poi nel corpus fisico dello spartito. Esso non segue orari, giorni o vicende specifiche: può sorgere in treno, passeggiando tra la folla, nel raccoglimento della propria abitazione o persino in sogno; laddove emerge un motivo, un accordo di note nato dall’inconscio emerge poi l’apporto diretto dell’artista.


Eppure la sua musica incontra diverse difficoltà, determinate più che altro da quell’onta di pregiudizi presenti ancora nella cultura italiana riguardo i nuovi artisti: specie se giovani e musicalmente temerari. Per questa ragione egli esegue pochi concerti in Italia. Le sue esecuzioni vengono apprezzate per lo più all’estero, presso fondazioni, associazioni o enti prestigiosi come l’Academie de la legion d’Honneur di Parigi.


Tra idee inconsuete e ipotesi mai sviluppate, Joe immagina un concerto eseguito da tre donne anziane completamente nude: un richiamo dadaista che ricalca ancora una volta la personalità vulcanica di un’artista che concentra molte aspettative.

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