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Puskin - Poesie
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Audioletture
Scritto da Davide Mauro   
Venerdì 23 Marzo 2012 18:24

Aleksandr Sergeevič Puškin è considerato il più grande poeta russo (l'equivalente di Dante per noi italiani), colui cioè che ha fondato la lingua letteraria russa e ne ha dato effettivo valore. Per questa ragione il suo volto e la sua poesia sono celebrati in ogni dove in Russia.

La sua produzione spazia dalle poesie, ai poemi, alle fiabe, teatro e saggi. In questo caso proponiamo l'audiolettura di due poesie Elegìa, una poesia scritta sette anni prima della morte in cui il poeta preclude la sua sensazione di morte e il suo ricordo del passato. La seconda Di voi mi innamorai è una vera e propria poesia d'amore.

Le poesie sono lette in entrambe le lingue, russo e italiano.

 

 

Letto da Davide Mauro

 

 Letto da Marina Kravets

 

Elegìa (1830)

Degli anni folli la sfiorita allegrezza
mi pesa come una torbida ebbrezza.
Ma come il vino è l’amaro del passato
nell’anima: più vecchio, più il sapore è marcato.
Triste è la mia vita: pene e un destino oscuro,
predice il mare tempestoso del futuro.
Amici cari! Non voglio morire,
ma voglio vivere, pensare e soffrire;
lo so che avrò ancora delle contentezze,
tra angustie, affanni e amarezze:
chissà, di un’armonia mi potrei beare,
o di una favola che mi faccia lacrimare,
magari brilli sul tramonto triste mio
l’amor che mi farà il sorriso dell’addio.

Элегия

Безумных лет угасшее веселье
Мне тяжело, как смутное похмелье.
Но, как вино – печаль минувших дней
В моей душе чем старе, тем сильней.
Мой путь уныл. Сулит мне труд и горе
Грядущего волнуемое море.
Но не хочу, о други, умирать;
Я жить хочу, чтоб мыслить и страдать;
И ведаю, мне будут наслажденья
Меж горестей, забот и треволненья:
Порой опять гармонией упьюсь,
Над вымыслом слезами обольюсь,
И может быть на мой закат печальный
Блеснёт любовь улыбкою прощальной


Letto da Davide Mauro

 

 

Letto da Marina Kravets

Di voi mi innamorai (1829)

Di voi mi innamorai, e questo amore puro
nell’alma mia ancor si potrebbe ridestare;
scordatemi, non vi inquieterò, lo giuro,
non voglio niente che vi possa rattristare.
Tacevo, senza speme, infatuato,
ero geloso, ero timido e soffrivo,
il mio amore fu sì tenero e ignorato:
Iddio vi faccia amare come vi ho amato io.

Я вас любил

Я вас любил: любовь ещё, быть может,
В душе моей угасла не совсем;
Но пусть она вас больше не тревожит;
Я не хочу печалить вас ничем.
Я вас любил безмолвно, безнадежно,
То робостью, то ревностью томим;
Я вас любил так искренне, так нежно,
Как дай вам бог любимой быть другим


 
Un eroe del nostro tempo - Michaìl Jùr evič Lermontov (Romanzo - 1840)
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Letture
Scritto da Salvatore Calafiore   
Mercoledì 14 Marzo 2012 18:44

A una prima occhiata il suo viso non rivelava più di ventitré anni, anche se dopo sarei stato pronto a dargliene trenta. Nel suo sorriso c'era qualcosa di infantile. La sua pelle aveva una certa morbidezza femminea; i capelli biondi, naturalmente ondulati, incorniciavano in modo assai pittoresco la fronte pallida e nobile su cui solo una lunga osservazione permetteva di notare le tracce di un reticolo di rughe che probabilmente diventavano molto più marcate nei momenti d'ira o d'inquietudine interiore.

L'ingegnosa e originale struttura del romanzo, che di volta in volta si tramuta in raccolta di racconti o in diario intimo, ha come protagonista Pečòrin, uno dei prototipi del romanzo moderno. Burattinaio, crudele, manipolatore psichico, sadico, stratega, Pečòrin è il seduttore che non riesce ad amare, l'uomo che non riesce a stabilire un'amicizia per la vita.

Senza seguire un ordine cronologico, un uomo in viaggio (bellissime le descrizioni dei panorami caucasici) riporta su un diario le storie narrategli su Pečòrin. Il romanzo inizia con la mielosa ed eccessiva romantica storia di Bèla, una bellissima ragazza rapita da Pečòrin per un suo ghiribizzo. La ragazza è costretta ad amarlo, e così sarà. Fino a quando, mentre Pečòrin avverte la noia del rapporto, Bèla sarà uccisa con una pugnalata alla schiena da un uomo che voleva vendicarsi per una malefatta subita. Maksim Maksimyč, amico di Pečòrin, insieme al narratore, suo compagno di viaggio, lo incontrano per pochi istanti durante il loro viaggio e ne avvertono la freddezza, la noncuranza, nonostante la fraterna amicizia. A questo punto Maksim Maksimyč, deluso dal comportamento dell'amico, affida al narratore il 'Diario di Pečòrin'. Nel diario si racconta di un furto subìto in una notte dal sapore mitologico; di un amico allievo ufficiale infatuato di una principessina moscovita, di come quest'ultima, con il calcolo e lo stratagemma, invece si innamori di un divertito e indolente Pečòrin; del duello con l'amico militare e la morte di quest'ultimo; di una scommessa dal sapore vagamente metafisico sull'esistenza della predestinazione.

