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20 settembre 2018

Dalla Sicilia alla Grecia, un viaggio archeologico: da Sparta a Tebe/3

teatro di Sparta
Il teatro di Sparta

Sparta

«...se la città degli Spartani restasse deserta e rimanessero i templi e le fondamenta degli edifici, penso che dopo molto tempo sorgerebbe nei posteri un'incredulità forte che la potenza spartana fosse adeguata alla sua fama; (eppure occupano i due quinti del Peloponneso, detengono l'egemonia su di esso e su numerosi alleati esterni […]). Se gli Ateniesi invece subissero la stessa sorte, la loro importanza, a dedurla dai resti visibili della città, si supporrebbe, credo, doppia di quella reale.»

Riporto queste parole di Tucidide (I, 10) perché incredibilmente azzeccate. Di Sparta, a parte un agglomerato di moderne case insignificanti resta un’esigua area archeologica di cui parleremo a breve. Eppure nel tanto parlare dello spirito, dell’educazione e della società spartana, si sono persi tutti i segni tangibili atti ad eternarla. Anche la mitologia la marginalizza, dato che la si menziona solo come una delle città da cui partirono i contingenti per Troia e per il fatto che Menelao fosse il suo re a cui succederà Oreste figlio di Agamennone. Il resto è tutta storia, battaglie che vedono l’ascesa politica e militare dopo la supremazia di Argo. 

10 settembre 2018

Dalla Sicilia alla Grecia, un viaggio archeologico: da Corinto a Argo/2

tomba circolare A Micene
La tomba circolare A a Micene

Corinto

Non avrei mai preso in considerazione una sosta a Corinto se non a causa del legame storico con la mia città, essendone la madrepatria. Questa sottovalutazione tuttavia mi avrebbe allontanato da un luogo che è invece fondamentale per la storia della Grecia e dell’Occidente. 
È interessante notare come vi siano delle somiglianze morfologiche tra le due città, perché l’antica Corinto è posta tra due sponde di mare e possiede pertanto due porti, inoltre è costituita da una rocca e dalla restante parte al centro dell’istmo di Corinto.

1 settembre 2018

Dalla Sicilia alla Grecia, un viaggio archeologico: Atene ed Eleusi/1


Quando sono giunto presso l’area archeologica di Sparta ho sentito un fremito. Non so bene spiegare per quale ragione, ma quell’area somigliante più a un parco senza visitatori, ombreggiato da ulivi e interrotto dai pochi reperti affioranti mi riempiva di gioia. Ero sulla mitica acropoli dei Lacedemoni e da qui si potevano scorgere le cime ancora innevate del Monte Taigeto. Fu in quel momento che mi resi conto di respirare la forza evocativa di una storia che coinvolge una parte cospicua del nostro modo di pensare e di essere.

Provenendo dall’“isola plurale” di Sicilia, come amava definirla Bufalino, ma soprattutto da una città come Siracusa che esprime grecità in ogni dove. L’itinerario dei luoghi della grecità, costruito secondo l’esigenza di toccare con mano laddove la civiltà occidentale ebbe inizio, ha richiesto la volontà di ricercare alcune specificità nascoste nel mare vasto della storia greca antica. Di quei luoghi visti spesso in un documentario o citati in un libro o in un passo chiarificatore di Tucidide, ne ho tratto un mio reportage. Mi si perdoneranno i rimandi al luogo natìo con ingenui e spesso ripetuti campanilismi, chiedendo al lettore di seguirmi nei vari articoli in cui ho suddiviso questa lunga (ma necessaria) esposizione.

26 febbraio 2018

La vita sospesa della Crimea

Sebastopoli
Memoriale al soldato e al marinaio a Sebastopoli

Quando si atterra all'aeroporto di Sinferopoli si ha subito la sensazione d'essere giunti in un luogo sospeso dove sembra di dover trattenere il fiato per respirare il più tardi possibile.
Appena aperte le porte dell’aeromobile il mio primo pensiero è stato quello di verificare se fosse vero il fatto che la mia SIM non avrebbe ricevuto alcun segnale di rete: il mio smartphone in effetti mostrava degli strani asterischi al posto del nome e delle tacche del gestore di telefonia locale, a conferma di quanto detto. Questo blackout del roaming per i gestori occidentali vige in tutta la Crimea, salvo non volerla aggirare acquistando una scheda locale. Tutto ciò mi pone nella spiacevole sensazione di sentirmi un fuorilegge, come una persona che non rispetta i dettami delle sanzioni internazionali imposte alla penisola. Questo particolare status faceva temere ai miei parenti a casa l’idea che la regione fosse pericolosa, magari per la presenza dei militari “invasori” per le strade, con posti di blocco e sacchi di sabbia a protezione dei punti sensibili… E invece nulla di tutto ciò era vero.

