14 gennaio 2014

Immagini di una Sicilia dimenticata

Ipogeo di Santa Lucia di Mendola

Non è certamente un'epoca florida per i beni culturali in Italia, se persino le case di Pompei crollano nell'incuria, figuriamoci per quei siti che il tempo ha condotto all'oblio... La Sicilia non è da meno in tutto ciò, anzi in alcuni casi estremizza questo fenomeno per colpa di un'acuta insensibilità verso il passato che colpisce i cittadini in primis e conseguentemente gli amministratori responsabili.

Con la passione di chi vorrebbe invertire le sorti del presente, Diego Barucco ha sposato il ruolo di "missionario della riscoperta" delle origini storico-culturali della Sicilia. Attraverso l'occhio estetico della fotografia e l'emozione calda della scrittura, racconta i luoghi dimenticati con un tono letterario tra le pagine di un sito appositamente dedicato.
Graffito di un cavallo

Guerriero

Da quando personalmente leggo i suoi reportage anche la mia percezione del territorio è cambiata. L'immensa ricchezza del suolo siciliano stupisce per quantità e qualità. Per esempio a Caratabia nei pressi di Mineo (Catania), in pochi sanno che negli anni sessanta uno studente universitario ha scoperto dei graffiti davvero importanti. L'eccezionalità della scoperta riguarda il fatto che essi sono stati incisi dalla mano dell'antico popolo dei siculi. Dei siculi infatti si sa poco e la loro origine è ancora dibattuta, per alcuni associata a quella dei popoli liguri giunti fino in Sicilia in epoca preistorica, o secondo altri potrebbero essere identificati in quel misterioso “Popolo del mare” che avrebbe raggiunto l'Egitto nel tentativo di conquistarlo. Fatto sta che in Sicilia si stanziarono nella parte orientale dell'isola creando diverse città. Fu poi il successivo arrivo dei colonizzatori Greci a rendere loro la vita difficile, costringendoli ad una ritirata difensiva nell'entroterra dell'isola. Tuttavia i contatti con i Greci modificarono le abitudini e la cultura di questo popolo culturalmente più rozzo rispetto ai conquistatori. Per quanto le testimonianze anche storiche siano molteplici molti punti oscuri ancora restano; qualche oggetto rinvenuto durante le campagne di scavo, alcune abitazioni rupestri sparse in località poco indagate, sono il magro lascito che agli studiosi è concesso. I graffiti di Caratabia così, come lepoche iscrizioni in lingua sicula, sono una rarità. Essi ci mostrano uno spaccato di vita attraverso la rappresentazione di cavalli, un guerriero con scudo e un cervo. Pochi gli studi sull'argomento, così come sono pochi coloro che conoscono la bellezza di questo antico luogo...

Ambiente ipogeico di Santa Lucia di Mendola

Quando si pronuncia il nome Lucia non è difficile pensare alla santa di Siracusa. Eppure sotto Domiziano (siamo in epoca romana) un'altra Lucia subiva angherie a causa della sua religione. Grazie ad un espediente riuscì a fuggire da Roma e rifugiarsi in Sicilia nei pressi di Palazzolo Acreide (Siracusa). Il complesso sotterraneo chiamato
Santa Lucia di Mendola secondo la leggenda si sarebbe aperto per intervento divino, onde dare rifugio alla santa. Quei cunicoli preservarono la donna sino alla morte e per tale ragione l'area divenne poi un'affollata meta di pellegrinaggio. La chiesa rupestre, le gallerie e le tombe ospitavano i corpi di alcune personalità tra cui Tancredi d'Altavilla, nipote del Conte Ruggero che nel 1103 aveva sovvenzionato l'ampliamento del complesso. Per secoli Santa Lucia di Mendola mantenne la sua vocazione religiosa sino alla distruzione della basilica durante il terremoto del 1693. Da allora l'incuria fece perdere l'importanza del culto e la frequentazione del sito. Oggi di quell'antico splendore restano solo oscure tracce, qualche affresco sbiadito e la volontà di una cooperativa di giovani di strappare al tempo ciò che resta poco valorizzato.

