Pasto nudo - William Seward Burroughs (Romanzo - 1959)
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Scritto da Salvatore Calafiore   
Domenica 21 Novembre 2010 04:23
Se ne stava lì nell'ombra dell'aula del tribunale, la faccia come una pellicola strappata, stravolta dalla voglia e dalla fame di organi larvali che brulicano nell'incerta carne ectoplasmatica del tossico (dieci giorni al fresco all'epoca della Prima Udienza), carne che svanisce al primo tocco silenzioso della droga.

Frammenti di ricordi, di resoconti deformati dalle droghe, di personaggi immaginari e sfuggenti, si condensano nelle pagine senza perno di questo romanzo-cronaca delle allucinazioni di uno scrittore americano che, nelle droghe, ha cercato il senso della sua esistenza. Un senso che però non ha gravità alcuna (sebbene la "normalità" non ne abbia allo stesso modo; ma questo è un altro problema...), che precipita verso i baratri dell'assurdità, dell'apatia, dell'autodistruzione.

Testamento della beat generation americana, con quel suo senso di inutilità, di nullità, di sconsideratezza, di abbandono alla vita, senza mete, di grigiore esistenziale (non descritto né, nell'intimo, pensato, ma solo superficialmente supposto...), il vorticoso racconto di Burroughs, come una foglia secca, si lascia andare alla volontà del vento degli eventi.

Non è possibile raccontare la trama del romanzo, non è nemmeno possibile capirne fino in fondo le diverse relazioni tra i personaggi; la frammentarietà, la non immediata associazione di ricordi, le strascicanti pagine dei flussi di coscienza, la deformazione del senso comune del concetto di realtà: tutto è confuso, onirico, visionario, allucinato. È, infatti, un resoconto fedele della tossicodipendenza, un resoconto contro la tossicodipendenza. E nel fondale melmoso della malattia c'è il caos dell'apatia, il subbuglio del nulla che bolle ma che non evapora.
Notevoli, per stile e crudezza, i brani, e sono diversi, che descrivono amplessi e perversioni sessuali.

In fin dei conti, un libro fastidioso, senza impulsi di riflessione particolari, volutamente caotico e per questo poco attraente; un libro della beat generation che di certo farò fatica a ricordare.

Le foto e i post, se non diversamente specificato, sono state realizzate da Salvatore Calafiore e si possono trovare, insieme ad altro, su: http://salvokalat.blogspot.com/

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