9 marzo 2013

PartendoDaZeroProject: artisti di tutto il mondo unitevi!

Ne Il sistema dell'arte contemporanea, Francesco Poli afferma:

Il numero delle gallerie che sono tali di nome (non avendo alcuna importanza all'interno del vero mercato) è dappertutto abbastanza consistente. [...] La principale attività dei gestori di queste gallerie è quella di organizzare mostre personali o collettive a pagamento. Un lavoro di questo tipo non richiede, per funzionare, che un locale adatto. Non è necessaria, infatti, nessuna competenza artistica da parte del gallerista, [...] il costo della mostra in posti del genere, per un artista, varia a seconda della collocazione della galleria, dell'ampiezza e del lusso delle sale, delle spese per il catalogo e la pubblicità, e della durata della mostra (mai più di un mese). [...] Il suo unico interesse è attirare il maggior numero di partecipanti, tutti di mediocre livello, essendo, ovviamente, l'iscrizione a pagamento.

È ormai piuttosto frequente, per un giovane artista, ricevere inviti di questo tipo da parte di gallerie più o meno quotate. Devo ammettere che anche nella mia casella di posta elettronica sono finite spesso sgradevoli convocazioni ad eventi analoghi. L'ultima, rappresentativa dell'irritazione collettiva dei numerosi utenti contattati, recava la risposta di uno di questi: anche se dall'evento in questione fosse derivato un guadagno di 700 euro – scriveva l'interlocutore - di certo non ne avrebbe dati 500 ad una galleria che non si curava nemmeno di mettere in copia carbone gli indirizzi degli altri artisti. La superficialità che ha portato a commettere il clamoroso errore, è stata forse l'ultima goccia per un artista che, come molti altri, non sarà magari il novello Cattelan, ma nel proprio lavoro ci crede.

Una frustrazione comprensibile che tuttavia, alcune volte, offre quella spinta di orgoglio necessaria per far fiorire le buone idee. È questo il caso di Theo Kreon, un giovane creativo che, all'ennesima richiesta di soldi da parte di una galleria, si è chiesto: "Ma non dovrebbe essere il contrario? Se sono io a pagare, dove sta, per loro, il rischio imprenditoriale?".
Alla luce di una crisi economica che non accenna a passare, dove la legge del più forte conta più del talento e dell'inventiva, reagire a questa situazione e invitare gli artisti - ma tutte le persone in generale - ad unirsi in un'impresa impossibile, dove finalmente ognuno riesca guadagnare con il proprio lavoro, sembra un'urgenza non più rimandabile.
Da questa voglia di rivalsa è nato il PartendoDaZeroProject, la «sfida di un artista che, a partire dal 20 febbraio 2013, vuole vendere un milione di t-shirt in centottanta giorni, senza soldi, senza rete se non quella free presa in giro dalla città e senza niente altro che le proprie idee ed uno smartphone per realizzarle».

Una delle t-shirt realizzate da Theo Kreon 

Il fine è quello di portare il pubblico ad appassionarsi di arte attraverso un'iniziativa attraente e vivace (cosa c'è di più cool di un'intramontabile t-shirt? Se poi è pure disegnata ed autografata da un artista...) che stimoli la formazione di un proprio senso estetico e critico.
Così, dal singolo individuo che tenta di vendere magliette, il PartendoDaZeroProject ha iniziato a svilupparsi in grande e mira a raggiungere il secondo obiettivo: creare un'azienda open source, nel senso vero e proprio del termine: «Un'azienda di proprietà degli artisti dove le opinioni e le proposte di chiunque hanno la stessa importanza – ciascuno, all'interno del progetto, conta per uno – , dove tutti possono guadagnare dal proprio lavoro - un lavoro magari continuativo, una carriera a tempo indeterminato –, dove la diffusione del progetto garantisca un'effettiva visibilità senza corrispondere un centesimo a galleristi e compagnia». Insomma, chi partecipa dà vita ad una vera e propria "macchina dell'arte" che va avanti e cresce unicamente attraverso il lavoro, la convinzione e la partecipazione attiva di ogni suo componente. Qualcosa a metà fra la voglia di fare a meno dei galleristi – e qui, la ribellione al sistema è fondante – e la necessità di dimostrare che la crisi può essere superata soprattutto coltivando idee. «Chiunque compri una o più t-shirt che porta il marchio TK non compra una maglietta, ma il pezzo di un'opera d'arte collettiva. Un'idea appunto. Chi acquista una di queste t-shirt, infatti, non solo muove l'economia reale – garantendo all'artista un guadagno e quindi anche la possibilità che l'azienda cresca – ma dà implicitamente fiducia ad un artista».


 

   Tre t-shirt realizzate rispettivamente da Erica Marzolla, Matlakas e Valentina De Chirico

La sensazione che si ha, quando si parla con Theo o lo si legge in giro per il web, è che l'intero progetto viva davvero grazie al confronto continuo e attivo di ogni collaboratore. In effetti, pare scontato non attivarsi, quando sono in molti a guadagnarci – e non solo in termini economici.
Per vincere la sfida e centrare l'obiettivo, è infatti necessario che tutti contribuiscano a diffondere la notizia il più possibile (dal passaparola ai flash mob), sfruttando la curiosità della gente e cavalcando l'onda della novità. Una novità in continuo rinnovamento che a breve proporrà una nuova linea di modelli intitolata "Facce da Kreon". Chiunque lo desidera, infatti, può chiedere una t-shirt personalizzata con il proprio volto, rielaborato dalla mano di un artista a scelta.
Insomma, il PartendoDaZeroProject è un'idea in costante divenire che fa della t-shirt un oggetto unico di "arte indossabile".
Una reazione artistica, quasi una performance che fa convergere, al suo interno, gli stili, i linguaggi ed i temi affrontati da ogni artista.
In più, l'attenzione del web e di alcuni media che iniziano ad interessarsi al fenomeno, sta portando molti giovani creativi ad essere apprezzati da pubblico. Un inizio forse in sordina che, tuttavia, sta acquisendo consensi. E chissà che il PartendoDaZeroProject non ispiri quel piccolo cambiamento di cui oggi si ha tanto bisogno. 

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