Il nichilismo dell’Italia
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Scritto da Davide Mauro   
Giovedì 10 Febbraio 2011 05:18
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.

Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.


Pier Paolo Pasolini,
Alla mia nazione


Da una decina d’anni l’Italia è divenuto un Paese da analizzare a causa dei suoi mutamenti sociali, politici ed economici in atto; tanto da determinare un aumento degli articoli e degli approfondimenti presso le maggiori testate internazionali: l’«Economist», il «New York Times», «le Figaro», «El Pais»… Questo interesse non è banalmente rivolto solo all’anomalia politica del
premier o ai ripetuti scandali che affliggono ogni angolo del paese, ma all’evoluzione (o involuzione) antropologica dei suoi cittadini; un’evoluzione che mostra i frutti maturi di un dilagante nichilismo che sembra uccidere i fondamenti della nostra società, della nostra cultura e persino della nostra identità nazionale.

Il decennale conflitto istituzionale tra poteri dello Stato sembra trovare un fertile terreno di scontro tra opposte tifoserie. Si manifestano così le radicate convinzioni che apparati dello Stato tentino di sovvertire lo status quo, o che dietro certe decisioni vi siano precisi intenti lesivi della libertà individuale dei cittadini. Non entro nel merito dei singoli fatti di cui sarebbe opportuno discorrere a lungo, dico solo che tutte queste “fedi” trovano appiglio nella tradizione italiana della dietrologia. Ogni italiano infatti mostra un’inguaribile attitudine a valutare il cui prodest? d’ogni decisione o evento pubblico, come se dessimo ormai per certa una trama sotterranea in tutte le circostanze. Questo spirito smaliziato sembra venire da lontano, forse da una certa coscienza collettiva tramandatasi dall’epoca romana passando sotto il machiavellismo dei regni pre-unitari, finendo nelle oscure vicende della storia contemporanea, a quei “Misteri italiani” cioè che dall’ultimo dopoguerra ad oggi ci hanno svezzato a colpi di stragi e omicidi irrisolti. Così si pone quasi sempre il dubbio sulla liceità nell’approvazione di certe leggi, di certe sentenze giudiziarie, di certe nomine mai troppo cristalline: insomma non ci si fida di nessuno perché in fondo il nostro paese (a detta di tutti) non è una democrazia compiuta, e come tale non è equo con i suoi cittadini. La scarsa fiducia di cui godono le istituzioni italiane è lo specchio di un potente individualismo. Per questo ogni azione viene compiuta con l’intento egoistico di realizzare il proprio tornaconto annullando di fatto la volontà del bene comune. Da qui nascono anche i timori di un possibile mutamento (o degenerazione) del nostro sistema democratico verso forme più autoritarie. Ma questo è un altro discorso…

L’individualismo degli italiani unito alla sfiducia nelle istituzioni, ad un familismo che sospinge un sistema antimeritocratico, porta dritto ad una strada: il nichilismo. Ognuno è per sé, ognuno deve fare ciò che desidera, ognuno deve aspirare al meglio anche a danno degli altri. Sicché quando un politico o un dirigente d’azienda vengono colti in flagranza di reato scatta anche la “falsa” morale cristiana del perdono, che a mio avviso non sembra altro che un alibi da autoidentificazione. Le malefatte altrui sono in fondo quelle che nel piccolo, quotidianamente, ogni italiano manifesta attraverso abusi e storture di convenienza. Per questa ragione si tende a perdonare e a minimizzare quasi ogni reato salvo i più atroci, compiuti contro un ragazzino o una minorenne, i quali fanno scattare una rabbia civile (alcuni vorrebbero persino la pena di morte) e una morbosa ingordigia di notizie come per i delitti di Avetrana, Cogne, Perugia ecc. Si pensi allo sgomento collettivo nelle immediate ore successive ai succitati delitti e all’indifferenza (o abitudine) con cui si sono apprese le frodi finanziarie o certe commistioni mafiose di politici ed imprenditori. Due opposti che s’incastrano: i delitti che scuotono le coscienze e i reati “ordinari” contro la collettività che ci rendono indifferenti. Ma questo doppio binario con cui ci si informa (o distrae?) mostra i segni di un’anomalia, d’una sensibilità collettiva distorta rispetto qualsiasi paese. Un’anomalia che fa del caso italiano un
unicum europeo (e forse persino mondiale) rendendo il nostro paese culturalmente arretrato e sull’orlo d’un baratro da cui pare difficile uscirne.

