Ayauhasca: la liana allucinogena dell’Amazzonia
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Scritto da Giuseppe Novello   
Martedì 09 Febbraio 2010 00:37
Il Rio Napo

Non sapevo cosa mettere nello zainetto prima di partire. Non perché  mancasse lo spazio, al contrario, dopo anni di vagabondaggi in giro un po’ dove le mie tasche potessero permettermelo, avevo raggiunto una capacità di sintesi nell’organizzare il bagaglio, che tutto mi risultava superfluo.

Accanto al repellente antizanzare infilo un libro di Vargas Llosa, chiudo la tasca dello zainetto definitivamente e non ci penso più. Faccio due tiri a una sigaretta iniziata il giorno prima, che pigra si allunga sul posacenere pieno di cicche mezze consumate e lasciate lì dalla fretta. Lasciavo di nuovo la capitale, il mondo organizzato e asettico che vivevo quotidianamente. Prendo un taxi che mi lascia all’ingresso secondario della stazione degli autobus di Quito, una struttura più simile a un girone dantesco che progettato per accogliere autobus e viaggiatori. Capire dove andare non è facile, bisogna districarsi tra una miriade di persone, di venditori ambulanti e gente che grida la destinazione senza minimamente informarti sull’orario di partenza.
Fumando l’ennesima sigaretta giro senza sosta per capire da dove diavolo potesse partire l’autobus. Una lettura svogliata al primo capitolo del libro, dovuta più che altro alla stanchezza, e Morfeo mi accoglie fra le sue braccia nonostante l’autista faccia andare il bus ad una velocità folle per la periferia della città.

La mattina seguente mi ritrovo già a Macas, un pueblo di frontiera tra la selva amazzonica e il nulla. Una buona colazione a base di succo di maracuyà e riso bianco mi rimette in sesto e cancella il torpore di un viaggio fatto in dormiveglia tra le strade sterrate dell’orientale amazzonica. Il cielo è grigio, come quasi sempre mi accoglie quando mi addentro nella selva. La natura è prorompente e si addossa minacciosa ai margini della strada, quasi a voler rivendicare quella striscia di terra esausta che collega faticosamente i pochi centri abitati dotati di elettricità. La mia faccia da gringo europeo qui non passa inosservata, la gente mi guarda come a voler dire «e che ci fa questo tipo da queste parti? ». Dopo innumerevoli discussioni con la gente del posto, finalmente e in maniera del tutto inaspettata trovo la mia guida. Lo prendo subito in simpatia e decidiamo di partire immediatamente.

Compriamo qualcosa da mangiare che ci possa essere utile, un pò di yucca, frutta e quant’altro possa resistere al clima caldo umido della selva. Messo ai piedi gli immancabili stivaloni di gomma per affrontare il fango onnipresente dell’Amazzonia, decidiamo di dirigerci in una comunità Shuar, gli indigeni che nel loro glorioso passato furono dei guerrieri fieri e combattivi, tagliando le teste ai nemici e rimpicciolendole fino a farne un macabro ornamento di guerra. Per questo motivo la zona è ancora considerata un posto marginale e pericoloso, dove gli stranieri non sono ben visti e la cui cultura rimane ancora legata indissolubilmente alla selva e al misticismo che la circonda. Mi fermo due giorni nella comunità ed ho modo di apprendere molto della cultura Shuar, della loro chiusura nei confronti di una civiltà a cui loro non appartengono e che li schiaccia, che crea zone intangibili per loro, che li pongono ai margini di un sistema che non conoscono per niente, che non capiscono.

indigeno

Indigeno


È  tutto il giorno che non mangio, bevendo sporadicamente qualche sorso d’acqua visto che le scorte sono praticamente finite. Mi sto preparando per il rituale della ayauhasca, e un sole pallido scende sulle fronde delle palme. Dentro la capanna dello sciamano, siamo quasi ipnotizzati dalla litania che lui canta prima del rituale, mentre le grida delle scimmie ragno sembrano rispondere alle strofe intonate dallo sciamano. In maniera quasi incosciente mi ritrovo davanti un bicchiere pieno di un liquido nero e amaro. Bevo tutto d’un fiato e rimango immobile sulla panca. Dopo mezz’ora sono già fuori a vomitare tutto quel poco che ho in corpo. Le immagini diventano liquide davanti ai miei occhi, la natura ha occhi e sospira, il mondo di cui faccio parte non esiste più. Sono solo, sperduto tra le mie allucinazioni e una realtà che è più incredibile delle visioni. Attorno a me luci lontane, suoni mai sentiti, tutto sembra farmi impazzire.

