Fuori dalle polemiche dei monologhi sanremesi di Celentano, volevo sottolineare qualcosa che è passata sotto silenzio, e che invece, a mio avviso, meritava molta più attenzione delle sue parole: la musica.
Nella seconda esibizione (sabato 18), Celentano ha cantato La cumbia di chi cambia, un brano tratto dal suo ultimo album, scritto da Lorenzo Jovanotti – ma come diavolo si chiama, adesso? La cumbia pare sia (leggo da Wikipedia) un genere popolare colombiano; il testo è strettamente attuale:
Io mi inchino ai valori della resistenza Ogni paese ha la sua rivoluzione Ma tra i valori che si stanno affievolendo Quello più urgente è quello dell’innovazione L’Italia è un punto esclamativo che si allunga Dal centro Europa fino all’Africa del nord Siamo il paese che ha fondato un nuovo mondo Un grande ponte tra il futuro ed amarcord
L’Emilia degli anni ottanta come metafora di un’adolescenza «moderatamente inquieta», politicamente impegnata, quietamente introversa. I sogni di un «Piccolo mondo antico» spazzati via dalla caduta del “muro”; il Socialismo come una verginità perduta.
Dentro un provincialismo ostentato e a larghi tratti autobiografico, i testi di Max Collini, paroliere e “lettore” delle canzoni (canzoni?) degli Offlaga disco pax, s’impongono per la forza letteraria che posseggono.
Alle elaborate basi musicali di Enrico Fontanelli e Daniele Carretti (il cui rimando immediato è quello ai CCCP o ai Kraftwerk) si sovrappongono gli originali e divertenti “racconti” di Max: il professore di Agraria di Kappler, Ilenia, il primo amore di Khmer Rossa, i wafer Tatranky come metafora del tramonto del sogno socialista della omonima canzone, l’auto-furto di Dove ho messo la Golf? o la storia della sua prima fellatio in Cioccolato I.A.C.P.
Venti minuti è l’ultimo brano del loro secondo (e fino a Marzo ultimo album) Bachelite; Collini racconta del suo complicato rapporto col padre…
La biografia di Eugene Hütz (Yevheniy Oleksandrovych Nikolayev Simonov) è fatta di viaggi, contaminazioni, scoperte, esperienze di ogni genere: esattamente come la sua musica.
Nato nei pressi di Kiev, in Ucraina, nel 1986 fugge con la famiglia dal disastro di Cernobyl e si trova a vagare per sette anni in vari campi profughi di Austria, Polonia, Ungheria e Italia. Dopo varie vicissitudini si trova a New York dove, nel 1997, fonda i Gogol Bordello. L’omaggio all’Italia non si ferma al nome del gruppo («Ho molta più nostalgia del mio anno in Italia che della mia infanzia a Kiev»); nel 2005 canta Santa Marinella, dove mescola ucraino e bestemmie in italiano. Santa Marinella è la località (vicino Roma) dove il leader del gruppo aveva trascorso parte del suo soggiorno italiano, ma nella canzone si citano anche Piazza Navona, dove suonava, e Palestrina.
A metà ottobre è uscito l'ultimo album della cantante islandese Björk. Magari la cosa non interesserà tutti i lettori di Elapsus perché le sue canzoni possono anche non raccogliere un vasto consenso di pubblico come per altri artisti, la vera notizia in effetti è l'uso degli ultimi strumenti informatici come piattaforma di utilizzo.
Usciti qualche anno fa dall’underground musicale italiano (ove, come sappiamo, albergano molti artisti di valore condannati dal mercato) i Baustelle dell’ultimo periodo, quello del successo, mi sembrano comunque meno interessanti di quegli degli esordi. Fanno eccezione quasi tutte le canzoni dell’album Amen, uscito nel 2008, dal quale voglio segnalare il brano Alfredo.
L’Alfredo del titolo è il piccolo Alfredino Rampi, il bambino seienne precipitato (precipitato?) nel pozzo di una campagna nei pressi di Frascati nel 1981. I Baustelle “leggono” questa vicenda come evento simbolo degli anni ottanta italiani, ed Alfredino viene interpretato come un Cristo inviato su una terra troppo indaffarata per ascoltarne il messaggio, che non trova di meglio che spettacolarizzare l’evento. Alfredino diventa quindi un “angelo caduto”, precipitato in una voragine di corruzione e affari: l’Italia di quegli anni. Nel ritornello si citano nomi simbolo di quell’Italia: Cossiga, Forlani, la Democrazia Cristiana, le Brigate Rosse, Platinì, la P2, Papa Wojtyla, Pertini.
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