13 dicembre 2012

Le pittrici del Seicento


Uomo offre dei soldi a una giovane donna (1631) di Judith Leyster

Il Seicento è un secolo dove la possibilità di esprimersi attraverso l'arte da parte delle donne comincia timidamente a divenire realtà. Sono soprattutto i paesi protestanti a concedere più spazi, con ruoli e possibilità espressive di primo piano del tutto sorprendenti per l'epoca. Nei paesi cattolici invece la donna è costretta a superare molti più ostacoli, ma non per questo l'espressività ne è ridimensionata.
Le vite e le vicende delle pittrici di quest'epoca sono in molti casi avvincenti e curiose, e permettono di scoprire una storia dell'arte fin troppo trascurata. 


Uno dei simboli della pittura al femminile ma anche della rivalsa del ruolo delle donne nella società è senza dubbio Artemisia Gentileschi (1593-1653). La sua storia è nota soprattutto per il tragico stupro che subì appena diciottenne da parte del pittore Agostino Tassi. Il ruolo della violenza carnale e quello dominante del padre Orazio Gentileschi (anch’egli pittore) emergono in una sensibilità debitrice del suo importante insegnamento. Artemisia infatti crebbe in un ambiente artistico assai attivo mentre Caravaggio dipingeva presso alcune chiese romane e Guido Reni, Domenichino e i Carracci erano in piena attività.

L’influenza di Caravaggio nelle tele di Artemisia è evidente soprattutto nel capolavoro Giuditta che decapita Oloferne, dove il perfetto uso dei chiaroscuri e il tratto la rendono un'artista di indiscusso talento; un talento che le consentirà di entrare (prima donna in assoluto) presso L’Accademia delle arti di Firenze fortemente sostenuta dal padre. Artemisia ottenne apprezzate commissioni che la portarono a vivere in diverse città: Roma, Firenze, Venezia, Napoli e in Inghilterra. Fu anche in contatto con Galileo Galilei e col nipote di Michelangelo Buonarroti.

Artemisia, lo ricordiamo ancora una volta, non è solo una brava pittrice ma il simbolo di quei movimenti femministi che vedono nella vita di questa donna la tenacia e la forza per vincere ogni radicato pregiudizio maschilista.
Giuditta che decapita Oloferne (1613)
di Artemisia Gentileschi
Susanna e i vecchioni (1610)
di Artemisia Gentileschi 


Elisabetta Sirani
(1638-1665) è un talento prematuro, proprio come è prematura la sua morte. Già a 17 anni iniziò a realizzare i primi dipinti presso la bottega del padre dove lavorava assieme alle sorelle, ma fu soprattutto lei a dimostrare del talento permettendole di emergere e di avere una certa notorietà. Per sfatare le dicerie di un semplice sfruttamento d’immagine del padre, Elisabetta fu costretta più volte a esibirsi in pubblico tratteggiando con rapidità e disinvoltura le tele commissionate. 
Elisabetta era anche vergine in quanto non si era mai sposata, salvo avere avuto un'infatuazione per un allievo del padre. Il reciproco interesse che emergeva tra i due giovani non poteva tuttavia essere consumato a causa di una promessa di matrimonio con la pittrice Ginevra Cantofoli che da sempre invidiava quel rapporto troppo stretto. Furono poi le dicerie dell’epoca a montare il sospetto di aver procurato la morte di Elisabetta per avvelenamento. Di primo acchito fu accusata la cameriera (forse per conto di Ginevra) di aver acquistato giorni prima una polvere rossa anche se il responso finale dei medici fu di morte da ulcera perforante. Il suo corpo venne sepolto accanto a quello di Guido Reni, maestro del padre. Il mistero sulla morte tuttavia resta ancora aperto...

Porzia che si ferisce alla coscia (1664) di Elisabetta Sirani Cleopatra di Elisabetta Sirani


Una delle più famose pittrici inglesi dell’epoca è senza dubbio Mary Beale (1632-1699). Si sposò a 18 anni con un mercante di tessuti amante della pittura il quale le permise di sviluppare la sua arte lavorando a Londra. Ma quando il lavoro del marito divenne incerto e sull’orlo del fallimento, decisero di aprire un vero e proprio studio d’arte diretto dalla Beale e gestito come una vera e propria attività commerciale. Grazie alla notorietà presto raggiunta, lo studio ebbe molte commissioni da parte di personalità dell’epoca.
Le tele mostrano una chiara influenzata del pittore fiammingo Peter Lely, attivo in Inghilterra proprio in quegli anni.
 
