20 settembre 2011

Tre croci - Federigo Tozzi (Romanzo - 1920)


Egli entrò in camera, e ci si chiuse. Sentì che per lui vivere era doventata una cosa del tutto involontaria. Non gli importava più di niente, e le voci di quelli che parlavano nella stanza accanto gli sembrava che si fermassero a una specie d'ostacolo; che non le lasciava passare oltre. Egli, a un certo momento, si voltò perfino per vedere se quell'ostacolo era visibile!
Ambientato in una Siena che si staglia sullo sfondo con le sue case decadute, metafora se vogliamo di una crisi esistenziale, e non solo, sentita fortissima nei primi decenni del secolo scorso, il romanzo di Tozzi fonde il tema sociale con l’analisi psicologica.

Giulio, Niccolò, Enrico, i fratelli Gambi protagonisti della storia, sono librai che, per far fronte alla loro crisi economica, decidono di falsificare una firma su una cambiale. Sin dalle primissime pagine ci troviamo immersi in un romanzo sociale, realista (e il pensiero a Verga si palesa immediatamente), eppure, adagio, la storia inizia a superare il verismo verghiano e assume connotazioni più sfumate verso l’esame psicologico. Le difficoltà economiche, infatti, mostrano il lato peggiore dei protagonisti, i quali anche tra loro avvertono un senso di repulsione. Si avverte in tutto questo la costante pressione che quella firma falsa esercita sui tre fratelli. Così gli scontri, i dissapori anche animati, ne mettono in risalto i diversi caratteri. Tozzi sembra interessarsi molto a questo aspetto tanto da dedicare agli alterchi molto spazio.

Tra tutti spicca la figura di Giulio, il personaggio che sembra psicologicamente meglio trattato. Più profondo, più audace, meno sprovveduto, sembra lui il fratello che è destinato a salvare la famiglia e la libreria. Ma alla seconda firma falsa la truffa è smascherata e il disastro esplode. Rapidamente la collera si tramuta in disperazione, manifestandosi nella tragedia finale. Giulio, in pagine straordinarie, si uccide impiccandosi, e una volta morto, scagionati nel processo, Niccolò con la moglie Modesta si separeranno da Enrico, che fino a quel momento aveva vissuto con loro. Resteranno senza nulla, fino a quando Niccolò morirà di apoplessia reumatica, mentre Enrico si spegnerà in miseria e solitudine in un Ospizio di Mendicità.

Racconto di decadenza, il romanzo è lento, piatto, fino a quando negli ultimi capitoli è scoperta la truffa. Allora la storia diviene appassionante e pure lo stile ne risente positivamente. Lo stile, in generale, per la ricerca naturalistica che vi sta dietro, non spicca per grazia, ma alcune pagine, come quelle della morte dei fratelli, brillano per intensità e colore.

Le foto e i post, se non diversamente specificato, sono state realizzate da Salvatore Calafiore e si possono trovare, insieme ad altro, su: http://salvokalat.blogspot.com/




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