15 giugno 2017

MiR-941, ovvero la scoperta impossibile


Nel 2012 un'equipe dell'Università di Edimburgo guidata dal professor Taylor ha divulgato una scoperta che sarebbe opportuno definire epocale. Dietro il preoccupante silenzio dei media mainstream è stata annunciata la scoperta del gene miR-941 nel DNA umano. Questa sigla nasconde il gene responsabile dei processi evolutivi nell'uomo che lo hanno modificato sino all’attuale grado di cognizione. In pratica rispetto, ad esempio, alle scimmie questo gene (presente solo nell'uomo) ha indotto delle modifiche anatomiche che hanno favorito la fonazione nonché uno sviluppo encefalico tale da consentirci di sviluppare pensieri, idee e concetti.


Ma se da un lato questa caratteristica può sembrare semplicemente la conferma di un'evidenza lapalissiana, la nostra unicità tra le creature, dall'altro pone degli interrogativi inquietanti. La scoperta evidenzia un'attivazione avvenuta in un periodo compreso tra uno e sei milioni di anni fa; ciò significa che intorno a questo lungo lasso di tempo il gene, che era contenuto nella parte non codificante del DNA ossia quella porzione che fino a poco tempo fa veniva banalmente definita come DNA spazzatura, per una qualche ragione ancora oscura è passato, o è stato aggiunto, a quella codificante… Questa modifica è così incisiva da essere paragonabile ad un atto che ha “forzato” la normale evoluzione guidandoci verso ciò che siamo. Questa sorta di innesto o comparsa tra le fila del DNA codificante, è così importante da non poter essere imputata a fattori ambientali o errori di replicazione, ma a una volontà finalistica misteriosamente chiara.


Grazie a questi importanti elementi possiamo dire che quell'evoluzione umana che dovrebbe legarci agli ominidi, non necessariamente passa da quel processo evolutivo. Da tempo infatti si discute in merito al cosiddetto "anello mancante" che ci dovrebbe far comprendere da dove proveniamo evolutivamente. Ma fino ad oggi non c’è alcuno scheletro di ominide in grado di collegarci a quegli antenati, onde affermare con ragionevole precisione questo legame. Forse una delle ragioni del persistente problema dell’anello mancante è legato ai limiti di una visione strettamente darwiniana che vorrebbe spiegare l'evoluzione secondo principi deterministici.


Se è vero che questo gene si è attivato stimolando l'evoluzione che conosciamo, significa che le altre creature non si sono evolute proprio per l'assenza del gene miR-941. Così viene da pensare che se il gene è presente solo nell’uomo da un tempo così lungo, in qualche modo la sua evoluzione ha seguito un principio finalistico. Se vogliamo interpretare questa scoperta sotto questa ottica, si aprono inevitabilmente delle prospettive affascinanti...
Una mutazione così importante in un gene, per ciò che oggi siamo in grado di conoscere, non rientra in un mero processo di selezione naturale ma in un qualcosa di arcano. Essendo i meccanismi del DNA non codificante ancora quasi del tutto oscuri, c’è un ampio margine di speculazione filosofica sulle nostre origini e sulla nostra esistenza.

Le strade a questo punto potrebbero essere due; ma entrambe le ipotesi che metterò in campo, sono espresse per il gusto della riflessione, non certo per affermare una tesi priva di certezze.
Sulla prima questo mistero potrebbe giustificare quel filone che oggi rientra nel pericoloso calderone del complottismo, ossia che la nostra specie sarebbe il frutto di un intervento genetico esterno. Ciò aprirebbe un ventaglio di interpretazioni che in genere finiscono col dare la “colpa” agli alieni; o se ci si volesse attenere ad una chiave biblica, seguendo i dubbi esegetici posti da Mauro Biglino, dai cosiddetti Elohim. Non mi soffermerò più di tanto su questo aspetto perché, ricordo, il mio intento è solo speculativo, non certo la volontà di sostenere una tesi poco dimostrabile.

La seconda possibilità rientra in un filone finalistico che chiama in causa il creatore, Dio o il Demiurgo, che seguendo l’intenzione di plasmare una “creatura a sua immagine e somiglianza” ha indotto, tramite un evento finalistico, la mutazione di cui parliamo. L’idea di un intervento divino nell’alveo di un discorso scientifico, è per il mondo occidentale odierno chiaramente una follia. Tuttavia bisogna ricordare che nella scoperta dei processi della meccanica quantistica, l’attuale paradigma scientifico viene inevitabilmente messo in discussione. Non mi soffermerò certamente sulle ragioni di tale affermazione, perché chiunque conosca in minima parte l'argomento sa che la mera probabilità nel mondo quantico non è sufficiente a spiegare molti processi. Così la possibilità di reintrodurre la metafisica con la scienza potrebbe essere, nel prossimo futuro, una sorprendente possibilità.

Ma la questione di fondo risiede sostanzialmente nella certezza che molti dei misteri che avvolgono la nostra esistenza da secoli vengono riposti in un cantuccio, quasi non fossero mai esistiti... Tutto ciò mi ricorda le vicende di Galileo, per cui a fronte della scoperta dei satelliti medicei su Giove ben visibili al telescopio, l’approccio iniziale dei dotti era il rifiuto dell'evidenza. Così come in precedenza venivano ignorate le cronache del passaggio di comete o la variazione di luminosità di certe stelle che oggi sappiamo essere diventate delle novae. Quegli eventi anomali esistevano e vennero persino documentati, ma essendo il paradigma di allora concentrato sull’idea che il “cielo delle stelle fisse” fosse immutabile e incorruttibile, tutto ciò semplicemente non esisteva.


Oggi sembra avvenire la stessa cosa, laddove emergono delle scoperte che minano dalle basi le nostre certezze, tali scoperte vengono minimizzate o accantonate. Così forse sta avvenendo per questa scoperta di cui nessuno parla ma che probabilmente in un futuro prossimo potrebbe divenire il casus belli di nuovi dibattiti, quando cioè l’attuale paradigma scientifico perderà la sua granitica volontà autoconservatrice, permettendoci di guardare oltre. A quel punto, forse, una notizia come questa occuperà i dibattiti dei filosofi, degli intellettuali e persino del chiacchiericcio da bar. Ma a quel punto, oltre ad aver scardinato dei preconcetti, il mondo avrà fatto i conti con un processo ad oggi ritenuto impossibile.

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