Ritratto di Nell Gwyl (1697) di Mary Beale
Ritratto di Sir Thomas Isham (1675) di Mary Beale

Artista eclettica Élisabeth Sophie Chéron (1648-1711) oltre a cimentarsi nella pittura si impegnò nella poesia, nella scrittura e in musica. All’età di 22 anni venne ammessa presso l’Académie Royale de Peinture et de Sculpture di Parigi con l’appoggio del pittore Charles Le Brun, divenendo una delle prime donne ad accedervi. Non solo, Elisabeth si cimentò con successo anche nella traduzione di testi dall’ebraico, dal greco e dal latino. Pubblicò un libro di salmi e divenne membro dell’Accademia dei Ricovrati di Padova. Si circondava sempre di menti brillanti e frequentava circoli di cultura rinomati. Alla sua morte la salma venne seppellita con tutti gli onori presso la chiesa di Saint Sulpice a Parigi.
Autoritratto (1672)
di Élisabeth Sophie Chéron
Ritratto di Madame Deshoulières
di Élisabeth Sophie Chéron

Judith Leyster (1609-1660) per molti anni fu un’artista dimenticata. Visse durante l’epoca d’oro dell’Olanda acquisendo lo stile dei caravaggisti di Utrecht (pittori che dopo un viaggio a Roma acquisirono lo stile pittorico di Caravaggio) dipingendo ritratti realisti di vita in taverna ma anche nature morte di ottima qualità. Come accennato, alla sua morte l’artista venne precocemente dimenticata fin quando nel 1893 si scoprì che un dipinto acquistato dal museo del Louvre apparentemente eseguito dal fiammingo Frans Hals (pittore con cui ebbe rapporti artistici) presentava una strana firma “JL” e una stella affiancata. Chiarita la paternità, da allora i dipinti della Leyster non vennero più confusi con Hals e rivalutati secondo il giusto merito.
La serenata (1629) di Judith Leyster Fiori nel vaso (1654) di Judith Leyster

Se c’è una donna che ha votàto la propria vita alla scienza e all’arte nello stesso tempo, questa è senza dubbio Anna Maria Sibylla Merian (1647-1717). Interessatasi subito al disegno e alla pittura ad olio, Anna Maria comincerà a dipingere dal vivo piante e insetti. Il suo interessamento era davvero stupefacente per l’epoca dato che gli insetti venivano ancora considerati come bestie diaboliche nate dalla putrefazione del fango, proprio come la tradizione aristotelica suggeriva. L’osservazione di questi insetti le permise di comprendere molto sulla loro vita e sulle abitudini alimentari. Da Francoforte sul Meno si trasferì poi in Olanda dove assieme alle figlie poté approfondire ulteriormente gli studi e i disegni naturalistici, tanto da decidere di affrontare un viaggio in Suriname dove raccolse moltissime informazioni su specie sconosciute. Del suo importantissimo lavoro restano diversi libri di botanica ed entomologia, ampiamente illustrati con disegni e acquerelli di ottima qualità.
Metamorphosis insectorum Surinamensium (1705)
di Anna Maria Sibylla Merian
Musa paradisiaca (1705)
di Anna Maria Sibylla Merian

Orsola Maddalena Caccia (1596-1676) entra in convento assieme ad altre quattro sorelle e sotto la guida del padre inizia a dipingere. La sua arte predilige le nature morte attraverso dei richiami agli stilemi della pittura fiamminga; persino nei soggetti religiosi subentrano sempre composizioni floreali e nature morte. Svariate commissioni verranno da chiese ma anche dalla famiglia dei Savoia che richiederà diversi dipinti.
Vassoio con frutta e quaglia di Orsola Maddalena Caccia Madonna col bambino di Orsola Maddalena Caccia

Anche la pittrice spagnola Josefa de Óbidos (1630-1684) entra in convento, ma svilupperà la sua arte in Portogallo seguendo le indicazioni del padre. Josefa si interesserà (ovviamente) di soggetti religiosi che eseguirà per diverse chiese portoghesi, sono da ricordare anche le tante nature morte di influenza fiamminga. Josefa rappresenta uno dei primi esempi di arte al femminile in Portogallo. 
Natura morta (1676) di Josefa de Óbidos Natività (1669) di Josefa de Óbidos

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