22 febbraio 2012

Le pittrici del Rinascimento

Tre bambini con cane (1570-1590) di Sofonisba Anguissola
Tre bambini con cane (1570-1590) di Sofonisba Anguissola

C’è una storia dell’arte che non si racconta, una storia oscurata da preconcetti e da un secolare maschilismo della cultura. C’è una storia che vede le donne come muse ispiratrici, mere rappresentazioni sensuali e veneri immortali, ma v’è anche una storia che le vede protagoniste nel ruolo inconsueto di pittrici… 
Per quanto sin dall’epoca medievale vi sia traccia di donne dedite alle varie forme di espressione d’arte è nel Rinascimento che il loro valore comincia ad emergere, con storie a volte sorprendenti.


Tra le prime pittrici del rinascimento bisogna necessariamente menzionare due religiose: Caterina de’ Vigri (1413-1463) monaca presso il monastero del Corpus Domini di Bologna (poi divenuta santa) che si dedicherà ai soggetti religiosi, ma anche Plautilla Nelli (1523-1587) che a 13 anni entra in convento iniziando a dipingere miniature da autodidatta. I molteplici soggetti religiosi da lei creati ebbero un certo successo anche tra i gentiluomini fiorentini, ed è persino lo stesso Vasari ne Le vite dei più eccellenti pittori a parlare di lei.

Madonna con Bambino di Caterina de' Vigri Madonna con Bambino e quattro angeli di Plautilla Nelli
Madonna con Bambino di Caterina de' Vigri
Madonna con Bambino e quattro angeli
di Plautilla Nelli

Nell’area delle fiandre, ossia nel Belgio settentrionale, nascono alcune figure di spicco come Caterina van Hemessen (1528-1587) figlia del pittore Jan Sanders van Hemessen che introdurrà la figlia a questa carriera. Nel 1540, infatti, entra sotto la protezione di Maria d’Austria presso la corte spagnola dove vi resterà assieme al marito sino alla morte della protettrice. I ritratti, di cui era indiscussa maestra, sono pregni di un realismo tipicamente fiammingo.

Autoritratto (1548) di Caterina van Hemessen
Ritratto di donna (1551) di Caterina van Hemessen
 Autoritratto (1548) di Caterina van Hemessen
Ritratto di donna (1551) di Caterina van Hemessen

Ancor più sorprendente è la carriera di Levina Teerlinc (1510-1576) figlia del miniaturista Simon Bening. Trasferitasi in Inghilterra nel 1545 entra presso la corte inglese divenendo ritrattista ufficiale del re Enrico VIII e delle regine Maria I e Elisabetta II. Grazie alle sue capacità verrà stipendiata più del pittore Hans Holbein il Giovane, precedentemente scomparso. Levina insegnerà l’arte della miniatura all’inglese Nicholas Hilliard che successivamente diverrà famoso per i ritratti dei reali Tudor.
Ritratto miniatura di Elisabetta I di Inghilterra (1550)
Ritratto miniatura di Elisabetta I di Inghilterra (1550)

Ma è in Italia, in pieno fervore rinascimentale, che nascono tra le figure più in vista dell’arte dell’epoca come Sofonisba Anguissola (1535-1625) cresciuta nella scuola del pittore lombardo Bernardino Campi e sostenuta (incredibilmente) dal padre che inviò alcuni disegni della figlia persino a Michelangelo Buonarroti. Tra i bozzetti ve ne era anche uno chiamato Adrubale morso da un granchio che colpisce non solo per il realismo nell’espressione della bambina, ma anche per la somiglianza col celebre dipinto di Caravaggio Ragazzo morso da un Ramarro, da cui sorge un dubbio per i critici d’arte riguardo la fonte ispiratrice. Nel 1559 approda alla corte di Filippo II di Spagna sino al 1568, quando sarà succeduta dal grande Antoon van Dyck che confesserà la sua più grande ammirazione, tanto da volerla incontrare a Palermo nel 1624.
Adrubale morso da un granchio (1554)  di Sofonisba Anguissola Infanta Isabella Clara Eugenia (1573) di Sofonisba Anguissola
             Adrubale morso da un granchio (1554) 
                         di Sofonisba Anguissola
          Infanta Isabella Clara Eugenia (1573)
                     di Sofonisba Anguissola

