8 ottobre 2018

Una scoperta che smentirebbe l'evoluzione darwiniana


Nel giugno di quest'anno Mark Stoeckle, dell’Università Rockefeller di New York, e il genetista David Thaler, dell’Università di Basilea, hanno pubblicato sulla rivista Human Evolution un articolo che potremmo definire rivoluzionario, modificando totalmente l'approccio all'evoluzione darwiniana per come la conosciamo. Da questo studio infatti è emerso che tutte le specie animali sembra si siano originate tra i 100 e i 200 mila anni fa. Cosa comporta questa straordinaria scoperta?

Ma andiamo con ordine, spiegando prima come è stato ottenuto questo dato. Utilizzando oltre 5 milioni di impronte genetiche provenienti da 100 mila specie diverse, i due scienziati hanno analizzato il DNA mitocondriale. I mitocondri sono presenti in tutti gli esseri viventi e posseggono un DNA composto da 37 geni. Utilizzando un gene il COI (Cytochrome Oxidase I) si possono conoscere a sufficienza le caratteristiche della specie in esame divenendo un fattore comune tra diversi esseri viventi. Utilizzando un nuovo metodo di esame hanno compreso innanzitutto che le specie animali subiscono meno mutazioni di quanto si immagini; approfondendo poi i risultati sono riusciti a risalire all'epoca di formazione delle specie riscontrando una sostanziale uniformità.

DNA mitocondriale

Questo dato è parecchio sconvolgente in quanto ci fa dire che le specie viventi invece di subire una lunga evoluzione, come siamo abituati sin dagli studi scolastici, sembrano essere comparse "tutte assieme".

In alcuni siti in lingua inglese che riportano la notizia ci si chiede (certamente esagerando) se questa scoperta non avvalori la tesi dell'Arca di Noè, o che tale risultato sia interpretabile come un'intervento divino e persino la possibilità che la vita sulla terra sia stata creata dagli alieni, insomma tutto ciò apre scenari legittimamente inediti... 

In mancanza di elementi concreti non è prudente inerpicarsi in teorie da abbracciare in funzione delle proprie inclinazioni.

L'aspetto più interessante di questa scoperta è tuttavia l'assoluto silenzio dei media, sempre in attesa di scoperte sensazionali salvo quando le tesi vanno troppo controcorrente. In lingua italiana infatti c'è solo un quotidiano che ha riportato la notizia, poi nulla, si deve cercare qualche articolo specialistico in inglese e nulla più. 

Perché questo disinteresse verso una scoperta che quantomeno dovrebbe aprire un importante dibattito sul ruolo della teoria evolutiva e sulla nascita della vita sulla terra? A mio avviso Thomas Khun nel suo famoso libro La struttura delle rivoluzioni del 1962 aveva ragione quando diceva che una teoria per essere modificata necessita della morte di un'intera generazione di scienziati che ne impediscono la diffusione. Una scoperta che si muove sulla stessa linea sembra essere quella del gene miR-941, anch'essa passata sotto silenzio perché scomoda rispetto alle teorie ufficiali. 


Per chi come noi mantiene fermo l'orientamento verso l'importanza della veritas, anche questo elemento diviene utile per costruire una consapevolezza sui reali limiti dell'odierna vulgata scientifica. L'augurio è che chi legge questo articolo si ponga qualche dubbio in più rispetto a ieri...

2 commenti:

Anonimo ha detto...

La visione dell'evoluzione come lento accumulo di piccole variazioni è da decenni confluita in una visione più complessa. Basta qui ricordare che l'articolo sugli "equilibri punteggiati" (evoluzione che ha "momenti" di accelerazione) fu proposta per la prima volta nel 1972 da Gould ed Elridge, per altro preceduta da altri apporti di complessità. Tirare fuori l'arca di Noè o inviti alla liquidazione della teoria evoluzione credo sia fuori misura.

Davide Mauro ha detto...

Lungi dal voler liquidare l'evoluzione con un articolo o una scoperta da verificare! L'intento è semmai di porre dei dubbi per non ragionare escludendo anche altri possibili fattori che consentano di addivenire, in futuro, ad una verità scientifica plausibile.