Quando una nazione accantona la parte culturalmente migliore di sè: artisti, scrittori, filosofi, scienziati o musicisti, significa che essi non hanno più un ruolo nella società. La percentuale di italiani che legge libri risulta essere tra le più basse d’Europa, di converso anche gli artisti e la loro creatività mostrano affanni a causa dello scarso sostegno sociale. Se si eccettua il cinema (appena risollevatosi dopo anni di declino) i restanti settori arrancano. E non basta considerare qualche best seller ben scritto per non accorgersi chiaramente d’una mancanza di idee e di coraggio; il coraggio appunto, quello che Monicelli più volte rimproverava alle nuove generazioni, quel coraggio che limita la sperimentazione artistica e la forza della denuncia sociale. In un frangente assai difficile per la nostra società (italiana e occidentale) nessun intellettuale mostra le doti di guida verso un’ipotesi nuova di paese. D’accordo, dopo il muro di Berlino le ideologie sono crollate e con esse anche le speranze e il vento coraggioso delle idee. Ma nella nostra penisola solo Saviano è riuscito ad avere una giusta copertura mediatica per alzarsi coraggiosamente in piedi e denunciare una certa deformazione culturale, come a rivendicare il ruolo di uno Sciascia, che ahimè, difficilmente potrà essere sostituito. Non bastano quindi le prese di posizione di Camilleri, di Eco, di Tabucchi e di altri intellettuali contro i tagli alla cultura o le posizioni governative. Qui manca l’analisi pasoliniana della società, il coraggio di Adriano Olivetti, l’estro creativo di ingegneri, designer e architetti; mancano perché non solo non c’è posto per loro, ma perché l’innovazione è un terreno impervio che si scontra con una “diffidente indifferenza” degli italiani. Ma anche una mancanza di logica, sostituita fin troppo spesso da scelte istintive o di mero comodo. Ciò avviene in ambito amministrativo quanto in quello privato dove tutti sembrano colti da un delirio privo di qualsivoglia logica. Sembra che il buonsenso che contraddistingue i cittadini delle altre nazioni stenti a manifestarsi.

Ma da cosa deriva tutto ciò? Di chi è la colpa di questo stato di cose? Della politica, si dirà banalmente… No, non solo d’essa, ma dai molteplici attori che aggiungono al paniere ulteriori lenti deformanti. Ad esempio c’è da considerare il potente ruolo del Vaticano che pone anacronistici veti sui temi etici della famiglia o del testamento biologico, o attraverso le critiche aspre in ambito scientifico come per le teorie darwiniane.
Questo ruolo che imbriglia culturalmente la nazione rallentando un’apertura etico-sociale agli argomenti sensibili mantiene dall’altro lato un imbarazzante silenzio sul degrado dei suoi costumi. L’assenza di concrete prese di posizione su questi aspetti autorizza i cittadini “meno informati” e culturalmente più labili a mantenere degli schemi mentali su alcune tematiche, e a manifestare un totale nichilismo verso altre. Così subentrano le trite affermazioni: «Ognuno è libero di fare come meglio crede», «Tanto sono tutti uguali.» Parole che mostrano comunemente un ulteriore e distorto dualismo di pensiero laddove dovrebbe essercene uno solo.
Ma c’è anche da considerare il ruolo di una storia che vede il nostro paese inseguire un’altalena di crisi e successi e gattopardiani mutamenti, che in fondo, hanno tradito le fin troppe promesse non mantenute. Da qui la disillusione verso tutto e verso tutti, la farsa teatrale con cui quotidianamente osserviamo il mondo tramite un surreale gioco delle parti. «Siamo uno dei pochi paesi europei a non aver fatto la rivoluzione» ci ricordava poco tempo fa Monicelli, un’esperienza storica che non ha mai formato una vera identità coagulante verso prospettive conquistate dalla gente comune. Da qui la perenne rassegnazione e l’incapacità di reazione…