Barbara Longhi (1552-1638) è anch’essa figlia d’arte. Crebbe tra le attenzioni del padre Luca Longhi e del fratello Francesco. I temi dei suoi dipinti sono in genere religiosi, ma spesso ha anche ripercorso il motivo de La Vergine con bambino e Giuditta che decapita Oloferne. I suoi lavori sono privi di alcuna firma e per questa ragione i critici pongono dubbi di attribuzione su diverse tele.
Autoritratto come Santa Caterina d'Alessandria (1589) di Barbara Longhi Madonna e Bambino (1600-1605) di Barbara Longhi
Autoritratto come Santa Caterina d'Alessandria (1589)
di Barbara Longhi
Madonna e Bambino (1600-1605) di Barbara Longhi

Lavinia Fontana (1552-1614) bolognese, figlia di Prospero Fontana divenne presto famosa per l'esecuzione di molteplici soggetti pittorici ma soprattutto per essere stata la prima donna ad aver ricevuto una pubblica commissione. Nel 1577 giunse una proposta di matrimonio che accettò alla sola condizione di poter proseguire nella sua attività. Lavinia quindi si sposò facendo optare al marito l’abbandono del proprio lavoro per divenire suo assistente. Benché madre di undici figli, di cui solo tre sopravvissuti alla morte prematura, nel 1603 si sposteranno a Roma con tutta la famiglia perché chiamata alla corte papale. Lavinia otterrà molte commissioni per diverse chiese romane ma anche per le dimore dei nobili dell’epoca. Nel 1613 venne colta da una crisi mistica che le fece decidere, assieme al marito, di ritirarsi in un monastero dove morì l'anno seguente.
      Ritratto di Papa Gregorio XIII di Lavinia Fontana     Ritratto di nobildonna (1580) di Lavinia Fontana

Anche Diana Scultori Ghisi (1547-1612) figlia dell’incisore Giovanni Battista Mantuano fece fortuna presso la corte papale. Dopo il matrimonio con l’architetto Francesco di Volterra va a Roma dove ottiene diversi lavori divenendo la prima donna cui verrà concesso di apporre la propria firma. In passato infatti alle donne non era concesso firmare quadri o disegni e per questa ragione veniva apposto sempre il nome del marito o del padre dell’artista.
Latona fa nascere Apollo e Diana nell'isola di Delo (1575) di Diana Scultori Ghisi
Marcia della cavalleria (1575) di Diana Scultori Ghisi
Meno fortunata fu la carriera di Marietta Robusti, figlia di Jacopo Robusti meglio conosciuto come il Tintoretto. Dopo aver appreso l’arte dal padre e averle fatto da assistente fu richiesta presso le corti di Spagna e Austria, ma il padre non acconsentì mai anzi si affrettò a proporla in sposa con un gioielliere veneziano da cui ebbe un figlio morto prematuro. Dallo choc della morte la Tintoretta (così veniva chiamata dai contemporanei) non si riprese mai, determinando una prematura scomparsa all’età di trent’anni. Pochi, purtroppo, sono i dipinti rimasti e le attribuzioni certe.
           Donna veneziana di Marietta Robusti
         Ritratto di Ottavio Strada (1567-68)
                   di Marietta Robusti

Fede Galizia (1578-1630) figlia del miniaturista Nunzio Galizia si spostò da Milano a Trento dove ottenne diverse commissioni. A parte i ritratti su cui poneva grande attenzione ai particolari (frutto dell’ottima formazione del padre) Fede è ancor più famosa per le nature morte. Grazie ad una possibile influenza caravaggesca la Galizia è una tra le prime pittrici ad aver ampiamente esplorato il genere delle nature morte di cui era molto abile.

   Giuditta con la testa di Oloferne di Fede Galizia
Canestro di ceramica bianca con pesche rosse e prugne blu     
                             (1610) di Fede Galizia 


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