Il virus
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Scritto da Alessandro Mauro   
Venerdì 11 Settembre 2009 20:44

C'è un virus che dall'expliot di Tarantino in poi - il 1994, con Pulp Fiction - s'e lentamente inoculato fino a contagiare i critici più restii: è l'intellettualizzazione del B-movie.
Io nutro un grande rispetto per gli artigiani di "genere", ed anche per il certosino lavoro di monumentalizzazione che ne ha fatto Tarantino, ma per me i B-movie sono B-movie e non li si può snaturare. Per questa ragione mi convincono poco - anzi non mi piacciono per niente - le dichiarazioni rilasciate in questi giorni da George Romero: «Più che alle guerre che coinvolgono oggi l'America, Iraq e Afghanistan, penso a tutte le guerre, nel Medio Oriente, in Irlanda, ogni luogo dove si continua a combattere da una parte o dall'altra senza avere dubbi o curiosità sulle posizioni dell'altro. Conflitti tribali, guerre tra bande dove scegli una parte automaticamente senza porti il problema del punto di vista del tuo nemico». Tutto questo per dire che il suo George A. Romero's Survival of the Dead è anche un film di «denuncia sociale». L'horror, dunque, «come genere prediletto per esprimere considerazioni personali sul mondo in cui viviamo». Queste cose, Romero, le lasci dire ai critici; io sarò sempre per il ragazzo che negli anni Sessanta, assieme ad un gruppo d'amici fecero una colletta e, con La notte dei morti viventi, inaugurò un nuovo genere.

Commenti
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Emiliano E. Zammitti 00:47:52 12-09-2009

Non condivido affatto! Il discorso sarebbe davvero lungo. Però mi urge dire alcune cose. Anzitutto è oramai risaputo che i generi Horror e del Terrore sono mezzi che più di molti altri (può piacere o no) esprimono appiano e con forza le paure dell'uomo, sia ataviche che non della società in cui viviamo. Come negli anni '20 Nosferatu di Murnau anticipava le vicende cruenti della Germania, metaforizzando ciò che già si viveva. Così (e non vedo niente di strano) il grande Romero denuncia alcuni aspetti sociali nelle sue pellicole. Ad esempio il frenetico consumismo trattato in Zombi del 1979, oppure questioni di razzismo, di guerriglia, inclinazioni belliche, politiche, focalizzando sui ri-surgenti i difetti che da vivi avevano, poi ri-manifestati anche nella morte. Aspetti riscontrabili in tutte le pellicole di Romero. Evitiamo di tacciare alcune affermazioni, dicendo che devono essere poi i critici a confermare il vero o meno. Perché? Qualcuno che si chiama Bufalino diceva che i critici sono "miopi", oppure "pulci che si attaccano dove il sangue è più nutriente". Poi non capisco la correlazione fra Romero e i B-movie; come non capisco dove sta il problema nel ri-valutare i B-movie. Bisogna vdere di che film si parla. Naturalmente escludendo quelli cosiddetti scollacciati. Perché nella categoria dei B-movie per molti anni, solo per questione d'incompetenza e ignoranza, si sono inseriti nomi del calibro di Mario Bava, Riccardo Freda, e tanti altri che di immaginazione e GENIO ne avevano da vendere, tenendo pur conto che con gl'incassi di questi film venivano finanziati Fellini, Antonioni, Visconti, etc. Che a sua volta erano in qualche modo debitori di questi colleghi, di serie B? Sicuramente debitori di determinate tecniche, drammaturgie, e grammatiche cinematografiche. Come Antonio Margheriti che per un suo film inventò in modo rudimentale quella famosa riprese roteante dall'alto verso il basso durante una seduta spiritica. E poi molti anni dopo realizzate solo grazie all'invenzione di un tipo di braccio mecanico su cui v'è la cineprea. Movimenti di macchina, insomma, in cui non è difficile rintracciare una linea intellettuale. Quindi, penso che Tarantino faccia bene a promuovere una tipologia di film carichi di valore espressivo e verve esplosiva che molti cineasti sopraffini e fighetti di oggi, se la sognano, nascondendosi dietro la maschera dell'autorialità, quando invece la maggior parte di loro sono dei Morti di Sonno. Ho detto Morti? Bé Romero mi capirà!

Senza polemica, solo un punto di vista di un amante di un genere/i di film che non ha problemi ad accostarli, con le dovute differenze, a Chaplin, Bergman, Fellini, Tornatore!
Alessandro 11:51:31 12-09-2009

Io non sostengo che i film così detti "di genere" siano inferiori ai film così detti "d'autore". Mi sorprendo solo che Romero faccia queste dichiarazioni. Mi sembra stilisticamente più coerente Tarantino quando, nel '95, ritirando la Palma d'oro a Cannes, in risposta ad alcuni fischi, mostro il suo dito medio.
Abbasso gli intellettuali compiti!
Viva Placido che urla parolacce davanti ai giornalisti cinematografici delle maggiori testate giornalistiche del mondo!
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