È assolutamente evidente che l'arte del cinema si ispira alla vita, mentre la vita si ispira alla televisione. Woody Allen
L’affondamento del Concordia non è un dramma reale, semmai è un film già visto in TV particolarmente emozionate. Dalle interviste ai passeggeri smarriti infatti il copione era unico: «sembrava di essere sul Titanic.» Ma perché una tragedia avvenuta proprio un secolo fa, è così vivido nella mente dei passeggeri? E perché la percezione del pericolo in ognuno d’essi era maggiore di quanto non fosse realmente?
Mi hanno sempre affascinato gli astuti nascondigli della malinconia. Come poche cose la malinconia sa acquattarsi, silente e immota, nei paradossi: le sere d’estate, i giorni di vacanza, e soprattutto le festività natalizie: un classico.
Io non conosco le biografie di Tristan Tzara, Joan Mirò, James Brown, Giorgio Strehler o Emmanuel Levians, non conosco dunque i motivi dei loro decessi, però tutti e cinque questi grandi uomini sono morti il venticinque dicembre.
Ce ne sono molti altri: W. C. Fields è morto nel Natale del 1946, proprio lui che il Natale lo odiava e amava smodatamente la bottiglia: «ho tanto bevuto alla salute degli altri che ho finito con il perdere la mia». Charles Chaplin era un ateo convinto, è morto nel Natale del 1977, e Johnny Ace, «il primo morto del rock», si è sparato un colpo di pistola il 25 dicembre del 1954.
Ci sarebbero poi quelli morti la vigilia di Natale: Louis Aragon, John Osborne, Toshiro Mifune e William Thackeray. Non voglio giungere alla conclusione che la malinconia natalizia abbia influito sui loro decessi, non conosco con precisione le loro storie, ma un approfondimento lo farei…
Finzione e realtà spesso si compenetrano e non c'è da stupirsi se orde immani di esasperati fanno di una semplice maschera il proprio vessillo di potere e protezione. Questo è ciò che da un anno a questa parte sta accadendo in tutto il mondo. Indignados, Occupy Wall Street, i ragazzi della Primavera Araba, i militanti anti G8 e G20, gli hacker di Anonymous, tutti indossano la stessa maschera, quella di V per Vendetta.
Il tracollo della Borsa, dell’economia e della politica italiana preannuncia anni bui: la crisi dello sfarzo, il drammatico calo d’ascolti del Grande Fratello, una tragedia che si consuma sotto i nostri occhi.
Che almeno potessimo citare un «sic transit gloria mundi» per la più pericolosa delle perversioni del consumismo: il lusso. Se sparirarro i Suv, i week-end a Cortina, il Billionaire, le escort - molto meglio le puttane di Bukowski -, i telefonini hi-tech, i gettoni d'oro, la carta igienica profumata, le suonerie polifoniche, la tecnologia avanzatissima applicata su qualsiasi prodotto per giustificarne la presunta novità come le microsfere ad azione pulente, l'Occidente sarà un posto migliore.
Abbiamo visto tutti le immagini che ci giungono dal Giappone, il terremoto prima e la devastante onda che travolgeva tutto e cancellava in pochi istanti intere città. Siamo rimasti basiti di fronte alla potenza della natura ma anche consci che la nostra civiltà, per quanto organizzata, sia del tutto fragile, appesa ad un cavo elettrico che ci mantenga in vita. Sicché eliminate le certezze, persi gli affetti, tutto si svuota di senso e la vita appare diversa...
«La Repubblica.it» ha raccolto le voci dei protagonisti della tragedia in uno spazio chiamato Giappone, le voci dall'orrore. Frasi e immagini che da sole manifestano una grande forza emotiva che ci avvicina empaticamente ad un popolo e ad una cultura apparentemente lontana.
Pensavo che fosse l'ultimo giorno della mia vita. Hiromitsu Shinkawa, salvato in mare aperto
Ho perso tutto. Non ho un'assicurazione. La mia vita è finita. Chikano Fujima
L'acqua era fredda e scura. Ho nuotato molto per salvare mia madre, è stato difficile con tutti quei rottami. Hideaki Akaiwa
Quando lo tsunami è arrivato, non sono riuscito a trascinare in macchina i miei genitori anziani. Li ho persi. Harumi Watanabe
Non c'è elettricità, ma nel cielo brillano milioni di stelle. Finalmente vediamo la bellezza della natura. yurikoparsons
Alcune pagine della storia è meglio leggerle sui libri, non viverle in prima persona. TokyoTwilighter
Vorrei volare verso una città con del cibo come Wendy con Peter Pan. Kaoru Brigeil
Abbiamo continuato a lavorare sui reattori con la certezza che sarebbe stata morte certa. Michiko Otsuki, una dei 50 operai eroi di Fukushima
Ma noi, così intossicati dalla nostra prosperità, ora abbiamo piantato un nuovo seme di speranza. tkk0
Mi reputo personalmente fortunato perché questa tragedia è iniziata cinque giorni prima della mia partenza per Tokyo. Da allora seguo con particolare affetto, il destino di questa nazione.
"...più che macchinari, ci serve umanità; più che abilità, ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è violenza e tutto è perduto. L'aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti; la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà nell'uomo, reclama la fratellanza universale, l'unione dell'umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente..."
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