Ci sono diverse chiavi di lettura per analizzare il cinema, la sua storia, la sua evoluzione. Ci si può soffermare su aspetti tecnici e formali oppure sui suoi contenuti, sui messaggi che negli anni ha veicolato. C’è anche la possibilità di affidarsi allo sguardo di chi, pur non facendo direttamente cinema in prima persona, è comunque parte integrante del mondo della cultura del Novecento. Per questa ragione, può essere molto interessante approfondire il punto di vista che una delle scrittrici più note e popolari della modernità ci ha consegnato sulla settima arte, Virginia Woolf.
Nel 1926 Woolf scrive un saggio intitolato Il cinema, pubblicato prima sulla rivista «Arts», poi su «Nation and Aetheneum» e in seguito su «New Republic» con il titolo The Movies and Reality. Qui la scrittrice e saggista inglese esordisce così:
Dicono che il “selvaggio” non esista più in noi, che siamo giunti alla fine della civiltà, che tutto sia già stato detto e che sia troppo tardi per nutrire delle ambizioni. Ma questi filosofi hanno probabilmente dimenticato il cinema. Non hanno mai osservato i selvaggi del ventesimo secolo guardare film. […] Sulle prime, l’arte del cinema sembra elementare, persino banale. […] L’occhio assapora tutto all’istante ed il cervello, piacevolmente sollecitato, si accomoda a guardare ciò che accade senza attivarsi del pensiero.
Attraverso queste parole Woolf descrive la postura e la qualità dello sguardo del pubblico spettatore rispetto alla novità del cinema che, negli anni Venti, era considerato come un nuovo organo sensoriale. Andando avanti, la scrittrice focalizza la sua attenzione sulla figura dei registi e sul rapporto che intercorre fra questi, l’arte cinematografica e quella letteraria:
I registi […] sembrano insoddisfatti di fonti di interesse tanto ordinario quali lo scorrere del tempo e l’allusività del reale. […] Vogliono perfezionare, cambiare, vogliono creare un’arte tutta loro […] tutto questo sembra proprio rientrare tra i loro propositi. Così tante arti parevano tenersi pronte ad offrire il loro aiuto. La letteratura, ad esempio. I più celebri romanzi del mondo, con i loro ben noti personaggi e le loro famose scene, sembrava chiedessero solamente di essere messi su pellicola. Cosa potrebbe esserci di più semplice ed elementare? Il cinema è piombato sulla sua preda con estrema rapacità e, finora, si nutre perlopiù del corpo della sua sfortunata vittima. Ma i risultati sono disastrosi per entrambi. L’unione è innaturale. L’occhio ed il cervello vengono brutalmente separati mentre invano provano a collaborare.
In questa parte del saggio Woolf parla del bisogno dei registi di creare un’arte che sia tutta loro, ma soprattutto del rapporto innaturale che si crea fra le opere letterarie e quelle cinematografiche che nascono come trasposizione sul grande schermo delle prime. La scrittrice affronta, quindi, in tempi già remoti, una delle tematiche più importanti a cui il mondo della cultura si dedica da molti anni, ovvero quella dell’adattamento. Libri che diventano film e viceversa, personaggi letterari spesso traditi da quelli cinematografici, spettatori incuriositi e lettori delusi. E se per noi, cittadini della contemporaneità del nuovo millennio, tutto ciò costituisce argomento di discussione quotidiano e spesso banale, per Woolf, donna di cultura della prima metà del Novecento, è invece un nodo artistico, sociale e culturale nuovo da approfondire con spirito critico.
La scrittrice conclude poi così il suo breve saggio, evidenziando all’orizzonte una possibilità di bellezza per l’arte delle immagini in movimento, che è giovane, piena e lontana dalla purezza delle altre arti classiche:
E a volte, al cinema, nel bel mezzo della sua smisurata destrezza ed immensa competenza tecnica, si apre il sipario e scorgiamo, in lontananza, qualche sconosciuta ed inaspettata bellezza. Ma ciò accade per un solo istante. Perché è accaduto un fatto strano: al contrario delle altre arti che sono state concepite nude, questa, la più giovane, è stata concepita completamente abbigliata. È in grado di dire tutto prima che abbia qualcosa da dire. [...]
Fonti bibliografiche e sitografiche
- S. Matetich (a cura di), Woolf. Sul cinema, Milano – Udine, Mimesis Edizioni, 2012.
- Adèle Cassigneul, “Dallying along the Way: Virginia Woolf at the Crossroads of Cinema and Literary Creation”, Anglophonia Caliban/Sigma [Online], 33|2013, Online since 09 December 2013, connection on 22 November 2024. URL: http://journals.openedition.org/acs/85 ; DOI: https://doi.org/10.4000/ caliban.85
- Woolf, Virginia - Enciclopedia - Treccani



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