10 settembre 2012

Chi siamo noi oggi? Il dopo Hitler e la stagione della colpa perpetua


Günter Grass

Non sono i 6 milioni di ebrei che mi preoccupano, e' che i record sono fatti per essere battuti.
Woody Allen
 
In questa storia c'è un colpevole e un innocente, un carnefice e una vittima, l'uno legato all'altro irreversibilmente da un senso di colpa che prima fu senso di rivalsa di un solo uomo. Questa storia la conosciamo tutti è la storia per eccellenza perché è ciò che avvenne durante la seconda guerra mondiale ma, a ben vedere, la storia che andremo a raccontare ha radici molto più antiche. Si svolge all'interno di una identità culturale che della diaspora fece il suo punto di forza, ma anche la sua più grande disperazione. La figura dell'ebreo errante nell'immaginario letterario evidenzia bene il dramma umano di una comunità che si è evoluta, però, nella vicenda drammatica stessa. Sono gli ebrei, infatti, ad essere per antonomasia il popolo delle arti e del commercio, di spiccata intelligenza e di grande umore. Al contempo si svolge da secoli l'altra storia, quella dei grandi e forti teutonici che, dopo l'avvento della dittatura di Adolf Hitler, sarà ricordato con il solo epiteto di popolo nazista, i nazisti.


L'ebreo errante dinanzi al nazista. A entrambi i popoli si accomuna il senso storico della continuità: quella della diaspora per gli ebrei, quella della colpa per i tedeschi nazisti, e si badi che quest'ultimo termine viene qui usato in accezione neutrale, per quanto sia possibile sgravarlo del suo senso storico negativo. Accade che nel 2012 un noto giornale tedesco, rigoroso e poco liberale rispetto alla «Süddeutsche Zeitung», si rifiuti di pubblicare la poesia del premio nobel per la letteratura Günter Grass. Era una poesia contro Israele. Lo stesso Grass aveva pubblicato qualche anno prima Beim Häuten der Zwiebel, un caso letterario non solo per l'intensità del capolavoro grassiano, ove lo scrittore descrive anche il suo primo incontro con Ratzinger, futuro Papa Benedetto XVI. In quel testo Grass si sbottona confessando di aver partecipato alla causa nazista, credendoci. Accade anche che in data 30 Agosto nella stessa testata compare un articolo dal titolo: Chi siamo noi oggi?. Titolo ti stampo esistenziale che acquista forza perché accompagnato dalla immagine del Führer, i cui occhi sono nascosti dalla emblematica frase: «Quando passa il passato?». Passato e futuro, la storia quindi, e ancora il carnefice e la vittima, i protagonisti della storia.

 
Da anni il popolo della Merkel soffre di uno strano complesso, un insieme di attivo e di inattivo. In campo politico sono la potenza che traina il grande sogno chiamato Europa, suscitando in molti lo strano immaginario di un "quarto Reich". Inattivi, incapaci di reazione intellettuale, però, sotto il profilo storico. Dalla colpa perenne inflitta ai piccoli tedeschi alle prese con la formazione scolastica, fino alla vergogna intrinseca che viene inflitta a una generazione, la quale pure non appartiene più a quella corrente storica. Bisogna ricordare che la Germania oggi è divenuta patria di numerose identità culturali, con le quali convive in un clima pacifico e di sostegno sociale che nessun altro Stato può dire di offrire. Questo è il risultato positivo di un evento storico negativo, il cui senso di colpa ha aperto la Germania all' "altro" per ovviare al peso dello sterminio dei tanti "altri". Attraversando l'esperienza de La banalità del male, come recita il noto testo della ebrea Hannah Arendt, si è col tempo costruita una società, quella tedesca, che quello stesso male lo ha trasformato nella necessità, forse inconscia ma positiva, di creare uno Stato più aperto al prossimo.
La trama della storia non si conclude qui ma si arricchisce di strani aneddoti se pensiamo che alla luce di quel passato vittime e carnefici si sono più volti incontrati sul piano dell'umanità. Ricordiamo la relazione tra l'ebrea Arendt e il filonazista filosofo Martin Heidegger. Di quest'ultimo è noto lo strano rapporto con Paul Celan, poeta ebreo che perse per mano dei nazisti entrambi i genitori. Ebbene, famoso è l'incontro tra la vittima, Celan, e il carnefice, personificato qui da Heidegger, nella casa del filosofo. Da lui Celan aspettò invano le parole, forse la risposta ai perché che l'intera umanità da più di un secolo ricerca, ma il silenzio di Heidegger riuscì a mantenere la pesante coerenza del rapporto che unisce la vittima al carnefice.
 
Pochi giorni fa in Spagna, Francia e Italia, come in altre città europee, si è svolta la giornata ebraica, il cui motto ruotava intorno allo humor yiddish. In Germania, solo un giorno prima, appariva l'articolo sul pesante fardello della colpa nazista, di quel passato che, a quanto pare, alcuni tedeschi non intendono far pesare sul loro futuro.

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