20 marzo 2017

Iran, oltre i pregiudizi

strada di Teheran
Una strada di Teheran


Una donna che accenna un sorriso mantenendo il suo contegno di madre, una ragazzina curiosa protetta da un lungo hijab nero che copre tutto il corpo, oppure un anziano con la coppola - proprio come quelle che si vedono in Sicilia - che mi propone di fargli una foto... È facile incappare in queste scene se sei un turista in viaggio per l'Iran, talmente facile da sembrare assurdo a causa dei pregiudizi su questo paese.

27 ottobre 2015

«…Qua è sempre meglio…»

Africa
(Foto di Ekaterina Golovko)

Une civilisation qui s'avère incapable de
résoudre les problèmes que suscite son
fonctionnement est une civilisation décadente.
Une civilisation qui choisit de fermer les
yeux à ses problèmes les plus cruciaux est
une civilisation atteinte.
Aimé Césaire

Bambini, pance gonfie, mosche, ebola, carestia, guerre civili, povertà, sottosviluppo. Giraffe, coccodrilli, zebre, leoni, tramonti, savana.
Questo è il nostro pigro pensiero dell'Africa. Tutto il resto è un buco nero.

L'Africa è un continente sconosciuto e quello che non si conosce fa paura. In questo scritto, parte di un progetto più ampio, senza fare inchieste sensazionalistiche, cerchiamo di riordinare idee tratte dalle nostre esperienze in Africa e in Italia, dagli studi esistenti e dalla letteratura.

20 maggio 2015

Le coincidenze nel terremoto del Nepal

Macerie delle torri Patan e Basantapur, a sinistra il Gaddhi Baithak

Avevo già trascorso nove giorni in Nepal visitando luoghi dal forte impatto emotivo, conoscendo persone meravigliose e lasciandomi travolgere dall'ancestrale fascino dei templi induisti e buddisti. Adesso mi restavano le ultime ore di vacanza prima di tornare in Italia col volo delle ore 17, in fondo il viaggio per me s'era mentalmente già concluso il giorno precedente, dopo aver visitato l'ultimo tempio della città e aver comprato alcuni souvenir. Per questa ragione quella mattina invece di attendere inutilmente in albergo decisi di dedicare una manciata d'ore ad un'ultima passeggiata per le vie del centro, il mio compagno di viaggio invece, avendo avuto la febbre, sarebbe rimasto in stanza sino a quando, verso le due del pomeriggio, non fossi tornato per andare in aeroporto.

29 agosto 2014

Un matrimonio giapponese



Le differenze culturali di un paese come il Giappone (rispetto all'Italia) non possono che rendere misterioso e affascinante tutto ciò che concerne la vita e gli usi di questo popolo. La fama del Giappone risiede soprattutto in una tradizione che richiama alla mente la bellezza dei gesti e la raffinatezza di tutto ciò che oggi viene considerato uno stereotipo. Viaggiare in questo paese significa farsi carico di uno spirito di osservazione acuto, anche se non basterebbe una vita per capire i segreti di questo popolo.
Pur nella mia limitatissima conoscenza ho cercato di riportare le sensazioni e i comportamenti cui ho assistito durante un tradizionale matrimonio giapponese (era l'aprile del 2013) tra un ragazzo tedesco e una giapponese.

23 febbraio 2013

Coca: la foglia sacra degli Inca


La pianta di coca ha una stretta relazione culturale-religiosa con le popolazioni andine da tempo immemorabile. Sono state ritrovate decorazioni raffiguranti la foglia di coca nelle ceramiche pre-incaiche, risalenti addirittura a 5000 anni prima di Cristo. Da sempre la coca è stata considerata una pianta sacra, capace di realizzare una connessione tra le divinità extraterrene  e  le popolazioni che abitavano gli altipiani della catena andina, dove attualmente si estendono parte della Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e nord del Cile. Dovuta alla sua caratteristica religiosa e sacra, la pianta di coca rappresentava un simbolo di prestigio tra le comunità indigene, considerata oggetto di scambio pregiato, fino ad essere considerata una “quasi moneta” durante l’Impero Inca.

22 aprile 2012

Cipro ovvero la Berlino del Mediterraneo

C’è un’isola in Europa dove si confrontano le anime diverse del Mediterraneo, dove l’Oriente e l’Occidente si incontrano vis à vis ma senza amarsi troppo. In quest’isola infatti la differenza tra culture oppone una cesura inconciliabile, un pastiche di storia e politica che erge anacronistiche barriere. Cipro è l’ultimo avamposto d’Europa in cui sussiste un muro che taglia l’isola in due e che rende la capitale Nicosia una sorta di Berlino post bellica: a nord territorio turco a sud greco-cipriota.


