4 marzo 2014

"Lei" di Spike Jonze

Her, Spike Jonze

Lei, premio Oscar come Miglior sceneggiatura originale, è un melodramma di fantascienza che racconta la storia d'amore di nuova generazione tra un essere umano e un OS1, un sistema operativo, estremamente intelligente, capace di provare ed emulare sensazioni umane.



Il film è ambientato in una Los Angeles futuristica (in realtà la location principale è stata Shangai), dove gli altissimi grattacieli e lo skyline avveniristico rimandano senz'altro alla scenografia di uno dei maggior capolavori del cinema fantascientifico di sempre: Blade Runner di Ridley Scott. Durante una delle innumerevoli panoramiche un occhio attento può scorgere su di un grattacielo la scritta riportante la parola BRUNNER, sicuramente una citazione non casuale da parte del regista Spike Jonze.


Il protagonista è Theodore Twombly, impersonato da Joaquin Phoenix, un uomo solo e depresso, separato e in attesa di divorzio che si guadagna da vivere scrivendo, con successo, lettere d'amore per persone incapaci di esprimere i loro sentimenti.

E poi c'è lei, Samantha, (la cui voce in lingua originale è di Scarlett Johansson, premiata al Festival Internazionale del cinema di Roma, come Miglior interpretazione femminile mentre quella doppiata in Italia è di Micaela Ramazzotti) il sistema operativo che Theodore acquista per migliorare le prestazioni del precedente e di cui s'innamora. I due entreranno subito in empatia instaurando ben presto una relazione travolgente e complicata.
Ma Samantha non è l'unica "lei" nella vita di Theodore, ci sono anche l'ex moglie Catherine, l'amica Amy, la donna con cui esce una sera, e fra tutte ce n'è una sempre al suo fianco, lei... la solitudine.
Spike Jonze in tutta la pellicola non fa altro che inviarci un unico messaggio: l'immagine di ciò che sarà la nostra vita tra venti o trent'anni se continueremo ad essere schiavi di questa tecnologia, una vita vissuta passivamente davanti allo schermo freddo di un computer rendendoci alieni all'amore e agli affetti caldi ed umani.

Molte sono le persone sole che nelle scene del film si vedono spostarsi da un luogo all'altro della metropoli rincorrendo equilibri impossibili. Persone che, come Theodore, hanno scelto di affidarsi ad esseri virtuali, esseri apparentemente senzienti che vivono solo nella mente di chi li ascolta.
Ed è questa la visione che ci lascia sconcertati, un amaro rovesciamento di ruoli che vede trasformarsi l'uomo in automa e l' automa in essere senziente, preludio di un graduale abbandono dell'umanità.


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