Ma sono lucido, cosciente di dove sono e cosa sto facendo. Lo sciamano continua a cantare, il fuoco continua a bruciare, e la mia insensata voglia di aggrapparmi al reale vola via con il mio pensiero, con le mille forme che la psiche crea senza sosta. Rimango disteso dentro la capanna ore e ore senza rendermene conto, senza che mi importi assolutamente niente del resto. Sono solo io, e lo so perfettamente. Mi sveglio all’alba, ma sono tutti già in attività. Arrivo fino al fiume e mi bagno il volto con l’acqua congelata, è ora di riprendere il viaggio.

sciamano

Lo sciamano


Molto si è detto e si è raccontato a proposito della figura dello sciamano e delle sue pratiche. Al riguardo bisogna fare un po’ di chiarezza su chi è effettivamente lo sciamano e cosa fa. Per prima cosa è necessario sapere che lo sciamano è presente in tutte le comunità amazzoniche dislocate nei diversi paesi, è considerato il “medico” della comunità e vive sempre isolato con la sua famiglia, a qualche chilometro di distanza dal villaggio. La cosa più incredibile è che tutti gli sciamani presenti in amazzonia, indipendentemente dalla tribù o etnia a cui appartengono, praticano gli stessi rituali fondamentali: il rituale della limpia e il rituale della ayauahsca.

Il primo rituale serve a proteggere il “paziente” dagli spiriti negativi ed è innocuo. Il rituale della ayauhasca invece prevede l’assunzione di un estratto della liana “ayauhasca” appunto, che viene considerata la liana sacra della selva ed utilizzata esclusivamente dallo sciamano. Tale liana difatti è fortemente  allucinogena e ingerita più di una determinata dose, in alcuni casi può provocare anche la morte. Lo sciamano passa un intero giorno a preparare la pozione, la formula è segreta e varia rispetto alle tribù, poiché associano nella preparazione della liana differenti piante della selva. Il rituale si svolge rigorosamente di sera e lo sciamano distribuisce un bicchiere di ayauhasca a tutti i partecipanti, e lui stesso ne prende una dose.

ayauhasca

L'ayauhasca, la bevanda allucinogena


L’allucinogeno comincia a fare effetto dopo mezz’ora circa. Lo stimolo iniziale è quello di vomitare, e si continua in questa maniera per un’ora circa. La liana è altamente tossica e l’organismo tenta di rigettarla ad ogni costo. Una volta terminato di espellere tutto quello che si ha in corpo, iniziano le allucinazioni vere e proprie. Queste chiaramente variano da persona a persona e rispetto all’intensità della preparazione dell’estratto. Le allucinazioni intense si susseguono per circa tre ore, con dei picchi di intensità estremi, e le allucinazioni servono a rivelare allo sciamano la causa della malattia o dei problemi che si hanno. Terminata la fase psichedelica, lo sciamano riunisce i presenti per discutere sulle visioni avute in modo tale che egli possa interpretarle ed elargire, di conseguenza, consigli e cure appropriate.

