16 agosto 2012

La strana equazione: “A” sta a “B” come “E” non sta a Lagerfeld


Sembra che alle 'eleganti' critiche di Karl Lagerfeld sul lato "A" della sorella della duchessa di Cambridge, Pippa Middleton, lei, detentrice per contro del più bel lato "B", abbia risposto con un sorriso sul lato "A". Viene da pensare quale sia il significato di eleganza per quelli che, come Lagerfeld, sull'eleganza hanno fondato una intera carriera. Si tratta, forse, di un'eleganza scevra da grazia e irrispettosa nei riguardi delle tante donne, che egli pure potenzialmente ricopre dei suoi eleganti abiti firmati Chanel. Questi i fatti: sembra che lo stilista abbia denunciato che il lato "B" della Middleton's sister non sia altrettanto bello quanto il lato "A", quello del viso.
Si resta alquanto basiti dinanzi esternazioni così esteticamente aggressive.


E il lato "B" cosa ha risposto? Paradossalmente con eleganza, con la "E" maiuscola in questo caso. Riapparsa davanti ai fotografi serafica, raggiante, abbronzata e vestita con cura, ha sfoggiato un sorriso su quel viso tanto criticato per la sua bellezza, da impartire una lezione di stile a chi lo stile lo promulga con il suo lavoro. Ma da quando, ci si potrebbe chiedere, una donna viene giudicata male se al fisico da lode non corrisponde un visino perfetto, magari perché non deturpato da botox e interventi chirurgici salva-critica. Da quando continuare a vivere nel proprio corpo, non perfetto in ogni sua parte, sia un limite? Da quando non avere un viso che corrisponde ai canoni alla Lagerfeld, che sono poi i canoni di una superficialità irruenta fatta di falsi miti del mondo della moda, significa essere additate con tanta ineleganza?




Le donne "normali", un po' Middleton, sono state offese tutte, nessuna eccezione.
Serve davvero essere così perfette come la Campbell se poi l'eleganza di tutti giorni viene a mancare proprio in quei modelli fisicamente perfetti? Conosciamo, a proposito, gli ultimi attacchi della modella alla nuotatrice italiana Federica Pellegrini: «...pensi a nuotare, invece di sfilare», sono state più o meno le parole della "Venere nera". Qui di "Venere" resta ben poco. Botticelli aveva ritratto la sua Venere con boccoli lunghi, nuda, e molto in carne. Il viso, poi, emana quella dolcezza che la sa lunga sull'eleganza, e se avesse potuto parlare il capolavoro di Botticelli avrebbe reagito come la Middleton, con un sorriso silenzioso.



L'azione dello stilista non è che una delle tante espressioni di un secolo, il nostro, che ha perso il senso delle parole, il significato pungente che queste hanno e, non in ultimo, la paradossale necessità di non lasciarsi trafiggere da queste, togliendo il significato vero del significante. Ma la parola è portatrice di valori e di senso, nonché di una intera cultura di un periodo. Questo caso sottolinea quanto le parole siano lasciate alla deriva, siano utilizzate nella loro aggressività più primordiale, quasi come se fossero usate da bambini, perché incontrollate e taglienti. In questo senso l'uso della parola è proporzionale alla sanità della cultura nella quale viene utilizzata, e ne misura l'equivalente peso umano di quella civiltà. Il fatto che al caso siano state dedicate poche righe, rileva l'inadeguata e del tutto mancante scala dell'educazione della società, la quale sempre più massificata in opere e parole, non si lascia più toccare da critiche quando queste sono profondamente superficiali e ingiuste dal punto di vista dell'espressione. Esprimersi in questo modo verso una donna che rappresenta il modello della ragazza normale, e non riscontrare abbastanza critiche verso tale atteggiamento, è il segnale oscuro di una società in decadenza. In questa forma di vivere ognuno può esprimersi in maniera "infantile", come sopra evidenziato, senza freni inibitori, senza una scala di valori alla quale rifarsi, perché il valore più grave che è stato smantellato è quello di "avere dei valori", un codice etico da seguire. Le parole dello stilista della casa di moda Chanel incarna, allora, l'opposto di quello che ci si aspetterebbe da una casa di moda, appunto l'eleganza. Si potrà ancora godere della bellezza di cui il marchio è intriso, ma resterà solo una bella forma apparente, così come tutto quel sistema di principi che ci regolano: solo un bell'apparato che in teoria conosciamo tutti ma che in pratica fatica a restare in uso. A questa decadenza e lascivia lessicale ed espressiva, si accompagna un degradamento dei costumi culturali d un paese, che non è dettato solo dalla moda in senso lato. Quello che emerge da fatti come questi è una l'importanza di prestare attenzione al verbo di chi oggi, attraverso la sua visibilità, apre la società massificata a un nuovo modo di parlare, che è anche un nuovo modo di essere. Allora, qui, ci si sente toccati non solo dall'offesa gratuita arrecata ai danni di una ragazza, bensì al messaggio inconscio che viene trasmesso e rilasciato da chi dovrebbe invece essere un esempio di stile e bellezza. Con le sue parole, non ancora da alcuno criticate, Lagerfeld ha vinto e con lui l'intera società alla deriva. Ha vinto contro anni di lotte femministe, con due parole buttate così. Ha vinto contro i valori oggettivi della persona. Ha vinto contro la grazia, nonché contro anni di lotta contro la violenza, nel senso più generale del termine. Ma a perdere siamo noi come persone, se abbiamo accettato di leggere quella critica come un mero gossip estivo. Il risultato suona un po' matematico.
 
Questa l'equazione: il lato "B" da favola con un sedicente lato "A" meno favoloso, ha un lato "E" (Eleganza) di grande spessore. 1:0 per la Middleton.


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