20 luglio 2026

Vai all'inferno, Dante! Che storia...

L’ho trovato. Per caso, sul Kindle… Mai visto, mai sentito. Il titolo mi incuriosisce: Vai all’inferno, Dante! Sempre a caccia di nuovi libri adatti ai miei ragazzi, che infiammino la loro voglia di leggere (che disperazione fare la prof. di Lettere nel 2026…quando Instagram e TikTok ammiccano seducenti con i loro shorts davanti a milioni di adolescenti che, con scrollo compulsivo, immagazzinano immagini e spot verbali con grata ingordigia della società più social di sempre e le cataste di libri si accasciano moribonde sul luccichio spento degli antichi splendori). E questa (quella tra parentesi) è la premessa. La sindrome della lettrice che è in me vorrebbe, in un fantasmagorico mondo di parole che volano su unicorni, che i miei alunni provassero quella sensazione. Lo so che, almeno una volta nella vita, ha pervaso anche voi… Mia sorella Sonia, per esempio, la sentì quando, ancora nel decennio dei vent’anni, le passai L’assommoir di Zola. Io, studentessa universitaria dalla lettura internazionale ancora acerba, ero stata costretta a leggerlo per l’esame di Lingua e Letteratura francese e lo avevo divorato. Entusiasta, lo avevo raccomandato a lei. In preda a un demone non meglio identificato, mia sorella aveva vissuto quei giorni implorando il sopraggiungere delle tenebre per andare a letto con le gallinelle del pollaio di casa ed immergersi in quelle pagine un po’ ruvide e ingiallite, tipiche delle edizioni tascabili, quelle con la copertina flessibile, che alla fine, per un’eccessiva flessione, appaiono lacere come la pelle di un paio di sneakers troppo consumate. Ecco, è quella la sensazione! La mente ingombra per i troppi pensieri, le frasi più belle che vorresti memorizzare e ti sfuggono come spiritelli dispettosi, un velo di tristezza perché il libro “è già finito” ed un sorriso tra l’ebete e il soddisfatto, che ti fa venire voglia di iniziare subito un nuovo romanzo. Sì, perché di quella sensazione non puoi e non vuoi fare più a meno. 

Un bullo, una città e un videogioco

Dunque, riprendiamo il filo dell’articolo. Vai all’inferno, Dante! potrebbe essere definito un libro per ragazzi ed è di Luigi Garlando. Ammetto con candore che non conoscevo questo scrittore (scusate la rima, del tutto involontaria…anche se tra un po’ cominceremo a parlare di terzine dantesche, per cui mi sto acclimatando…). Mentre mangiavo una pizza con la mia cara amica e collega Maria Carla, la butto lì: “Sai che ho iniziato a leggere un libro?” Al momento, non ricordo nemmeno il nome dell’autore, ma il titolo sì. Lei impugna il cellulare e, con una rapida mossa digitale, lo cerca e mi dice: “Ma è di Garlando? Lui è una garanzia!”. Sarà pure una garanzia, ma io non lo conoscevo. Ridacchio intimamente con lieve imbarazzo. In treno verso casa, in questo afoso luglio, lo leggo tutto d’un fiato… Rido (soprattutto), mi acciglio, perché non capisco i passaggi in cui si parla dettagliatamente di Fortnite, un videogioco, la cui eco risale nella mia mente e il nome resta impresso in qualche angusta intercapedine dei miei ricordi… Forse di qualche alunno? Forse del mio fidanzato nerdissimo? Chi lo sa… Fatto sta che parole come killare, fast-buildare, early-game ed altri anglicismi ignoti non ne vogliono sapere di restarmi in mente… 


E come direbbe il tredicenne protagonista Vasco Guidobaldi:
Leggendario: vuoto
Epico: vuoto
Raro: vuoto
Non comune: vuoto