L'amore, l'amicizia, la vita: fuochi destinati a spegnersi, a riscaldare fino a quando l'inevitabile noia con il suo vento ne spegnerà le fiamme. E la consapevolezza del suo cinismo, della sua insoddisfazione, della sua solitudine fa di Pečòrin uno degli eroi moderni.

 

Le foto e i post, se non diversamente specificato, sono state realizzate da Salvatore Calafiore e si possono trovare, insieme ad altro, su: http://salvokalat.blogspot.com/

 
Il «questionario Proust» a Eraldo Baldini
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Questionario Proust
Scritto da Alessandro Mauro   
Lunedì 05 Marzo 2012 09:20

dal_sito_PaviglioneLugo.net

Eraldo Baldini, dal sito Paviglionelugo.net

 
Consolo – Retablo
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Audioletture
Scritto da Alessandro Mauro   
Domenica 26 Febbraio 2012 12:02

Retablo è uno dei romanzi più rappresentativi della letteratura di Vincenzo Consolo: la sua passione storica per una Sicilia mitica ma realistica, la forza strepitosa della sua lingua, e le debolezze della narrazione. Quest’opera racchiude i tratti distintivi di una singolare vicenda letteraria conclusasi il 21 gennaio di quest’anno.

La storia (come sempre un mero pretesto per lasciare spazio alle descrizioni della Sicilia di un tempo) è quella del pittore Fabrizio Clerici (il nome è preso a prestito da un celebre pittore milanese suo amico) che compie, in pieno Settecento, un viaggio di formazione culturale attraverso le bellezze architettoniche e naturalistiche in una terra allora considerata esotica. È il Grand Tour, che accompagna il pittore a scoprire quella Sicilia viva, crudele, bella e ostile.

Il Sancho Panza di questo pellegrinaggio artistico e sociologico è l’ex frate Isidoro – ma io suggerirei anche un accostamento a Jacques il fatalista, il capolavoro di Diderot – impazzito d’amore per Rosalia…

Letto da Davide Mauro

 
Il pornografo - Restif de la Bretonne (Saggio - 1769)
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Letture
Scritto da Salvatore Calafiore   
Martedì 14 Febbraio 2012 19:39

Ripeto: l'attuazione di questo progetto presenterà qualche inconveniente. Ad esempio sembrerà legalizzare la prostituzione, che ora è solo tacitamente tollerata. Ma questo fatto inevitabile è davvero un inconveniente? E, qualora lo fosse, non è forse abbastanza compensato? Si opererà un bene effettivo e il male sarà, per così dire, solo teorico.

Non è vero che la verità attecchisce e trionfa nel tempo (e la mancanza non è della verità, ma dei limiti umani). Ad esempio, un certo moralismo, specie in Italia, ha ancora una prepotente voce in capitolo e riesce a manipolare con astuzia (ma senza la ragione della storia e dell'evidenza) le 'coscienze' di uomini e donne, elettori ed elettrici, che si affidano solo all'autorità di una tradizione più e più volte smentita. Una condizione, oggi, che diventa insopportabile soprattutto perché oramai ingiustificabile.

I tanto biasimati libertini del '600 e '700 furono i primi, riesumando pensieri dimenticati poiché scomodi, a togliersi i paraocchi e a cercare di smantellare a colpi di urlanti parole il viscido moralismo che dopo secoli si era incollato sotto il cuore dell'uomo. Restif de la Bretonne è stato, con cognizione o no, uno dei promotori di un senso di libertà che adagio ha spolverato sul suo mantello la polvere dell'ipocrisia. Certo, sulla sua figura e sul suo pensiero libertino e illuminista molto si può scrivere e condannare, ma non è questo il luogo opportuno. Concentriamoci invece su uno dei suoi scritti più celebri.

Il tema della prostituzione (il termine Pornografo, di invenzione dello stesso Restif, vuol dire scrittore che parla di prostituzione), argomento di fondo delle lettere di quest'opera, seguendo i dettami della Storia e della relatività della morale, propone (scandalosamente, è vero, ma con una logica raffinata) la soluzione del problema della sifilide e della clandestinità. Accantonati bigottismo e pregiudizi, lo scrittore francese sostiene che la prostituzione debba essere regolamentata. Illustrando la sua volontà legiferatrice e i vantaggi e l'utilità conseguente, l'autore analizza l'obbrobrio che vige falsamente nella società moderna.

Attenzione: la prostituzione non è esaltata come un bene. È invece un male necessario, da cui si può essere in grado di sciogliere preoccupazioni ben peggiori e dissolute.

Certo, il regolamento che l'autore propone ha poco di tollerante, ammende e punizioni corporali sulle prostitute disoneste, e il progetto letterario pecca di noiosa pedanteria (si suggeriscono persino le tariffe...). Le dissertazioni, spesso monotone, sono colorate dai resoconti amorosi e pudichi che l'autore delle lettere scrive a un amico lontano. È bene notare che i promotori della regolamentazione sulla prostituzione sono castissimi e timorati di Dio.

Un libro sulla tolleranza e sul buon senso se vogliamo, ma non del tutto...


Le foto e i post, se non diversamente specificato, sono state realizzate da Salvatore Calafiore e si possono trovare, insieme ad altro, su: http://salvokalat.blogspot.com/

 
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