8 gennaio 2010

L'antievoluzionismo italiano

Abbiamo appena archiviato l'anno Darwiniano ascoltando trasmissioni e dibattiti sull'evoluzione. Sappiamo tutti, per conoscenza consolidata che la Teoria dell'evoluzione di Darwin spiega perfettamente l'adattamento e appunto l'evoluzione delle specie animali nel proprio ambiente, ottenendo molteplici conferme a 150 anni dalla pubblicazione del famoso libro Origine delle specie. Eppure in Italia si riesce a negare ciò che ormai dovrebbe essere un pensiero consolidato...
Il problema comincia da lontano, da certe posizioni antievoluzioniste radicate soprattutto in ambito ecclesiastico e non; così capita di ascoltare alcuni Tg dove si minimizza l'importanza delle teorie di Darwin facendo un'irresponsabile disinformazione. Ma non solo, nei programmi scolastici si cancella lo studio di Darwin, facendo infuriare gli scienziati italiani tramite un appello al buon senso comune. Infine (già da alcuni anni) la nomina alla vicepresidenza del CNR (Consiglio Nazionale di Ricerca) di un certo Roberto de Mattei, storico italiano e fervente cristiano. Fin qui tutto normale, anche il fatto che uno storico possa essere ai vertici di un ente scientifico: ormai non ci stupiamo di nulla.

L'anomalia però consiste nell'atteggiamento palesemente antievoluzionista dello storico, talmente convinto da organizzare poco più di un mese fa un convegno presso il CNR, dove si sostenevano tesi antievoluzioniste. Da ciò l'ovvia critica dei ricercatori, sminuiti nel loro ruolo, ma soprattutto rappresentati da una presidenza in contrasto con i fondamenti scientifici dell'ente. Quindi il richiamo polemico alla mortificazione della scienza italiana, e i ripetuti allarmi sul destino della ricerca in mancanza cronica di finanziamenti. Ma siamo in Italia e anche questo paradosso rientra nell'evoluzione "regressiva" della nostra specie.

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