18 gennaio 2010

Ciò che resta del Cammino di Santiago


Avere paura, normalmente.
Quando il cuore ha il passo veloce.

Avere paura, e non capirlo.

Eccolo l’intimo viaggio che ognuno fa, senza saperlo.
 
Oscar Lo Iacono
E’ l’idea stessa del viaggio ad intimare un legame con l’atto del movimento e con la meta da raggiungere: il fascino dell’avventura, della distanza dai luoghi abituali e quella paura che nasce quando si affronta un’esperienza nuova... Il Cammino di Santiago di Compostela è un po’ tutto questo, un percorso che assume una molteplicità di significati per coloro che scelgono di affrontare 800 Km a piedi; un cammino che assume oggi un significato molto diverso da quello dei viaggiatori del medioevo. Manlio ed Oscar due “moderni” pellegrini con alle spalle l’intero percorso, ci hanno raccontato la loro storia.


Nell’Anno del Signore 813 l’eremita Palagio raccontò al vescovo Teodomiro d’aver visto strane stelle in cielo presso il monte Liberon, sicché recandosi sul luogo, il vescovo stesso scoprì una tomba con un corpo dalla testa mozzata ed una scritta: «Qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé». Era il corpo dell’apostolo Giacomo, decapitato nel 44 d.C. e trasportato dai suoi discepoli sin lì, ove da secoli s’erano perse le tracce. Con la scoperta delle spoglie del santo la località prese il nome di Campus Stellae (campo delle stelle), per poi divenire nota a tutti come Santiago di Compostela. Dopo le apparizioni di San Giacomo alla guida delle truppe cristiane in lotta contro i mori per la reconquista della Spagna, la venerazione verso il santo crebbe notevolmente. Quando nel 1075 iniziò la costruzione della basilica di Santiago, il numero di pellegrini che da tutta Europa giungevano verso la città era in costante aumento: nonostante le difficoltà del viaggio, le razzie dei briganti lungo il percorso e l’impervio tracciato. Trascurato dal sopraggiungere dei tempi moderni, solo nel 1987 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto il Cammino di Santiago come “Itinerario culturale europeo”, due anni dopo Giovanni Paolo II ne percorreva un tratto. Oggi più di centomila persone affrontano annualmente il percorso.


I chilometri che separano Santiago di Compostela all'inizio del Cammino
«La scelta di percorrere il Cammino di Santiago è nata per caso - racconta Oscar – mi hanno parlato del Cammino proprio perché non lo conoscevo. Da lì è scattato un interesse che cresceva giorno dopo giorno. Poi ho conosciuto Manlio, che da tempo riponeva il desiderio di affrontare quel viaggio. Grazie a quell’incontro abbiamo scelto di partire assieme…»



Il cammino da affrontare era ovviamente il Camino Francés, quello tradizionale da Saint-Jean-Pied-de-Port sui Pirenei francesi sino a Santiago. Oscar iniziò proprio da lì l’1 aprile 2007, ritrovando Manlio nella tappa successiva presso Roncisvalle. Da lì proseguirono mantenendo un ritmo quotidiano di circa dodici ore di marcia durante le quali il paesaggio mutava completamente; laddove si attraversano colline, paesi, campi coltivati, trazzere, ponti, passi e sentieri, il viaggio diveniva una sfida con se stessi e una continua scoperta: «Sono mille le difficoltà che un pellegrino incontra - ci dice Manlio - non solo per le avversità meteorologiche, come la pioggia, il freddo a quota 1500 mt nel monte Cebreiro, oppure il caldo afoso delle giornate di sole... E poi c’è la stanchezza che si rinnova ad ogni tappa, specie al termine di una giornata quando il fisico reclama il necessario riposo e i piedi presentano vesciche e dolori d’ogni genere.» Ma il cammino è anche un susseguirsi di incontri, sorrisi ed incoraggiamenti, ogni qual volta ci si ferma per riprendere fiato scambiando due parole con un viaggiatore. In quelle occasioni si scoprono le molteplici provenienze o la forte determinazione di chi, come un austriaco col piede ingessato a causa d’una sopraggiunta tendinite, sceglie comunque di andare avanti, nonostante tutto...

Oscar e Manlio durante il Cammino
L’intero Cammino è scandito dalle pietre miliari (con la conchiglia di Santiago o la freccia gialla ad indicare la direzione) che conteggiano i chilometri mancanti, ma anche i luoghi di accoglienza: ostelli, conventi e ricoveri del pellegrino; luoghi spartani, essenziali, dove a volte manca l’acqua calda e si finisce col dormire in camerate comuni, con le pareti consunte dall’umido, avendo rischiato persino di restare senza un tetto per mancanza di posti. In questi luoghi, al termine di una tappa, si discute inevitabilmente del proprio Cammino, delle difficoltà incontrate e delle sensazioni vissute. Diviene normale quindi scoprire che una coppia di inglesi aveva scelto di iniziare il proprio Cammino sin da Manchester, senza concedersi alcun mezzo pubblico: con l’unico obiettivo di giungere alla lontanissima meta. Ma c’era anche chi aveva scelto di percorrere il Cammino per la quinta volta, proprio come una signora di Santander che a 67 anni trascinava faticosamente i suoi bagagli su di un trolley; o persino un ragazzo che inaspettatamente percorreva la strada nella direzione opposta diretto a Roma.
E’ il senso di umanità che colpisce il viaggiatore, la grandezza di gesti compiuti verso individui sconosciuti, proprio come ricorda Oscar: «Non posso dimenticare una donna che durante il Cammino mi ha consegnato una foglia di olivo da portare per lei sino a Santiago. Un gesto che inevitabilmente mi ha legato ad una persona mai vista prima...»


Eppure se si domanda ad un moderno pellegrino la ragione per cui si sceglie di percorrere quelle strade, si ottengono risposte assai diverse: chi viaggia per ragioni prettamente religiose, chi prova a riscoprire la propria religione nel Cammino, chi laicamente cerca un senso alle cose, oppure chi ricerca se stesso nella comunione con la natura e i paesaggi. Sono mille le domande che sorgono durante il lungo percorso, proprio come gli autori che nel tempo hanno raccontato le vicende e il suo fascino: da Paulo Coelho col famoso romanzo Il Cammino di Santiago, sino all’accoppiata Odifreddi-Valzania che nel contrasto tra ragione e religione ha costruito un’apprezzabile trasmissione radiofonica su RadioRai 3.

Le scarpe infangate al termine di una giornata
Manlio ed Oscar sono giunti il 26 aprile nella cattedrale di Santiago assistendo alla commovente messa conclusiva del pellegrino. Abbandonati prematuramente i compagni di viaggio, hanno deciso di proseguire verso l’ultima tappa sino al lembo estremo dell’Europa occidentale, Finisterre laddove ammirarono il vasto tramonto sull’oceano; era lì, su quella fredda spiaggia della Galizia che si realizzava il senso di un’impresa ormai compiuta. Dopo quasi un mese di Cammino, documentato dalle innumerevoli foto e da un video che ha scandito tutti i momenti del loro viaggio: l’espressione delle loro facce stanche, bagnate dalla pioggia, segnate dallo stupore o intente a dialogare con un pastore, concedono un’inevitabile domanda finale. Cosa resta di quel viaggio? Un’esperienza forte, una consapevolezza nuova di se stessi e la riscoperta della propria religiosità. Questo e molto altro ancora concede oggi quel Cammino di Santiago che conduce al di là delle stelle.



Le foto di questo articolo sono di Manlio Caliri


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