29 luglio 2010

Il fiele ibleo - Gesualdo Bufalino (Saggio - 1995)



Si sa quanto sia difficile, di una donna, intendere i lineamenti segreti, i crocicchi dei nervi, le maree degli umori, le impronte digitali dell'anima. E quanto sia ancora più difficile penetrarne veramente il corpo, al di là d'una effimera presunzione di possesso carnale. Lo stesso accade con la donna Sicilia, volta a volta una medusa che impietra e una 'Mater dolorosa' trafitta al cuore da sette pugnali. Forse così converrebbe che un pittore la ritraesse: una Madonna Erinni, con un'aureola sul capo e, sotto la cuffia azzurra, cento viperette nascoste...
Della Sicilia e dei siciliani non mancano meravigliose descrizioni, profonde analisi sociali, coraggiosi affronti e contraddittori spergiuri. C'è chi li ha amati, chi invece li ha odiati, chi li ha fraintesi (li giustifichiamo però, l’incoerenza è nel carattere stesso della Sicilia). Eppure, in questo assedio d’emozioni, difficilmente si è riuscito a carpire un senso univoco (che non c'è, lo sappiamo tutti) dell'isola e dei suoi isolani. Forestieri o isolani che siano, nei loro occhi ingannati dalla natura selvaggia e atroce della luce, trovare il momento di sintesi è tutt'altro che facile. Lo abbiamo scritto poche righe sopra: la Sicilia è terra di contraddizioni, di antitesi, di ossimori; è questo il senso... Sempre uguale e sempre diversa, affabile e scontrosa a un tempo, virtuosa e insieme viziosa, blasfema e religiosissima, feroce e misericordiosa...

Il fiele ibleo (per chi siciliano non è o per chi non conosce Virgilio, il titolo è ossimorico, come a dire "amaro miele"...) è un’appendice de La luce e il lutto (da notare anche qui l'ossimoro); una raccolta di scritti dedicati alla Sicilia qualche anno prima. La Sicilia e i siciliani dunque.

Con uno stile unico e suadente, nella selva di coltissime criptocitazioni sparpagliate qua e là sapientemente come semi sui campi, tra le emozioni suscitate dall'accostamento delle parole e i sensi generali che esse sprigionano nella mente e nel cuore, la Sicilia, quest'isola d'eccessi, è pennellata magistralmente dallo scrittore comisano. Si avverte la profondità smisurata dei sentimenti dello scrittore; in fondo si sente egli stesso la Sicilia, e dell'isola parla come se stesse scrivendo un romanzo autobiografico.

Nelle sue divagazioni, spesso Bufalino incontra e commenta foto e fotografi che l'isola l'hanno immortalata. Ma una grossa fetta di saggi e articoli è dedicata al suo grande amico, intimamente siciliano quanto lui, Leonardo Sciascia. Commoventi, quasi fino alle lacrime, i ricordi del comisano sul racalmutese. Amici elettivi lo erano davvero e la scomparsa di Sciascia non poteva non toccare la memoria di uno scrittore che di questa ne ha fatto una ragione di vita.

Forse perché come uomo avverto la mia naturale contraddizione d'essere, forse perché anche il dettaglio d'un'emozione può diventare universale, o forse più semplicemente perché sono siciliano anch'io, credo che le istruzioni bufaliniane per l'uso della Sicilia siano da leggere e rileggere fino a impararle a memoria.

Le foto e i post, se non diversamente specificato, sono state realizzate da Salvatore Calafiore e si possono trovare, insieme ad altro, su: http://salvokalat.blogspot.com/

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