La cuba bizantina di Castiglione di Sicilia

In Sicilia c'è anche una specificità architettonica poco conosciuta, sto parlando delle Cube bizantine, da non confondere col palazzo Cuba a Palermo di differente memoria araba. La cuba è una chiesetta dalla forma quadrata con tre absidi ai lati e una cupola circolare sul tetto. La sovrapposizione del cubo e del cerchio rappresenta l'unione tra l'umano e il divino, la perfezione e l'imperfezione. Ma la derivazione del nome non è ancora chiara: chi sostiene un prestitodal latino cupa (botte), cupula (botticella) o dall'arabo kubba (fossa, deposito) o qubba (cupola), o magari ci si riferisce alla forma cubica dell'edificio. Queste chiesette sono sparse in tutta l'isola, ma quella più significativa si trova a Castiglione di Sicilia (Catania) perché più di tutte sfida il tempo (essendo stata eretta, forse tra il VII e il IX secolo dopo Cristo) e ad oggi risulta essere in ottime condizioni. Edificata in pietra lavica con l'ingresso ad ovest, come tutte le chiese cattoliche, testimonia la concezione culturale di un popolo e di un'epoca. I Bizantini venuti dall'Oriente hanno instillato uno stile unico alle costruzioni e forse anche al carattere dei siciliani. L'edificio come molte altre cube sparse in tutta l'isola restano silenti e dimenticate. Non più in uso ovviamente e in alcuni casi chiuse o prive del riconoscimento storico che dovrebbe essere deputato loro.

Colonne di San Basilio

Nel viavai di popoli e conquistatori il tempo ha cancellato
diverse città come l'antica città greca di Brikinnai, citata da Tucidide e mai scoperta. Tuttavia c'è un indizio che potrebbe restringere il cerchio della sua collocazione. Nei pressi di Lentini (Siracusa) una grande cisterna greca giace sul Monte San Basilio. La cisterna di forma regolare consta di ben 32 massicce colonne e invece di svilupparsi in profondità, come logica vorrebbe, si sviluppa in estensione poiché lo strato sottostante di roccia lavica avrebbe reso il lavoro di scavo fin troppo arduo. Questa imponente cisterna trovò una nuova funzione con l'arrivo dei bizantini che trasformarono quei vasti ambienti in una chiesa dedicata al culto di San Basilio, di cui restano tracce di affresco sulle colonne. Poi, come spesso succede, il sito si spopolò. Ma la presenza di altre strutture circostanti, probabilmente di epoca greca e persino preistorica, lascia supporre la possibile vicinanza del già citato sito di Brikinnai o più semplicemente di un avamposto a difesa della zona. Quelle colonne ancora in piedi affascinarono anche il pittore Jean Houel che le rappresentò sul finire del '700. E oggi? Visitare quel monumento è solo la volontà di un vero conoscitore del luogo o di un appassionato che sa cosa cercare. Nessun amministratore ha ancora pensato di citarlo tra i vanti della storia locale e conseguentemente attrezzarlo a dovere.

Cisterna di San Basilio vista all'esterno
Disegno di Jean Houel 

Questa brevissima carrellata di monumenti dimenticati rende una minima idea di quanti e quali luoghi nascosti il territorio italiano possieda. Diego Barucco privatamente svolge un ruolo divulgativo importantissimo. Infatti se si ricercano su internet alcuni luoghi siciliani il suo sito è l'unica fonte su cui fare affidamento. Siciliafotografica.it è un portale diviso per provincie e comuni dove rintracciare tutto ciò che è stato inghiottito dall'ignoranza e dal vizio della superficialità. Di questo incessante lavoro, fatto di sopralluoghi, documentazione, scatti ed elaborazione, è nato anche un bel libro: Sicilia dimenticata che ci auguriamo possa segnare un solco nella coscienza dei cittadini rispetto al loro passato.


Quando si scorrono le pagine del libro, si osservano le immagini e si leggono i reportage, monta un sentimento opposto a quello del presente; perché il nostro passato era meraviglioso, grande, a volte eccelso per ingegno e capacità: e oggi vorremmo solo accorgerci di essercene dimenticati, perché esso scorre ancora nel nostro sangue.  

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