Non sono più lo stesso. La guida mi aspetta fuori conversando con lo sciamano, io ho già lo zaino in spalla pronto per altre tre ore di selva. Raggiungeremo una cascata ritenuta sacra dove purificherò il mio corpo. Poi rientreremo a Macas, dove un autobus diretto a Quito, verso l’incomprensibile selva fatta di acciaio e cemento mi aspetta, ricordandomi da dove vengo e dove andrò. Tristemente, senza alcun senso e voglia di farlo, muovo i primi passi sotto un cielo nuvoloso che minaccia pioggia. Il sentiero che si inoltra nella selva questa volta so perfettamente dove mi porterà, e io non sono del tutto sicuro di volerlo imboccare.
Commenti
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Guido 08:57:40 20-02-2010

nella lettura, ho viaggiato con te.
Anonimo 14:39:25 04-02-2011

si assolutamente anche io!
Un mondo a parte
Policarpo A. Moncada 15:23:43 21-02-2010

Misto di trasgressione, natura, chimica e botanica alquanto stravaganti, viaggio, avventura,trekking, caldo, umidità, zanzare, culture ispaniche e precolombiane, un frullato affascinante soprattutto, forse, per la sua lontananza tanto fisica quanto ideale. Ma l'antica presenza spagnola nella mia terra è un trait d'union un pò contorto che mi rende fantasiosamente il tutto più familiare. Un acido!
francesco 16:37:56 22-04-2010

mi pare tu non abbia ben chiara la cosa. l'ayauhasca non è tossica e nessuno è mai morto ingerendola. oltretutto non si tratta di una sostanza allucinogena, ma enteogena. un po' di informazione prima di fare qualsiasi cosa sarebbe opportuna...
peppe novello 19:53:05 22-04-2010

Caro Francesco, premetto che questo articolo è un resoconto di un'esperienza di viaggio e non vuole essere assolutamente un articolo a carattere medico/scientifico. In secondo luogo posso dire che gli studi scientifici sulla liana sono discordi e si "sostiene" solamente che l'ayauhasca non sia pericolosa per la salute, ma non è accertato per via della scarsa diffusione di tale estratto al di fuori delle comunità amazzoniche; ma è ampiamente accertato che possa provocare disfunzioni e problemi in alcuni soggetti più sensibili. Purtroppo confermo che almeno 2 turisti in Ecuador sono morti dopo l'ingerimento della ayauhasca. A tal proposito ho indagato sul posto dove sono avvenuti i fatti, e mi è stato riferito che la preparazione dell'estratto non fu eseguito a regola d'arte e il piccolo presidio medico a cui mi rivolsi mi informò che si trattò di una intossicazione (magari hanno mescolato la liana ad altre sostanze non appropriate). Infine aggiungo solo che so perfettamente cosa sia una sostanza enteogena (Il termine enteogeno è utilizzato generalmente per indicare particolari sostanze psicoattive, come piante o funghi caratterizzati da un marcato effetto allucinogeno) come i funghi e il peyote.
Sostanze che rientrano, come la ayauhasca, a pieno titolo come allucinogene. Spero di aver chiarito tutto.

peppe novello 20:23:26 22-04-2010

Aggiungo solamente che nel 2009 morirono due italiani in Ecuador dopo l'assunzione di ayauhasca. Un caso molto discusso e con risvolti poco chiari. Parlando con le comunità Shuar del posto, mi confermarono che un ragazzo italiano morì dopo l'assunzione della liana e l'altro fu ucciso in seguito.
Riporto il link del blog a loro dedicato per maggiori informazioni:
http://cerchiamo-denis.blogspot.com/
Ciao
Valerio 19:00:07 28-09-2010

Vorrei saperne di piu...
invidio molto la tua esperienza, vorrei provare anche io vorrei sapere se in qualche modo aiuta a capire se stessi, che per me sarebbe una cosa favolosa..
se gentilmente puoi darmi chiarimenti e info sul tuo viaggio affascinante te ne sarò grato
grazie ciao
peppe novello 09:50:25 29-09-2010

Ciao Valerio, grazie per il tuo interessamento. Sono disponibile a darti qualsiasi chiarimento sul tema e tutte le informazioni sul viaggio che ti servono. Io personalmente ho vissuto due anni in Ecuador e ho girato praticamente tutto il sud america...non esitare a chiedere. Scrivi una email a cui posso risponderti personalmente.
Ciao
Francesco Invernizzi 13:59:10 29-04-2011

