23 ottobre 2010

L'avanzata infelice degli e-book


Le grandi manovre delle librerie digitali sono giunte anche in Italia, è recente la notizia dell'apertura di due siti dedicati alla vendita di e-book per il mercato italiano. Biblet, sostenuto da una piattaforma Telecom Italia e dai testi di Mondadori, Einaudi, Sperling&Kupfer e Piemme e Edigita con Feltrinelli, Messaggerie Italiane, GeMS e RCS Libri. Entro Natale saranno pronti alla vendita moltissimi libri a un prezzo ovviamente inferiore rispetto a quello di un libro tradizionale. Tuttavia anche se la digitalizzazione è un cambiamento inevitabile, essa non garantisce un reale decollo come avvenuto con la musica in mp3.

Fino a qualche anno l'idea di abbandonare il supporto dei dischi in vinile e poi dei CD appariva come un'eresia, eppure l'avvento degli iPod e dei lettori mp3 ha modificato le nostre abitudini e svuotato le case da colonne di CD. Un cambiamento che ha avuto le ovvie resistenze, ma che in poco tempo ha mostrato i reali vantaggi in termini economici e pratici: tutti noi oggi possediamo dei brani mp3 nei nostri PC.

Il medesimo discorso oggi non sembra essere proponibile per gli e-book diverse ragioni. La consistenza cartacea di un libro allo stato attuale regge la concorrenza e-book per mancanza di una reale convenienza. Se si pensa che oggi per leggere un libro digitale sia necessario acquistare un e-reader, cioè un Kindle, un iPad o altri supporti che riproducano i testi digitali, il cui costo non è inferiore alle 250 o 300 euro, (per non parlare dell'iPad che costa il doppio) si comprendono chiaramente le ragioni. Inoltre c'è da aggiungere che rispetto alla musica, la retroilluminazione dell'iPad affatica la lettura, mentre gli altri dispositivi, sicuramente meno stressanti per la vista, appaiono poco maneggevoli; per non parlare del fatto che non vi è una grande differenza di prezzo che ne giustifichi una rapida migrazione.

Per tutte queste ragioni, anche nella mia modesta apertura verso le nuove tecnologie, considero gli e-book un prodotto ancora poco concorrenziale. Per quale ragione dovrei abbandonare il piacere di un libro se il contraccambio (pur volendomi emancipare dal cartaceo) non è tutt'oggi così conveniente? Forse la sfida si gioca sui costi tecnologici dei supporti, forse su un approccio inevitabilmente diverso rispetto i libri, oppure dobbiamo considerare i libri davvero immortali? Tra qualche anno, probabilmente, avremo le idee più chiare...

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