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22 aprile 2012

Cipro ovvero la Berlino del Mediterraneo

Nicosia

C’è un’isola in Europa dove si confrontano le anime diverse del Mediterraneo, dove l’Oriente e l’Occidente si incontrano vis à vis ma senza amarsi troppo. In quest’isola infatti la differenza tra culture oppone una cesura inconciliabile, un pastiche di storia e politica che erge anacronistiche barriere. Cipro è l’ultimo avamposto d’Europa in cui sussiste un muro che taglia l’isola in due e che rende la capitale Nicosia una sorta di Berlino post bellica: a nord territorio turco a sud greco-cipriota.


25 gennaio 2012

La cremazione dei morti nel tempio di Pashupatinath

tempio di Pashupatinath

In maniera inspiegabile alcuni paesi hanno da sempre esercitato un fascino particolare nel mio immaginario.
Sin da piccolo, dalle radici della mia fantasia, alcuni luoghi emergevano più di altri, come inafferrabili gemme in mezzo al grande calderone dei paesi del mondo, creando inevitabilmente in me un'attrattiva misteriosa ed irresistibile.
Così è stato per il Vietnam, l’Ecuador, la Cambogia, il deserto Algerino, la Mongolia... ed anche per il fantomatico Nepal, impervio cuore dell’Asia meridionale.
L’immagine accesa della capitale, Kathmandu, insieme all’incredibile scenario della catena dell’Annapurna, l’Himalaya, l’Everest e il K2 continuano, oggi come allora, ad essere autentici miti inestricabilmente connessi con le pluriennali leggende sugli instancabili portatori ed eccezionali guide di alta montagna, gli impareggiabili sherpa.
Ma anche la sacralità dei templi induisti e buddisti non si sottrae al magnetismo di un paese diventato rifugio di ciò che una volta era il libero Tibet, ormai da decenni divenuto territorio cinese.
Nel dicembre del 2009 anch'io ho avuto la fortuna di visitare quei luoghi.

12 novembre 2011

Il mio Temazcal

Temazcal
Rito di purificazione prima del Temazcal (da Flickr foto di Calos Adampol)

Da quando avevo iniziato a lavorare a Quito in Ecuador, già da un po’ di tempo sentivo parlare tra i miei amici del posto di un rituale ancestrale che si svolgeva in tutto il centroamerica: il Temazcal.
Mi avevano assicurato inoltre che quel rituale era così diffuso che avrei sicuramente incontrato prima o poi qualcuno che lo praticava.
Io, incuriosito come al solito, decido di informarmi tramite un amico che conosce molto bene questo tipo di pratiche, riuscendo a carpirne qualche informazione aggiuntiva.
In primo luogo è un rituale/terapia molto simile nella forma ad un bagno turco, ossia vapore a volontà e sudorazione assicurata con relativa espulsione di tossine.
Il senso generale dovrebbe essere quello di ricongiungimento con la Pachamama, la Madreterra, attraverso lo scambio dei quattro elementi: terra, fuoco, acqua e aria. La terra è quella a cui ti aggrappi quando il vapore è troppo alto per rinfrescarti, il fuoco è appunto dato dal vapore in questione che ti avvolge incandescente, l’acqua è il sudore che ti purifica e l’aria è quella satura che ti penetra nelle narici.
In secondo luogo è una sorta di rituale di buon auspicio in caso di malattia o di qualche evento importante che si deve affrontare.

20 giugno 2010

La bolivia di Morales e il nuovo sogno latinoamericano

Evo Morales
Evo Morales
  
Quando si pensa all’America l’immaginario collettivo è legato a scenari di grattacieli, di megalopoli come New York e taxi gialli che sfrecciano lungo le avenue a quattro corsie. Dopo una breve riflessione, e forse con una mappa sotto gli occhi, ci si rende conto che il continente americano è diviso in tre grandi aree geografiche: il nord, il centro e il sud.

9 febbraio 2010

Ayahuasca: la liana allucinogena dell’Amazzonia

amazzonia

Non sapevo cosa mettere nello zainetto prima di partire. Non perché  mancasse lo spazio, al contrario, dopo anni di vagabondaggi in giro un po’ dove le mie tasche potessero permettermelo, avevo raggiunto una capacità di sintesi nell’organizzare il bagaglio, che tutto mi risultava superfluo.

Accanto al repellente antizanzare infilo un libro di Vargas Llosa, chiudo la tasca dello zainetto definitivamente e non ci penso più. Faccio due tiri a una sigaretta iniziata il giorno prima, che pigra si allunga sul posacenere pieno di cicche mezze consumate e lasciate lì dalla fretta. Lasciavo di nuovo la capitale, il mondo organizzato e asettico che vivevo quotidianamente. Prendo un taxi che mi lascia all’ingresso secondario della stazione degli autobus di Quito, una struttura più simile a un girone dantesco che progettato per accogliere autobus e viaggiatori. Capire dove andare non è facile, bisogna districarsi tra una miriade di persone, di venditori ambulanti e gente che grida la destinazione senza minimamente informarti sull’orario di partenza.

18 gennaio 2010

Ciò che resta del Cammino di Santiago

cammino di Santiago di compostela

Avere paura, normalmente.
Quando il cuore ha il passo veloce.

Avere paura, e non capirlo.

Eccolo l’intimo viaggio che ognuno fa, senza saperlo.
 
Oscar Lo Iacono
E’ l’idea stessa del viaggio ad intimare un legame con l’atto del movimento e con la meta da raggiungere: il fascino dell’avventura, della distanza dai luoghi abituali e quella paura che nasce quando si affronta un’esperienza nuova... Il Cammino di Santiago di Compostela è un po’ tutto questo, un percorso che assume una molteplicità di significati per coloro che scelgono di affrontare 800 Km a piedi; un cammino che assume oggi un significato molto diverso da quello dei viaggiatori del medioevo. Manlio ed Oscar due “moderni” pellegrini con alle spalle l’intero percorso, ci hanno raccontato la loro storia.