In passato personalmente credevo che il contatto con l’Europa, la mobilità delle genti e la concorrenza con le altre nazioni potesse portare un miglioramento sino alle latitudini minori, laddove gli echi gattopardiani sono sempre stati palpabili e i pregi e i difetti dell’Italia enfatizzati. Oggi rileggendo le parole di Leonardo Sciascia tratte da
Il giorno della civetta mi accorgo di come sia divenuta amara la constatazione del presente:

Forse tutta l'Italia va diventando Sicilia... A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno... La linea della palma... Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato... E sale come l'ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l'Italia, ed e già, oltre Roma...
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Nichilismo in salsa cattolichese
Francesco 11:09:36 10-02-2011

Caro Davide, devo ammettere che sei riuscito benissimo a cogliere le varie sfaccettature del "caso Italia", quest'anomalia nichilista in salsa cattolichese posta nel cuore dell'Europa.
Eppure, amico mio, all'inizio degli anni '90 sembrava essersi risvegliato qualcosa, ricordi?
La massiccia partecipazione ai referendum (specie quello sul finanziamento pubblico ai partiti), movimenti come "La Rete" di Orlando, ecc....e poi?
Poi qualcuno ha rimesso le cose a posto (in perfetto stile gattopardiano, come dici tu), mettendo a capo del governo il nanetto indebitato di oltre 8000 miliardi (salvandogli il culo da processi che lo avrebbero travolto contemporaneamente al suo amico fuggito ad Hammamet) e all'opposizione il sig.baffino il cui unico obiettivo era l'alternarsi a Palazzo Chigi con l'antiberlusconismo eretto a faro della politica di opposizione.
Ma gli italiani hanno capito questo teatrino, o no?
Hanno capito che il Vaticano è parte integrante del sistema, o ancora separano, come dici tu la messa domenicale alle nefandezze della finanza vaticana?
Io credo proprio di no, loro non sono come gli americani che si astengono perchè hanno compreso la presa per il culo della politica, gli italiani sono proprio come li hai descritti tu: nichilisti, ma in salsa cattolichese.
Ciao
Davide Mauro 16:58:43 10-02-2011

Hai aggiunto un termine che avrei dovuto inserire nel titolo, "nichilismo cattolichese"!!
Gli italiani non hanno ancora capito, perchè uno dei nostri grandi difetti consiste nella mancanza di logica. Se fai caso poche persone usano la logica nella vita quotidiana: al lavoro, con la moglie, nel condominio e nella politica. Sicché le azioni vanno avanti per schemi mentali o convinzioni difficilmente modificabili, perchè la maggior parte di essi non è in grado di mettersi in discussione (ancora mancanza di logica).

In America secondo me la cosa è ben più palese, la presenza di soli due partiti che fanno finta di contrapporsi ha riposto meno speranze. In Italia nascono e si riciclano troppi partiti, forse i nostri politici sono in grado di prendere meglio in giro gli elettori... La nostra è vera e propria arte teatrale.
Policarpo A. Moncada 13:44:01 16-02-2011

Non sono cattolici, sono bigotti...o sono furbi: timorati dell'elettorato baciapile molto più che di Dio, e si vede dal rispetto verso il loro prossimo.
Il nullismo è l'unica ideologia disponibile, condito di revisionismi filo-clericali striscianti e di "Stupidanie" (di bufaliniana memoria! gnak1) a macchia di leopardo...i giustizialisti al posto dei comunisti (secondo qualcuno sono la stessa cosa...). Verrebbe voglia di non votare più per davvero.
Angelo A, 12:04:46 17-02-2011

Non vedo perchè il nichilismo debba implicare una perdita di valori utili alla società... questo è un giudizio, arbitrario e pericoloso come tutti i giudizi; negare le menzogne è presupposto per una società più giusta; quanto al nichilismo all'italiana,trovo sia semplicemente una forma di mascheramento dell'ipocrisia con cui si coprono peccati vecchi che la morale comune ritiene vergognosi (complici un paio di millenni di cattolicesimo)

