29 luglio 2015

De Andrè e Tarchetti

Tarchetti  De André 
Premessa.
La mia stima per Fabrizio de Andrè si attesta su elevatissimi valori; non per vile denigrazione, dunque, scrivo.

Nel 1966 il cantautore genovese compose Amore che vieni, amore che vai, una delle sue canzoni più note. Il testo descrive l'inutile altalena delle passioni tra, appunto, amori che vengono e amori che vanno:

Quei giorni perduti a rincorrere il vento
A chiederci un bacio e volerne altri cento
Un giorno qualunque li ricorderai
Amore che fuggi da me tornerai
Un giorno qualunque ti ricorderai
Amore che fuggi da me tornerai
E tu che con gli occhi di un altro colore
Mi dici le stesse parole d'amore
Fra un mese fra un anno scordate le avrai
Amore che vieni da me fuggirai
Fra un mese fra un anno scordate le avrai
Amore che vieni da me fuggirai
Venuto dal sole o da spiagge gelate
Venuto in novembre o col vento d'estate
Io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
Amore che vieni, amore che vai
Io t'ho amato sempre, non t'ho amato mai
Amore che vieni, amore che vai.

Circa cento anni prima della canzone di De Andrè, nel 1869, Igino Ugo Tarchetti muore in casa dell'amico Salvatore Farina. Dieci anni più tardi uscirà la raccolta di versi Disjecta tra i quali verrà pubblicata anche una poesia senza titolo ma conosciuta come L'amor sen viene, l'amor sen va:
Non mi promettere
eterno amore,
lascia che libero
batta il tuo cuore:
non ti lagnare,
non ti crucciare
se amore i caldi
giuri non tiene...
L'amor sen va
l'amor sen viene
Nulla promettimi,
voglio i tuoi baci;
oggi puoi darmeli?
baciami e taci.
Non vo' giurare
non vo' pensare
se il cor domani
pur tuo sarà...
L'amor sen viene
l'amor sen va.

Non credo si possa parlare di plagio, seppure credo che un attento lettore come De Andrè conoscesse questi versi (più tardi si ispirerà all'Antologia di Spoon River di Lee Masters). Però la coincidenza del tema centrale di entrambi testi sembra non lasciare dubbi circa l'ispirazione - non è un eufemismo - del cantautore genovese.

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