Peppe, premetto di essere un tipo con i piedi ben piantati per terra, non ho mai provato nessun tipo di droga "illegale", e ne vado fiero; vorrei raggiungere gli stessi stati con i miei mezzi e soprattutto con l' Amore verso Tutto e Tutti. Quindi rispetto le scelte di ognuno, penso che sarei anche disposto nel suo giusto contesto ad assumere l' ayahuasca o anche il peyote, all' interno di cerimonie sacre. Inoltre rispetto le scelte personali di ognuno; oggigiorno si sa a cosa si va incontro con certe esperienze nel 60/70 una generazione si è bruciata inconsciamente; lasciamo perdere. Avrebbero potuto cambiarte il Mondo ma i tempi non erano maturi. Non ho potuto sottrarmi al fascino del dibattito e dire la mia, ma Ti volevo anche e soprattutto segnalare un ottimo Sito in spagnolo, se lo conosci, ti suonerà molto familiare e armonioso piu' dell' Italiano. Se già l' hai scoperto vabbe'... MIND SURF - la puerta de l' aquila - mis esperiencias con la ayauhasca. Saro' contento se Vi troverai molto materiale utile. E' un pozzo. Ciao Francesco. Quando hai intenzione di ritornare da quelle parti telefonami......ciao.
peppe novello 10:50:10 02-05-2011

Francesco, innanzi tutto ti ringrazio per la segnalazione del sito che non conoscevo e che è davvero molto interessante. Rispetto al tuo commento sarebbe interessante aprire una larga parentesi su ciò che noi occidentali chiamiamo "droghe". Difatti, riferendomi anche alla tua esperienza latinoamericana, avrai avuto modo di capire che per le popolazioni indigene questi estratti come l'ayahuasca e il peyote sono dei "mezzi" curativi e loro stessi non hanno il concetto di "droga" in quanto tale. Per cui chi le volesse provare (come ho fatto io nelle mie lunghe esperienze di viaggio) dovrebbe essere cosciente che il tutto va fatto all'interno del contesto in cui si usano, rituali e quant'altro, e non in modo puramente ludico e di "provare qualcosa di nuovo". Io stesso prima di praticare il rituale della ayahuasca sono stato presso le comunità indigene amazzoniche per un mese cercando di capire esattamente cosa volesse dire per loro e cosa volesse dire per me "europeo" che mi introducevo in un contesto culturale del tutto nuovo.
Spero che questo sia solo l'inizio di un dibattito più ampio a cui tutti possono partecipare in piena libertà. Dite la vostra!
Francesco Invernizzi 11:23:10 02-05-2011

Caro Peppe, Ti ringrazio per il riscontro; approvo quello che scrivi, oggi siamo pieni anche di droghe "legali"; ma ogni illusione,o speranza, finche' rimane tale e' "droga" dopo la realizzazione o non rewalizzazione subentra sempre la fase e/o di assuefazione e astinenza, ci sarebbe da parlare per giorni. Peppe, scusa, sono diventato come il prezzemolino... Ogni articolo è un invito a nozze. Penso che eravamo predestinati il Vs Sito e me ad incontrarci. Ho gia' contattato Salvo via Mail che mi ha risposto, la prima e' stata però Debora che ha "fiutato" la mia pazzia e si è subito allontanata come dalla "peste" del Freud/Verdiglione (o del Manzoni)........ahahahah, scusa Debora.
Peppe non è possibile stringere ulteriormente la ns. conoscenza, amicizia, collaborazione con i membri del Sito? E' un impresa impossibile? Inoltre, avete un programma che Vi archivia tutte le risposte dei lettori?
Sarei interessato ad avere tutte le mie perchè vedo che col tempo le togliete, un po' andrebbe a soddisfare il mio narcisismo ma il motivo è che mi piacerebbe in futuro riiguardare questi miei Primi Passi verso una ulteriore crescita Umana e Intellettuale. Ancora Grazie a Voi al Sito e scusate un po' di protagonismo; ho molte cose da dire/fare insieme a Voi. Grazie alla prossima. Potete contattarmi con e mail?
Davide Mauro 15:24:46 02-05-2011

Caro Francesco, i commenti non vengono archiviati restano lì dove erano, leggibili per tutti, basta tornare nell'articolo in questione.
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