28 febbraio 2026

La forma della modernità: essere moderni in un mondo contemporaneo


Immaginare la storia come una lunga linea di progresso, costantemente in crescita ed inarrestabile, è stato uno degli errori di metodo più lampanti dei grandi pensatori del XIX secolo. “Non sempre ciò che viene dopo è progresso” tuonava Alessandro Manzoni, con parole lapidarie, utili però a calarci all’interno di una realtà sempre più complessa di come ci appare.
Fin dai primi anni di scuola siamo stati abituati a separare la storia secondo delle epoche temporali ben definite: prima l’antichità, poi il medioevo, la modernità ed infine la nostra età contemporanea. Una divisione che appare, soprattuto agli occhi di del lettore poco consapevole, assai riduttiva, e spesso ricettacolo di profondi fraintendimenti: non esistono cesure nette nella storia, ma solo delle convenzioni. Nel 476 un cittadino della penisola italica non smise di chiamarsi romano credendo di essere ormai un uomo del Medioevo. Sembrerà una banalizzazione eccessiva, ma non esiste materia più fraintesa della storia.

25 febbraio 2026

L’inquilino della 237: Kubrik, Polanski e l'orroroso eterno ritorno del male

Due film, due luoghi isolati, due protagonisti vittime della pazzia e del male che si ripete sempre uguale a se stesso

22 febbraio 2026

“La necessità del segno”. Simona Carbone (Blacksy)

Nel lavoro di Blacksy l’arte non è mai semplice rappresentazione, ma un processo di interrogazione profonda sull’esistenza. Non si limita a mostrare, ma attraversa; non descrive, ma interroga. La sua ricerca si muove lungo un territorio sospeso tra intimità e universalità, dove l’esperienza individuale si trasforma in linguaggio condiviso e la materia si carica di significati simbolici, diventando corpo sensibile del pensiero.

20 febbraio 2026

Il monumento a Enzo Maiorca: quando i criteri e l’interpretazione dell’arte pubblica manifestano il declino culturale di un paese


La scelta di erigere un monumento è un elemento importante per una città. Un busto, una statua o appunto un monumento, oltre a celebrare un evento o una persona illustre imprimono un fattore culturale di grande portata se saputo costruire e collocare. Pertanto quando la scelta del monumento, sotto il profilo artistico e urbanistico è azzeccata, determina un immediato fattore di identificazione per la cittadinanza che lo elegge a simbolo. Un esempio che sovviene subito è quello del monumento a Giordano Bruno a Campo de’ fiori, a Roma ossia nel luogo in cui venne arso dal Sant’Uffizio nel 1600. La forza espressiva della statua, la posizione e il punto esatto di collocazione, ne fanno un potente simbolo che caratterizza la piazza e la personalità storica rappresentata.
La città di Siracusa ha deciso di dedicare un monumento alla memoria dell’apneista Enzo Maiorca, più volte detentore del record mondiale di immersione. Una scelta condivisibile, quella dell’Amministrazione locale, che per l’occasione ha predisposto un bando pubblico per stabilire a chi affidare l’opera. Nel dicembre 2025 è stato reso noto il vincitore, ossia l’artista veneto Tiziano Favaretto. Ma l’opera vincitrice, per le caratteristiche formali, estetiche e contenutistiche desta diversi dubbi in merito alla qualità dell’opera stessa e al criterio di selezione. Dubbi che raccontano molto di come oggi viene interpretata dalle collettività locali e non, questo importante aspetto culturale.

19 febbraio 2026

Dai roghi alla censura: storia di un lungo medioevo

La tecnica della stampa fu inventata nella seconda metà del Quattrocento a Magonza. Danke, Herr Gutenberg! Ne conseguì che la meccanizzazione della produzione di testi scritti (non solo libri) rese molto più rapida la diffusione del sapere. Poteva mai la Chiesa, specie in quel periodo denso di oscurantismo, starsene a guardare? Certo che no. Il Vaticano decise di elaborare al più presto nuove forme di controllo. Detto, fatto: nel 1559 papa Paolo IV, non a caso passato alla storia come il Papa Inquisitore, poco prima di morire il 18 agosto, come ultima e decisiva volontà firmò il famigerato Index librorum prohibitorum, da allora in poi aggiornato periodicamente (si contano una ventina di aggiornamenti ufficiali) fino al Novecento, quando la Congregazione per la dottrina della fede decise di sopprimerlo definitivamente il 4 febbraio del 1966. Tecnicamente l'Index fu abrogato nel contesto delle riforme introdotte dal Concilio Vaticano II, sotto papa Paolo VI.