Angelo
www.tolstoj76.splinder.com



Davide Mauro 17:17:39 17-02-2011

Il nichilismo annulla e relativizza tutto, sicché la verità ne risulta artefatta. Per questa ragione l'estremizzazione del nichilismo, a mio avviso, è deleterio.
Sì, l'ipocrisia cattolica c'entra, se magari non fosse sostituita da una forma deviata di nichilismo all'italiana.
Policarpo A. Moncada 11:53:37 05-03-2011

Vorrei spezzare una lancia a favore di un personaggio televisivo che talvolta la ha sparate un po' a zero. Nell' 'Arena' di Domenica in, il "solito" Cecchi Paone si è un po' inalberato, e anche questa non è una novità. Scrivo "solito" fra virgolette, perchè domenica 27 febbraio aveva - per quel poco che ho udito - ragione lui, che criticava il sermone del parroco o non so di che prelato a Brembate di Sopra. E' inutile - diceva il nostro polemico giornalista - dire che la povera Yara 'è diventata un angelo' e che 'dobbiamo essere tutti più buoni'. La verità è che Yara è morta e c'è un killer in giro che bisogna arrestare. E' il linguaggio buonista, a volte, a distrarci, insieme ai reality show dell'orrore formato telenovela che nascono dalla cronaca nera e si usano in tv per distrarre il Belpaese da altri problemi, politici, economici o altro. Se dobbiamo chiedere scusa a Yara è soprattutto per le nostre chiacchiere televisive, e purtroppo non basta comunque. Non ha senso invocare giustizie divine per distrarci da quelle terrene, e diventare 'più buoni' per l'impotenza - vera o presunta - nel perseguire legalmente i 'cattivi'.
Policarpo A. Moncada 12:01:24 05-03-2011

...ah, con un mio collega dell'Università abbiamo coniato il termine "nullismo". Al posto del termine "nichilismo" ci sta meglio. Questione di forma? Forse sì. Forse
Francesco Invernizzi 09:31:52 26-04-2011

Ieri mattina su Rai News/Rai Tre, Moni Ovadia ha fatto una disanima della situazione mondiale e di riflesso di quella italiana; la fa' risalire gli attuali mali che ci affliggono alle disillusioni seguite alla caduta del Muro di Berlino, al Revanscismo, forse un po' giusto del Liberal/Capitalismo dopo il trentennio di penetrazione del Comunismo nell' Occidente, Vietnam America Latina, Africa, Medio Oriente e Paesi Europei dell' Ovest (culmine con l' Eurocomnismo). Moni afferma che quel "blocco", pur nelle sue aberrazioni, aveva il fondamentale ruolo di "contrappeso". Questo favorì la nascita e l' affermarsi della Socialdemocrazia, un Comunismo dal Volto Umano/Divino, che tante speranze e risultati ottenne in Europa. Ora siamo ancora immersi nell' Onda Lunga di questo alternarsi periodico destra/sinistra come in ogni fase storica del passato. Probabilmente è il Mondo che ci meritiamo; penso ad una Intelligenza Trascendente Omnisenziente e Omnicomprensiva che permette questo; ricordo verso il '70, gli anni di Piombo che probabilmente la maggiorparte delle Anime Giovani incarnate erano di sinistra, vedi 68 fino all' 80; successivamente essere alla moda voleva dire approvare in toto gli "iDEALI" Tatcher/Reganiani; analizziamo bene chi nell' 80 aveva 15/20 anni; da me ormai 50enne paiono di un' altro Pianeta; la maggiorparte non ha il minimo concetto di cosa significhi solidarietà, bene comune, partecipazione, fratellanza ecc. Ora ricordo Moni; dai tre motti della Rivoluzione francese negli ultimi lustri si e' principalmente tentato, riuscendoci, di erodere le Conquistre del 2o e centrale Principio, quello dell' Uguaglianza; gli altri 2, a suo fianco, Liberà e Fraternità, dice ne sono solo emanaazioni; senza l' Uguaglianza le altre 2 non possono attecchire. Grazie per lo spazio. Complimenti al Sito
Davide Mauro 16:50:30 26-04-2011

Sembra esserci un mondo vuoto dopo il muro di Berlino, un mondo in cui nessuna idea positiva sembra attecchire senza essere relativizzata.
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