Il 7 gennaio 1943, al trentatreesimo piano del New Yorker Hotel, morì un uomo che aveva contribuito a cambiare il modo in cui il mondo produce e utilizza l’energia. Nikola Tesla aveva ottantasei anni. La porta della stanza 3327 era chiusa, la città continuava a illuminarsi e milioni di persone vivevano già dentro una civiltà che egli aveva contribuito a immaginare. La scena è potente, ma va liberata dalla leggenda. Tesla non fu il profeta solitario al quale dobbiamo ogni tecnologia moderna, né il martire perfetto di una scienza incapace di riconoscere i propri figli. Fu un inventore reale, geniale e contraddittorio, capace di vedere sistemi prima ancora che esistessero gli strumenti necessari per costruirli.