Ma, al di là di questa parentesi nichilistica da elettroencefalogramma piatto, la storia comincia a trascinarmi tra quelle pagine scritte con un registro linguistico insolitamente semplice, diretto, verace. Scelta azzeccata. È lui la voce narrante: Vasco, questo ragazzino di Firenze, che ha avuto insigni antenati, i cui ritratti campeggiano con regale austerità nella villa di famiglia, la Gagliarda, dove lui vive con il nonno Vieri, lo zio Vanni, la zia Dragomira (ribattezzata “Vampira” per un’occulta doppia vita, che fa sospettare a Vasco che succhi il sangue di notte e perori la crociata vegana di giorno), il padre Cosimo, la sorella Tessa (presenza intermittente, attivista ed ecologista impegnata nella sua causa in giro per il mondo), i due cugini Sara e Cino, Sara-Cino, una sorta di mostro bicefalo in costante lotta con il protagonista. E poi c’è Clarity, la madre sconfitta dalla malattia, la Bestia, cinque anni prima, che tuttavia volteggia tra acqua e aria come un cigno, sospesa tra cielo e terra per sorreggere chi è rimasto. Montagne di soldi si materializzano tra piscine, maneggi, laghetti e campi da golf, che costellano la tenuta. Il motivo di tanto benessere è, oltre all’innegabile ricchezza della casata, la florida azienda familiare che celebra la Morte realizzando tombe dal guizzo originale, richieste da committenti abbienti e capricciosi. E la Signora con la falce assume forme bizzarre, nel vano tentativo di perpetuare passioni, vizi e svaghi del caro defunto. Dopotutto, è corrispondenza d’amorosi sensi anche questa… forse, perché no?

Trovo sublime il modo in cui morte, letteratura, genialità, passione e rinnovamento divengano, in questo libro, una deliziosa commistione di emozioni e sentimenti, in una terra franca dove i conti con il passato, il presente e il futuro, alla fine, toccano a tutti… ragazzi, adulti ed anziani. Le tre generazioni si incontrano in luoghi noti, persino banali, canonicamente deputati al dialogo, allo svago e alla formazione: la scuola media “Collodi”, la famiglia, pub, centri commerciali, persino l’ospedale. E sulle vicende umane di attori che scopriremo dotati di una non comune sensibilità, fa da sfondo la bellissima Firenze. Aleggia, con il suo intramontabile fascino, su ogni singolo episodio narrato. Si fa ancora più bella, più viva, sotto lo sguardo innamorato dei protagonisti, che ritrovano se stessi tra gli anfratti del giardino dei Boboli e le pieghe marmoree delle statue rinascimentali. 


Il ritorno del Sommo Poeta

Ma il titolo? Tra il vedo non vedo, nella straordinaria ordinarietà della vicenda di Vasco, bullo ricchissimo e spietato, irrompe la figura di Dante. Proprio lui, quello vero! Con tanto di mantello rosso, corona di alloro e naso piatto e adunco! È un tributo dello scrittore, che lo fa ritornare in vita nella sua Firenze che, dopo l’esilio, lui non vide più e morì a Ravenna, tra lo sdegno dell’ingiusta condanna e l’amarezza della lontananza. È il 2021: sono passati esattamente 700 anni dalla sua morte. Ritorna in vita in una Firenze, che, ovviamente, fatica a riconoscere… Sembra di essere in uno di quei film in cui, all’improvviso, vedi comparire un uomo che sembra provenire da un’altra epoca e ti chiedi se la macchina del tempo esista davvero, mentre l’uomo venuto dal passato osserva le cose più banali con sguardo corrugato, mal celando lo stupore provato. Dante si chiede perché la gente vada ancora a lavorare se i soldi escono dai muri, dopo aver visto all’opera un Bancomat, o quale demone oscuro abbia trasformato le scale in gradini mobili… Ma la sua presenza, inaspettata e prorompente, sarà per Vasco un’epifania, l’inizio di una nuova vita, che illuminerà il racconto con le tinte adamantine della speranza, regalando al romanzo la dignità del “romanzo di formazione”, con un classico e ormai sempre più raro “lieto fine”, che – diciamocela tutta – è un po’ invecchiato, ma fa sempre la sua gran bella figura! Dante è tratteggiato con tutte le caratteristiche del Divin poeta: per l’intero incedere narrativo, parla in terzine, le rianima, le rende moderne, attuali. E il passato che sa di stantio si fonde e si confonde con il presente, con lo slang dei rapper, i sogni di una professoressa e i desideri dei ragazzi. Il destino di Vasco, in bilico, come un funambolo, tra la legge infernale del contrappasso e l’ostinato anelito alla migliore versione di se stesso, si snoda lungo un ordito relazionale ed affettivo che coinvolge i principali attori degli eventi. Una storia semplice, cionondimeno. Parla dritto al cuore, senza pretese da best-seller, né accigliate esegesi accademiche. Lungo la sottile linea di demarcazione che fluttua costantemente tra vecchi, adulti e giovani, si ricompone un equilibrio che le imprese da bullo di Vasco sembravano aver irrimediabilmente compromesso… Invece, il mentore Dante, con il suo fagotto colmo di Medioevo, cristianità e inattesa modernità, ristabilisce un ordine fatto di emozioni, passioni e ricordi, amabile caos nelle nuove vite a colori dei personaggi. 


