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E ora ho voglia di raccontarvi, signori, vi piaccia o non vi piaccia, perché io non sia riuscito a diventare nemmeno un insetto. Vi dichiaro solennemente che spesso desideravo diventare un insetto. Ma neppure di ciò ero degno. Vi giuro, signori, che aver troppa consapevolezza è una malattia, un'autentica, seria malattia.
Dostoevskij ha descritto categorie di uomini che tuttora esistono, che probabilmente non si estingueranno mai... In questo profondissimo romanzo è ritratto un uomo che ancora non è il superuomo negativo che tratteggerà compiutamente in altri romanzi, il crudele gratuito, ma è abbozzato un superuomo ante litteram, troppo onesto ma poco coraggioso, troppo legato a un certo tipo d'idea di giustizia per esserlo fino in fondo.
L'io narrante è di certo l'autore stesso; in una densa e cupa confessione si dipinge con tutte le paranoie che abbiamo imparato a riconoscere nella sua opera e nella sua vita. E' dunque, almeno nei sentimenti, un romanzo autobiografico. E' perciò un romanzo esistenziale, nel quale l'esistenza è analizzata come modo d'essere proprio dell'uomo, raffigurata nella vanità e nella singolarità irriducibile del singolo, dell'individuo. A tratti sembra di leggere Kafka...
L'io delle "Memorie" è in sostanza un uomo arrabbiato, irato contro il mondo e contro tutti; nevrotico, come recita il sottotitolo. Un uomo però intelligente, malato della sua cattiveria; un uomo con molte qualità si direbbe; è, come ci insegnerà più tardi uno scrittore austriaco, un uomo senza qualità. E allora questo eroe, questo antieroe anzi, si sfoga per marcare la differenza tra lui stesso, sofferente e per questo consapevole, e gli altri, desiderosi solo del benessere economico e privi di coscienza. Si scaglia così (e non è possibile non ricordare un celebre "Discorso" di Rousseau) contro l'ottimismo verso il progresso e le scienze, rei, secondo il romanziere russo, di essere la causa della decadenza dell'Europa, della Russia e più in generale dell'uomo.
Dopo l'aggressivo e solenne sfogo iniziale, il narratore quarantenne ricorda una storia di lui ventiquattrenne che lo ossessiona e che, forse, scrivendola, potrà aiutarlo nel suo tentativo di catarsi. Tuttavia alla fine si capirà che non scrive unicamente per purificarsi, ma anche per punirsi. Odia tutti e odia soprattutto se stesso, e il ricordo masochista lo aiuta a rivivere la sua odiabile esistenza. La verità, a braccetto con la meschinità, è l'arma che l'io narrante usa per fare del male agli altri e per fare del male a se stesso. L'invidia e la collera lo portano a perseguitare gli altri, i pochi che conosce e che disprezza. E' invidioso, cattivo, lontano intenzionalmente dalla società. Un uomo che nel suo sottosuolo, nel suo vivere nascosto non riesce a trovare la serenità, bensì solo il tormento. Un umiliato e offeso, dunque, volutamente da sé; un uomo ancora non estinto...
Le foto e i post, se non diversamente specificato, sono state realizzate da Salvatore Calafiore e si possono trovare, insieme ad altro, su: http://salvokalat.blogspot.com/
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Un grazie a tutti voi - Sinceramente un grazie a chi ha lasciato questi comme...
Interessante articolo - Ciao, sono argentino ma vivo da più di dieci anni in ...
certo era tutto ampolloso, retorico, reazionario. come no. Quando riusciret...
Grazie per il sostegno! In questo caso l'accento alla "Montalbano" è ...