4 gennaio 2026

Marina Cvetaeva e Anna Achmatova: poesia e potere nella Russia tra rivoluzione e totalitarismo

La poesia russa del XX secolo si sviluppa in un contesto storico di profonda trasformazione politica e sociale. La Rivoluzione del 1917, la guerra civile e l’instaurazione del regime sovietico determinano una pressione costante sugli individui, e in particolare sugli artisti. Marina Cvetaeva e Anna Achmatova emergono come due voci fondamentali della letteratura russa, entrambe confrontate con le forme di controllo politico e culturale imposte dal potere. Il presente saggio intende analizzare le strategie delle due poetesse, il loro rapporto con il potere e il ruolo della poesia come spazio di libertà e testimonianza, attraverso esempi testuali significativi.

Marina Cvetaeva: il rifiuto totale

Cvetaeva si distingue per una posizione di rifiuto radicale del regime sovietico. La poetessa mantiene la propria libertà creativa e morale anche a costo di vivere in povertà, isolamento e esilio. La sua poesia è un atto di affermazione dell’io individuale, un gesto di resistenza contro la pressione politica e sociale. Nei versi di Поэма конца (Poema della fine) emerge il tema della libertà interiore contrapposta all’oppressione esterna:

У меня нет отчизны, нет приюта, только ветер мой спутник

Non ho patria, né rifugio, solo il vento come compagno

Il prezzo di questa scelta è alto: separazioni familiari, morte dei propri cari e condizioni di vita precarie testimoniano il conflitto tra libertà individuale e controllo politico. La poesia diventa l’unico spazio in cui Cvetaeva può preservare la propria identità e la propria voce, contrapponendosi all’omologazione imposta dal potere.

Anna Achmatova: resistenza discreta e testimonianza

Anna Achmatova sviluppa una strategia differente. Pur subendo la censura e la repressione, e pur vivendo la persecuzione dei familiari, Achmatova riesce a sopravvivere e a continuare la propria attività poetica. La sua resistenza è discreta, basata sulla capacità di modulare l’espressione artistica e documentare la sofferenza collettiva. Nei versi di Реквием (Requiem), Achmatova descrive la paura e la perdita con grande intensità:

Никто не может понять, никто не может знать, каково стоять часами в очередях, ожидая увидеть кого-то

Nessuno può capire, nessuno può sapere com’è stare ore in fila, aspettando di vedere qualcuno

Achmatova utilizza la poesia come strumento di memoria e testimonianza storica, preservando la dignità dei singoli e registrando l’orrore della repressione sovietica.

Confronto tra Cvetaeva e Achmatova

Sebbene entrambe vivano sotto la pressione del potere politico, Cvetaeva e Achmatova reagiscono in modi differenti:

  • Cvetaeva rifiuta il compromesso e enfatizza la libertà dell’io individuale, accentuando la drammaticità del conflitto tra arte e politica. La sua poesia è spesso emotivamente intensa e autobiografica, riflettendo il suo isolamento e la sua ribellione personale.
  • Achmatova adotta una resistenza pragmatica e discreta, preservando la propria integrità artistica e documentando la realtà collettiva dei perseguitati. La sua poesia è sobria, concentrata sulla memoria e sulla testimonianza storica.

Queste differenze riflettono anche approcci psicologici distinti: Cvetaeva privilegia la passione e l’affermazione personale, Achmatova privilegia la memoria, la testimonianza e la sopravvivenza.

La poesia come spazio di libertà

Per entrambe, la poesia costituisce un luogo in cui il potere non può penetrare completamente. Cvetaeva vede la poesia come strumento di ribellione e affermazione dell’io; Achmatova come mezzo di osservazione e memoria. In entrambi i casi, l’arte diventa veicolo di libertà, memoria e dignità umana, permettendo alle poetesse di preservare la propria identità e testimoniare l’esperienza del totalitarismo.

Conclusione

Marina Cvetaeva e Anna Achmatova rappresentano due strategie complementari di risposta alla pressione del potere nella Russia del XX secolo. Cvetaeva incarna la ribellione totale dell’individuo contro il regime, mentre Achmatova sviluppa una forma di resistenza più prudente, capace di preservare l’integrità artistica e testimoniare la sofferenza collettiva. Attraverso le loro opere, la poesia emerge come strumento fondamentale per conservare la libertà interiore e la dignità, confermando il ruolo centrale dell’arte di fronte all’oppressione politica.

Ursula Valmori

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