13 marzo 2026

Platone - Fedone (audiolettura)


Il Fedone è uno dei più celebri dialoghi di Platone. Nell'opera sono presenti dei dialoghi atti a sviluppare il metodo maieutico di Socrate che è anche uno dei personaggi. L'estratto in particolare parla inizialmente della morte, per cui Socrate sostiene l'immortalità dell'anima e quindi la rinascita ad altra vita, nonché il fatto che alle anime buone tocchi un premio alle cattive qualcosa di brutto.
Posto ciò Socrate espone la sua dottrina della reminescenza secondo cui il nostro apprendere non è altro che un rimembrare da un'altra vita.

9 marzo 2026

L'arte come resistenza emotiva contro l'anestesia del mondo

Spegnere le notifiche per non lasciarsi consumare dal rumore dei missili e dei comunicati gelidi non è disinteresse, ma un riflesso di autodifesa. Quando l'orrore diventa un bombardamento perenne, il rischio è di ritrovarsi anestetizzati, con il volume emotivo che si abbassa fino al silenzio. È in mezzo a questo rumore che l'arte diventa necessaria, quasi come l'aria. Non è un rifugio per scappare, ma un modo per non farsi mangiare dal cinismo e proteggere quella fragilità che ci ostiniamo a voler tenere viva.

6 marzo 2026

Divinazione algoritmica e politica dell’interpretazione: dalla tecnica del prompt alla governance del senso

Tra curve probabilistiche e paesaggi accidentati, la conoscenza algoritmica promette orientamento, ma impone responsabilità critica nell’attraversare l’incertezza.

3 marzo 2026

L'umano senza apprendistato: la Creatura di Frankenstein e Denji di Chainsaw Man

Cosa hanno in comune la Creatura di Frankenstein di Mary Shelley e Denji di Chainsaw Man di Tatsuki Fujimoto? Non la violenza, non il corpo mostruoso, non il rifiuto sociale. Quello che li accomuna è più preciso e più scomodo: nessuno dei due ha avuto un'infanzia. Entrambi vengono costruiti per servire, uno dalla scienza ottocentesca, l'altro dall'economia neoliberale giapponese, e nessuno dei due riceve gli strumenti per essere qualcosa di più di uno strumento. Questo articolo sostiene che la modernità produce, in epoche diverse, soggetti biologicamente umani ma socialmente non formati, e che la cultura li chiama mostri perché non sa dove altro collocarli.

28 febbraio 2026

La forma della modernità: essere moderni in un mondo contemporaneo


Immaginare la storia come una lunga linea di progresso, costantemente in crescita ed inarrestabile, è stato uno degli errori di metodo più lampanti dei grandi pensatori del XIX secolo. “Non sempre ciò che viene dopo è progresso” tuonava Alessandro Manzoni, con parole lapidarie, utili però a calarci all’interno di una realtà sempre più complessa di come ci appare.
Fin dai primi anni di scuola siamo stati abituati a separare la storia secondo delle epoche temporali ben definite: prima l’antichità, poi il medioevo, la modernità ed infine la nostra età contemporanea. Una divisione che appare, soprattuto agli occhi di del lettore poco consapevole, assai riduttiva, e spesso ricettacolo di profondi fraintendimenti: non esistono cesure nette nella storia, ma solo delle convenzioni. Nel 476 un cittadino della penisola italica non smise di chiamarsi romano credendo di essere ormai un uomo del Medioevo. Sembrerà una banalizzazione eccessiva, ma non esiste materia più fraintesa della storia.