Ogni epoca della storia umana ha avuto il suo “altro radicale”: entità che, pur diverse dall’uomo, hanno accompagnato i percorsi di senso. Nell’antichità furono gli dèi, presenze invisibili che riempivano il cielo e l’immaginazione collettiva. Nel Medioevo, i santi e i demoni incarnavano forze intermedie tra il divino e l’umano. Con la modernità, il ruolo fu assunto dalle macchine: orologi, motori, calcolatori, simboli di una ragione che si faceva tecnica.
Oggi, all’alba del XXI secolo, quell’Altro prende la forma dell’
Intelligenza Artificiale. Non più solo strumento da utilizzare, ma interlocutore con cui dialogare, confidarsi, collaborare. La questione non è più “se” ci relazioniamo con l’IA, ma “come”: quali forme assume questa volontà relazionale e quali rischi e possibilità apre?