2 maggio 2017

La cultura contro le verità liquide


Poco tempo fa ho visto un servizio che parlava della cosiddetta Banca dei semi in Norvegia. Per la precisione il luogo si chiama Svalbard Global Seed Vault e si trova appunto in una delle isole Svalbard. La sua costruzione risale al 2006 e nel tempo il suo utilizzo si è esteso a quasi tutte le nazioni al mondo. Pochi anni dopo la sua apertura giravano su internet delle informazioni poco verificate che consideravano la notizia come una bufala. Qualche articolo di giornale, o dei blog appoggiavano questa tesi ritenendola complottista, solo negli ultimi anni l’informazione ha raggiunto i canali ufficiali divenendo credibile.


Questa vicenda ricorda il percorso di molte altre notizie dapprima ridicolizzate e poi accertate, come ad esempio le famose armi di distruzione di massa in Iraq o le false ricostruzioni sull’incidente di Ustica, lungamente mistificato per poi essere accertato di trattarsi d'un abbattimento tramite un missile.

Oggi per cercare di rimettere in ordine il caos di notizie più o meno vere si sta per ricorrere al metodo delle fake news, che non approfondiremo in questa sede, ma che dovrebbe destare più di un dubbio. Se infatti venisse applicato il marchio infamante di sito non attendibile, per il semplice fatto di sposare una tesi controversa la propria reputazione sul web ne verrebbe distrutta. Questo è il timore che a volte mi pongo nei confronti della nostra webzine, che certamente non propina articoli-bufala, ma che a volte vuole legittimamente porre in dubbio le verità conclamate: vedi alcuni miei articoli di scienza...

Con questo vorrei indurre il lettore a considerare il fatto che il tempo presente è diventato estremamente liquido (come suggeriva Bauman) e che le presunte verità devono essere prese sempre col beneficio del dubbio. L'unica arma che abbiamo infatti è quella delle consapevolezza e della cultura individuale: approfondire, unire gli aspetti diversi e collegarli, un po' come Pasolini dall'alto della sua indiscutibile cultura affermava.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.

Nessun commento: