La carenza di facoltà critiche, l'assoluta incapacità di documentarsi criticamente, che è propria di certe donne oltreché di moltissimi uomini, lasciò aperto il ricettacolo delle loro psico-fiche riceventi. La dedizione minorile al super-maschio, al padre, al padrone, accolse e introitò il dogma. Il dogma fallico ossia il fallo dogmatico pervenne a depositare nell'utero di talune poverine lo scodinzolante zoo, il germe della certezza canonica.
Lo spietato pastiche, nei contenuti antifascista, antimussoliniano in particolare ('Poffarbacco', 'Bombetta', 'Istrione millantatore', 'Kuce', 'Somaro', 'mentecatto', sono solo alcuni degli appellativi usati per invocare Mussolini), esalta la rabbia dello scrittore milanese che vide nel ventennio il disfacimento dell’Italia. Per Gadda quei ventuno anni furono l'estrinsecazione di un impulso erotico e di un’ignoranza dovute all'assenza del Logos, della ragione. Non mi sembra un caso che nel testo si trovino innumerevoli citazioni letterarie, storiche, filosofiche; hanno di certo lo scopo di marcare la differenza tra la possibilità di critica del Logos contro la meschina riverenza e volgarità dell'Eros e di Priapo, soprattutto. La visione gaddiana del sesso però non è bigotta. L’Eros delineato e caratteristico del duce agisce da solo, istintivamente, e senza Logos non può che portare alla rovina. Un libro epicureo quindi, contro gli eccessi.