Vittoria Reale: il leone sconfitto

Sebbene non possa essere annoverato tra i classici che hanno fatto, fanno e faranno la storia della letteratura italiana – e di questo sono pienamente consapevole – Vai all’Inferno, Dante! diventa una valida alternativa per qualche ora di leggerezza, particolarmente adatto ai ragazzi di scuola media e del biennio delle superiori, ma anche a noi adulti, per assottigliare e rendere più sfumata la cortina anagrafica tra generazioni che il progresso e l’evoluzione digitale tende a rendere sempre più fitta. E benché la leggerezza sia un leit motiv dell’intento narrativo, alcuni sottesi – che in punta di piedi suggeriscono riflessioni sulla fragile impalcatura della famiglia nucleare – ti inducono a interrompere la lettura e a pensare al disagio giovanile, alla mancanza di relazione, persino di comunicazione verbale. Il messaggio di Garlando è tutto lì: è nel leone che morde il cuore di Vasco e che lui cerca disperatamente di placare con le sue azioni da bullo incallito, facendo a cazzotti, inizialmente con un tessuto sociale che ignora la voce dei nostri ragazzi. Da insegnante – ma soprattutto da educatrice che vive con e per i propri studenti – ho riscoperto quanto l’empatia e l’ascolto abbiano una funzione pedagogica imprescindibile, insostituibile, ineluttabile. Ho attraversato la lineare evoluzione del carattere di Vasco; ho vissuto le rocambolesche inserzioni fantasiose di un Dante venuto dal Trecento e l’attesa romantica del lieto fine tout court. Sono arrivata all’epilogo con l’impellente urgenza di ritrovare Dante, il suo vissuto, la letteratura, tutta, semplicemente… Perché – e qui finalmente concludo – questo libro, senza alcuna pretesa, custodisce un segreto, un non-scritto, che evoca una forza della quale noi docenti non dovremmo mai fare a meno, quella che si sprigiona dalla passione. L’incontro con la Letteratura è un giorno di sole su una panchina, a chiacchierare con uno sconosciuto che ti racconta la sua vita, le sue disgrazie, le sue gioie ed il suo talento. E tu, mentre lo ascolti, sai esattamente che, nella tua esistenza, non potrai mai più rinunciare a quella chiacchierata, con altri sconosciuti, su altre panchine, magari a Firenze, in piedi, ad ascoltare rapita un tizio con un mantello rosso, il naso adunco e la corona di alloro, che declama terzine. Lui non sa che quella poesia diventerà universale e che un ragazzo di nome Vasco se ne innamorerà. Lui non sa che la sua memoria danzerà attraverso i secoli e solcherà gli oceani e i continenti. Lui non sa che oggi, 12 luglio 2026, alle 10.30 di sera, una prof. di Italiano sta pensando ai suoi studenti, alle sue lezioni, a quell’incanto che si crea in classe quando la passione irrompe e contagia cuore e mente. Che meraviglia… Forse, il senso della vita è tutto qui, in questo locus amoenus, fatto di banchi, lavagne, cattedre, parole, quelle belle, in grado di cambiare singoli destini e infiammare animi e speranze. Il leone che morde il cuore è stato sconfitto. Hic et nunc. Vittoria Reale.

Leggendario: questo
Epico: questo
Raro: questo
Non comune: questo

Linda Ciano

6 commenti:

  1. Che bella recensione ! Con la passione che trasmetti e la tua bravura nel raccontare le storie, riuscirai sicuramente a far venire voglia di leggere questo libro a tantissime altre persone ( me compreso) e studenti. Grazie per aver condiviso questo splendido spunto.
    Ancora tanti complimenti Prof 💪

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  2. L’idea di Dante che torna a Firenze oggi con Vasco è divertente e originale. C’è la famiglia, i problemi di soldi, Fortnite e tutto il resto, ma il tutto con un pizzico di ironia.
    Questo articolo mi ha fatto venire voglia di leggere il libro.

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  3. Ottima recensione 👏🏻

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  4. Grazie mille, grazie...

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  5. Come al solito si percepisce il tuo innamoramento....bello leggerti, come sempre

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  6. Grazieeee professoressa Ciano, con questa recensione rendi questo libro degno di esse letto!!!
    Lilly da Monza

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