25 gennaio 2012

La cremazione dei morti nel tempio di Pashupatinath


In maniera inspiegabile alcuni paesi hanno da sempre esercitato un fascino particolare nel mio immaginario.
Sin da piccolo, dalle radici della mia fantasia, alcuni luoghi emergevano più di altri, come inafferrabili gemme in mezzo al grande calderone dei paesi del mondo, creando inevitabilmente in me un'attrattiva misteriosa ed irresistibile.
Così è stato per il Vietnam, l’Ecuador, la Cambogia, il deserto Algerino, la Mongolia... ed anche per il fantomatico Nepal, impervio cuore dell’Asia meridionale.
L’immagine accesa della capitale, Kathmandu, insieme all’incredibile scenario della catena dell’Annapurna, l’Himalaya, l’Everest e il K2 continuano, oggi come allora, ad essere autentici miti inestricabilmente connessi con le pluriennali leggende sugli instancabili portatori ed eccezionali guide di alta montagna, gli impareggiabili sherpa.
Ma anche la sacralità dei templi induisti e buddisti non si sottrae al magnetismo di un paese diventato rifugio di ciò che una volta era il libero Tibet, ormai da decenni divenuto territorio cinese.
Nel dicembre del 2009 anch'io ho avuto la fortuna di visitare quei luoghi.

12 novembre 2011

Il mio Temazcal

Rito di purificazione prima del Temazcal (da Flickr foto di Calos Adampol)

Da quando avevo iniziato a lavorare a Quito in Ecuador, già da un po’ di tempo sentivo parlare tra i miei amici del posto di un rituale ancestrale che si svolgeva in tutto il centroamerica: il Temazcal.
Mi avevano assicurato inoltre che quel rituale era così diffuso che avrei sicuramente incontrato prima o poi qualcuno che lo praticava.
Io, incuriosito come al solito, decido di informarmi tramite un amico che conosce molto bene questo tipo di pratiche, riuscendo a carpirne qualche informazione aggiuntiva.
In primo luogo è un rituale/terapia molto simile nella forma ad un bagno turco, ossia vapore a volontà e sudorazione assicurata con relativa espulsione di tossine.
Il senso generale dovrebbe essere quello di ricongiungimento con la Pachamama, la Madreterra, attraverso lo scambio dei quattro elementi: terra, fuoco, acqua e aria. La terra è quella a cui ti aggrappi quando il vapore è troppo alto per rinfrescarti, il fuoco è appunto dato dal vapore in questione che ti avvolge incandescente, l’acqua è il sudore che ti purifica e l’aria è quella satura che ti penetra nelle narici.
In secondo luogo è una sorta di rituale di buon auspicio in caso di malattia o di qualche evento importante che si deve affrontare.

20 giugno 2010

La bolivia di Morales e il nuovo sogno latinoamericano

Evo Morales
Evo Morales
  
Quando si pensa all’America l’immaginario collettivo è legato a scenari di grattacieli, di megalopoli come New York e taxi gialli che sfrecciano lungo le avenue a quattro corsie. Dopo una breve riflessione, e forse con una mappa sotto gli occhi, ci si rende conto che il continente americano è diviso in tre grandi aree geografiche: il nord, il centro e il sud.

9 febbraio 2010

Ayauhasca: la liana allucinogena dell’Amazzonia

amazzonia

Non sapevo cosa mettere nello zainetto prima di partire. Non perché  mancasse lo spazio, al contrario, dopo anni di vagabondaggi in giro un po’ dove le mie tasche potessero permettermelo, avevo raggiunto una capacità di sintesi nell’organizzare il bagaglio, che tutto mi risultava superfluo.

Accanto al repellente antizanzare infilo un libro di Vargas Llosa, chiudo la tasca dello zainetto definitivamente e non ci penso più. Faccio due tiri a una sigaretta iniziata il giorno prima, che pigra si allunga sul posacenere pieno di cicche mezze consumate e lasciate lì dalla fretta. Lasciavo di nuovo la capitale, il mondo organizzato e asettico che vivevo quotidianamente. Prendo un taxi che mi lascia all’ingresso secondario della stazione degli autobus di Quito, una struttura più simile a un girone dantesco che progettato per accogliere autobus e viaggiatori. Capire dove andare non è facile, bisogna districarsi tra una miriade di persone, di venditori ambulanti e gente che grida la destinazione senza minimamente informarti sull’orario di partenza.

18 gennaio 2010

Ciò che resta del Cammino di Santiago

cammino di Santiago di compostela

Avere paura, normalmente.
Quando il cuore ha il passo veloce.

Avere paura, e non capirlo.

Eccolo l’intimo viaggio che ognuno fa, senza saperlo.
 
Oscar Lo Iacono
E’ l’idea stessa del viaggio ad intimare un legame con l’atto del movimento e con la meta da raggiungere: il fascino dell’avventura, della distanza dai luoghi abituali e quella paura che nasce quando si affronta un’esperienza nuova... Il Cammino di Santiago di Compostela è un po’ tutto questo, un percorso che assume una molteplicità di significati per coloro che scelgono di affrontare 800 Km a piedi; un cammino che assume oggi un significato molto diverso da quello dei viaggiatori del medioevo. Manlio ed Oscar due “moderni” pellegrini con alle spalle l’intero percorso, ci hanno raccontato la loro storia.