3 luglio 2013

La violenta abitudine del niente: gli Afterhours


Ammettiamo che ci piace avere un aspetto pulito, fuori, mentre siamo sporchi dentro. Ammettiamo pure che ci siamo venduti abbastanza bene e che abbastanza bene mentiamo in un costante sogno di appagamento insensato. Dovremmo ora ammettere che siamo niente e che di questo niente ci nutriamo, ammettere che ci piace e che ci fa stare male. Benvenuti agli Afterhours, gruppo milanese venuto in soccorso di una generazione – quella degli anni '80 – che ha poi passato lo stesso niente alla successiva. Benvenuti agli Afterhours, perché non avremmo potuto trovare punizione più sincera e misera, così poco scontata e così putrida nei testi da farci vergognare di aver parlato di Dio per tutto questo tempo. Il vero «male» è il «miele», il dolce sapore della miseria quotidiana alla quale – ci hanno – ci siamo abituati, mentre la vera salvezza è il niente, che l'abitudine ci ha tolto. Odiamo gli Afterhours perché, dicono, non hanno gusto, non hanno più sapore, camminano sull'acqua come Cristo e poi dicono che «nulla c'è». Muoiono sani e salvi e restano sospesi e fermi aspettando, sperando, che ci sia «quello che non c'è», verità del niente.

[...] Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest'alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Arriva l'alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c'è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c'è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti [...]
(Quello che non c'è, Afterhours)



Frizione dei nervi e una costante gioia del nulla sono la misurata sospensione emotiva dei testi degli Afterhours, ove la convinzione del nichilismo non è solo annunciata ma reale quanto il paese (Il paese è reale*), e non dà pace, né la chiede. È la fase che precede e termina nel vuoto distruttivo, unico appiglio salvifico di una generazione senza ali. Dove c'è vuoto non ci sono speranze, né premesse di appartenenza. Nella musica degli Afterhours tutto si traduce nella legge della iena espressa in una ballata rock che sottolinea la natura animale, nella fattispecie della iena, i cui tratti umani sono vivissimi:

L'autista che ti guida ha una sola mano, ma vede ciò che credi invisibile [...]
Fra piccole iene, solo se conviene,
mia piccola iena, solo se conviene.
L'amore rende soli, ma è ben più doloroso
se per nemici e amici non sei più pericoloso
(Ballata per la mia piccola iena, Afterhours)

La fuga nell'amore come senso di appagamento dal vuoto offre nuova linfa a istinti opposti al sentimento d'amore tout-court. La passione è il ripiego di istinti repressi, la gelosia si tinge di desiderio di possesso violento che solo un ego non più curato è capace di sprigionare. Tutti questi istinti progrediscono, in breve, nelle moderne società spinte da una economia regina che detta le regole della comunione tra individui nutriti dai soli scopi di aggregazione materiale alla società di appartenenza.
Agnelli, Manuel, la voce e il fondatore degli Afterhours, è il cognome che rievoca il contrario delle magie vocali e umbratili della musica, è il cognome dell'economia italiana che gira, di quella parte di Padania che suda e lavora in nome dell'egemonia economica rassicurante.


Milano, la città miracolo, la storia dell'Italia divisa a metà, è il palcoscenico ideale delle contraddizioni italiane ma anche qualcosa di più; è il luogo delle frustrazioni, dei conflitti repressi, dei desideri falliti di uomini in carriera che non ricordano più cosa vogliono.
«Tu» a differenza del «tutto» non diventi vero, canta Manuel. Ma se il vero sono le «due ciminiere e un campo di neve fradicia», ha un sapore liberatorio sapere di appartenere al niente non vero. Questo vuoto di niente è anche la perdita della memoria di ciò che si vuole, di ciò per cui si è «combattuto e ucciso» e di cui la dittatura personale tiene le redini. Il niente supremo è molto vicino:

Due ciminiere e un campo di neve fradicia
Qui è dove sono nato e qui morirò
Se un sogno si attacca come una colla all' anima
tutto diventa vero tu invece no
Ma puoi quasi averlo sai!
puoi quasi averlo sai!
tu puoi quasi averlo sai!
E non ricordi cos è che vuoi
Ha ancora un senso battersi contro un demone
quando la dittatura è dentro te?
lotti, tradisci, uccidi per ciò che meriti
fino a che non ricordi più che cos' è
puoi quasi averlo sai!
puoi quasi averlo sai!
tu puoi quasi averlo sai
e non ricordi cos è che vuoi [...]
(Padania, Afterhours)

