30 aprile 2010

Ricordando Hitchcock per il 30° anniversario dalla morte

Stesso mese e anno, con la differenza di pochissimi giorni, precisamente nell’aprile del 1980, morivano due geni della cinematografia mondiale: Mario Bava e Alfred Hitchcock. Registi che per un destino comune la Morte li volle a sé quasi insieme. Quell’Ente Morte che i due artisti resero in modo poetico e perturbante, portando alle estreme conseguenze i limiti della suspence sino al culmo del delirio.

Si presume che la prospettiva del crimine e il terrore per i poliziotti, in Alfred, fossero il risultato di una punizione da parte del padre, il quale, esageratamente preoccupato per l’educazione dei figli, un giorno portò il piccolo Alfred, volendolo punire per una marachella, al commissariato di polizia accompagnato da una lettera che dopo esser letta da un funzionario, rinchiuse il bambino per alcuni minuti causandogli un trauma che il futuro regista svilupperà nei modi più disparati possibili in molte delle sue pellicole.

Nel periodo dell’infanzia lo stesso Alfred ricorda di essere stato un bambino molto giudizioso, silenzioso, ma un ottimo osservatore, peculiarità questa che le fu tra le più care per tutta la vita. Poco espansivo, aveva un mondo interiore in cui perdersi, e non avendo amici inventava lui stesso dei giochi, adoperando la fantasia che aveva a disposizione. Tuttavia nell’infanzia non mancarono altri momenti d’angoscia, praticando scuole religiose che erano solite ripartire punizioni corporali. Cosicché da far sorgere in Alfred una pura paura morale, rintracciabile in tanti suoi personaggi dal complesso ventaglio di caratteri, abbinato ad un fine cinismo narrativo vestito da simboli apparentemente rassicuranti, che nascondevano inquietudini che esplodevano in un sol attimo, quell'attimo del Maestro in cui tutto mutava in incubo.

Divenne subito un cinefilo instancabile vedendo i film di Chaplin, Buster Keaton, Mary Pickford, Griffith, Murnau etc. introducendosi pian piano nel mondo del cinema, realizzando i disegni per le didascalie per alcune pellicole, nel momento in cui i film muti iniziavano a diventare opere d’arte, curiosando in altri settori come il montaggio, via via sino alla regia. Frattanto il cinema muto si affermava velocemente e con forza esplosiva, schiudendo il mondo dei sogni, venendo alla luce da lì a poco capolavori universali da lui apprezzati, come Il monello di Chaplin, Il gabinetto del dr. Caligari di Wiene e Metropolis di Lang, solo per citare qualche titolo.

Quindi, da una mansione all’altra, da una collaborazione all’altra, da aiuto-regista a regista, con una miriade di esperienze e prove anche impacciate, nel 1925 realizza, da regista, appunto, il suo primo film Il labirinto della Passione, opera prima di quel cosiddetto periodo inglese che termina nel ’39 con La taverna della Giamaica, per dare inizio nel ’40 con L’isola degli uomini perduti il periodo americano, concludendosi nel ’76 con Complotto di famiglia.

In tutta la sua produzione, nell'arco di cinquant'anni di carriera, Hitchcock, seppe essere crudele, insondabile, spiazzante, inventando sadiche storie che manovravano i destini umani, giocando con essi in mille modi, trasmutando la quotidianità in incubo, creando un pantheon di personaggi, raggi di misteriosa luce, coni d’ombra e intrighi che ancora oggi gemma dopo gemma destruttura ogni nostra più solida certezza. 

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