22 maggio 2011

Rivalutando Fabio Concato

Ieri sono stato dal barbiere. So che è una notizia di poco conto, almeno per voi. Ci sarebbe una polemica sul nome (perché continuiamo, in Italia, a chiamarli barbieri quando quasi più nessuno va a farsi la barba ma i capelli? Dovremmo chiamarli “capellieri”, o qualcosa di simile, come fanno in Spagna con peluquero o in Portogallo con cabeleireiro) ma ve la risparmio. Il mio barbiere – che però mi taglia solo i capelli – è un signore splendidamente avviato alla cinquantina, con un fisico curato e atletico. È anche un po’ fascista, da quello che ho potuto percepire, e ascolta solo musica italiana. Alla stazione radio che ascoltava ieri hanno passato Ti ricordo ancora, di Fabio Concato, un cantautore che furoreggiava negli anni ottanta. A parte che non ricordavo affatto (non la riascoltavo da parecchi anni) la delicatezza di Concato (credo che conosca bene la bossa nova brasiliana, in particolare João Gilberto) mi ha sorpreso che il testo affronti la tematica dell’omosessualità. Ero abituato a pensare a Concato come un crooner tra il malinconico e lo sfigato, troppo perbenista per una cosa del genere. E invece, il testo dice:

E ti ricordo ancora
l’ingenuità la tua tenerezza disarmante
eri un omino ma dentro avevi un cuore grande
che batteva forte un po' per me.

E poi, palesemente:

E ti ricordo ancora
nei pomeriggi di primavera al doposcuola
tu mi parlavi di una colonia sopra il mare
vienimi a trovare che si sta bene.

E ti ricordo ancora
quando scoprirono che mi accarezzavi piano
e mi ricordo che ti tremavano le mani
ed un maestro antico che non capiva.


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