Manuel Agnelli lascia riemergere sul palco e nei suoi brani uno scenario parallelo al miracolo economico italiano, che si muove essenzialmente su un campo di macerie emozionali in cui «l'amore rende soli» e il lato chiaro della vita è trafitto dalle melodie melanconiche e taglienti, rumori che provengono ad un emisfero sconosciuto dell'io. Diversi dai Joy Division per sonorità, eppure gli Afterhours sono a loro essenzialmente legati dai medesimi motivi, dalla stessa chiave che apre la porta di un mondo dell'anima parallelo. Le certezze quotidiane vengono spolverate, scrostate fino a scoprire, sotto la coltre e spessa coperta delle rassicurazioni positive, un mondo quasi fantastico, dove il dolore è la chiave per la felice commiserazione di se stessi. La dimensione onirica, eppure realissima, dei testi schiude quel passo breve verso la discesa che non può che passare attraverso il «deserto» dell'amore, forse il leitmotiv concettuale di tutta l'opera del gruppo milanese.



Il punto di incontro della «pazzia» che si può esperire nell'incontro-scontro con il sentimento d'amore, è indissolubilmente accompagnata dalla sfera puramente logica dell'uomo. La «razionalità» che aziona «congegni» che si possono spegnere da sé, appartengono alla stessa dimensione caotica e distruttrice dell'io in vena di sentimentalismi. Così l'amore si scopre essere una «strategia», un complesso di formule ragionevoli che la donna conosce bene, ma che alla fine non possono che distruggere l'oggetto d'amore quanto il soggetto che ama. Una guerra che lascia in vita solo i corpi di teste piene che non riescono più a pensare («la testa è così piena che non pensi più» Ballata per la mia piccola iena). Uomini manipolati dall'abitudine vengono abbandonati dalla «efficacia e razionalità» davanti ai segnali che possono cambiare ma di cui la paura è attenta scrutatrice e padrona; un diploma non salverà quest'uomo, né tantomeno la laurea, ma resta il niente, il vuoto oltre le false certezze quotidiane, e di questo «niente» che non ha tempo, che non è «sempre», l'uomo soccombe.



[...] tutto è efficacia
e razionalità
niente può stupire
e non è certo il tempo
quello che ti invecchia
e ti fa morire
ma tu rifiuti di ascoltare
ogni segnale che ti può cambiare
perché ti fa paura
quello che succederà
se poi ti senti uguale
ma non c'è niente
che sia per sempre [...]
(Non è per sempre, Afterhours)

La più riuscita allitterazione in musica raddoppia le consonanti e sfrutta il gioco dell'ossimoro. Male di miele è solo uno dei testi emblematici del gruppo, in cui il bell'apollineo non può che affacciarsi e rivelarsi nelle sue fattezze dionisiache e distruttrici. Come può fare «male» il dolce sapore del «miele»? È una legge semplice per gli Afterhours, secondo la quale la dolcezza delle abitudini quotidiane costruisce demoni, distrugge ripari personali e consegna l'io alla autodistruzione finale, alla violenta abitudine del niente.



Afterhours in breve:
Il gruppo nasce ufficialmente nel 1986, basandosi, sin dal principio, sulla figura costante del suo leader e creatore, Manuel Agnelli. Nel corso della carriera vi saranno cambiamenti degli altri membri del gruppo. Attualmente gli Afterhours sono: Manuel Agnelli alla voce e chitarra, talvolta il songwriter suona anche il pianoforte. Giorgio Prette alla batteria, Giorgio Ciccarelli alla chitarra e tastiere. Al basso Roberto Dell'Era, Rodrigo D'Erasmo al violino e Xabier Iriondo alla chitarra.

*Il paese è reale è una canzone e progetto omonimo degli Afterhours, nato con lo scopo di incrementare e risvegliare le attitudini intellettive degli italiani, sfruttandone le qualità creative e culturali, base imprescindibile per un paese "reale" e migliore. Il progetto propone di raggruppare e investire su gruppi musicali, conosciuti o meno, per investire e promuovere la qualità artistica e culturale in Italia. 


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