5 novembre 2012

Madame Edwarda - Georges Bataille (Racconto - 1941)


I movimenti scomposti l'avevano denudata fino al pube: la sua nudità, ora, aveva l'assenza di senso e al tempo stesso l'eccesso di senso di un abito funebre. La cosa più strana - e la più angosciosa - era il silenzio in cui Madame Edwarda rimaneva chiusa: dalla sua sofferenza, non c'era più comunicazione possibile e io mi facevo risucchiare in quella mancanza di vie d'uscita - in quella notte del cuore, non meno deserta né meno ostile del cielo vuoto. Il suo corpo guizzante come un pesce, l'ignobile rabbia espressa dal suo viso cattivo, calcinavano in me la vita e la sbriciolavano fino alla nausea.

Il racconto è introdotto da una prefazione dell'autore di matrice filosofica; si mettono in relazione concetti apparentemente antitetici come piacere e morte, erotismo e pudicizia, al fine di cogliere in essenza la verità dell'erotismo. Disturbante, oltre che in combutta con la verità.

Il racconto invece, scritto in prima persona, è assolutamente sconvolgente, scandaloso. Inizia di notte. L'io narrante è immerso in essa e, perso ed eccitato, è attratto dal rumore di un bordello. Qui incontra una prostituta, Edwarda appunto e, in una sala dove fumo e alcool profumavano le prostitute e i clienti, hanno scambi di feroci effusioni. Sentimenti di angoscia e abbandono, legati all'eccitazione erotica, investono il narratore che si decide a stare con Edwarda. I due si spostano in una stanza, da soli. L'eros è sempre fuso con un impulso di angoscia (termine che ritorna sovente nelle pagine), di follia, di divinità, ma anche con un senso di morte che sembrerebbe essere intrinsecamente legato a tutte queste sensazioni. Consumato il rapporto, i due scappano e si perdono nella notte. Sfondo questo, si era capito, che è simbolico. Qui e con la prostituta, il narratore ha la certezza di trovarsi di fronte Dio. Per strada Edwarda-Dio, improvvisamente, colpisce e insulta il giovane cliente. Poi stramazza a terra in preda a selvagge convulsioni. Calmata, anche se sfinita, salgono su un taxi. In auto Edwarda si lancia nuda verso l'autista e ha un rapporto violento anche con lui. Mentre il narratore li osserva, pensa all'angoscia e al progressivo scivolamento verso la morte. I tre, spossati, si addormentano nella notte e il racconto si chiude con una digressione sul non senso e sull'angoscia dell'esistenza. Alla luce del giorno dopo, tutto si tramuta in indifferenza e ironia.

Non sarebbe un crimine definire questo racconto mistico. L'esperienza del narratore lo è. È in preda all'estasi, così come lo sarà Edwarda in balìa delle convulsioni, anche se la visione di Dio è scatenata dalla frenesia erotica che nella notte alita per le vie parigine.

Le descrizioni delle scene di sesso non sono filtrate, sono ruvide, dirette, ma sono anche ammorbidite dall'uso di uno stile poetico del tutto personale. Le immagini che si presentano nella mente del lettore dunque appaiono bellissime e spiazzanti per la loro contraddittorietà e ambiguità. In uno stile personale, filosofico, poetico, capace di sconvolgere e scandalizzare, non manca l'ironia dei doppi sensi.

Per farla breve, un bellissimo racconto erotico-mistico-filosofico.


Le foto e i post, se non diversamente specificato, sono state realizzate da Salvatore Calafiore e si possono trovare, insieme ad altro, su: http://salvokalat.blogspot.com/ 

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