20 settembre 2018

Dalla Sicilia alla Grecia, un viaggio archeologico: da Sparta a Tebe/3

teatro di Sparta
Il teatro di Sparta

Sparta

«...se la città degli Spartani restasse deserta e rimanessero i templi e le fondamenta degli edifici, penso che dopo molto tempo sorgerebbe nei posteri un'incredulità forte che la potenza spartana fosse adeguata alla sua fama; (eppure occupano i due quinti del Peloponneso, detengono l'egemonia su di esso e su numerosi alleati esterni […]). Se gli Ateniesi invece subissero la stessa sorte, la loro importanza, a dedurla dai resti visibili della città, si supporrebbe, credo, doppia di quella reale.»

Riporto queste parole di Tucidide (I, 10) perché incredibilmente azzeccate. Di Sparta, a parte un agglomerato di moderne case insignificanti resta un’esigua area archeologica di cui parleremo a breve. Eppure nel tanto parlare dello spirito, dell’educazione e della società spartana, si sono persi tutti i segni tangibili atti ad eternarla. Anche la mitologia la marginalizza, dato che la si menziona solo come una delle città da cui partirono i contingenti per Troia e per il fatto che Menelao fosse il suo re a cui succederà Oreste figlio di Agamennone. Il resto è tutta storia, battaglie che vedono l’ascesa politica e militare dopo la supremazia di Argo. 

Sparta quindi manterrà il suo ruolo di primo piano sino alla dominazione romana e alla devastazione della città operata dai goti di Alarico nel IV secolo. A quel punto la polis scompare dalla storia per essere ricostruita a Mistra, la vicina località fortificata sul monte Taigeto su cui proseguità la sua storia medievale. La Sparta moderna fu rifondata nel 1834 nello stesso luogo dell’antica.


statua di Leonida a Sparta
La statua di Leonida a Sparta

Della città moderna campeggia una statua di fronte allo stadio che ricorda il suo re Leonida, guida dei valorosi 300 delle Termopili. Proprio dietro lo stadio si trova l’area archeologica, ovvero l’acropoli di Sparta con i suoi pochi resti; un antico edificio circolare poco distante dalla stoa romana, tracce di ciò che era l’agorà ancora tutta da portare alla luce e il teatro, che non è di epoca greca ma romana. È curiosamente il teatro ad avermi colpito più di tutti, con le sue mura di contenimento piene di iscrizioni greche che ritroverò anche nel santuario di Delfi
All’esterno dell’area archeologica, ma al centro della città si trova il cosiddetto Leonidaion, una struttura in pietra a cui è stata attribuita la tomba di Leonida, ma di cui non vi è alcuna certezza archeologica.


Mistra
Mistra e sullo sfondo Sparta

A pochi chilometri di distanza si trova Mistra, una località oggi sito Unesco e che ebbe una certa importanza in epoca medievale. Fu infatti la capitale del Principato di Morea, uno dei regni in cui era suddivisa la Grecia medievale. Qui vennero edificate diverse chiese e un’importante struttura difensiva arroccata sul fianco del monte. La visita in questo luogo è piuttosto faticosa ma viene ben ripagata dalle tante chiese bizantine ortodosse, alcune delle quali ricche di affreschi di grande suggestione.

Olimpia

stadio di Olimpia
Lo stadio di Olimpia

Olimpia è bagnata da due fiumi che si uniscono, il Cladeo e l’Alfeo. Quest’ultimo ha sempre assunto per me una connotazione immaginaria perché collegato al mito di Aretusa e Alfeo, molto comune a Siracusa. Il mito racconta che la ninfa Aretusa fosse stata insidiata dal dio fluviale Alfeo, la nereide fuggendo chiese l’intervento di Artemide che la trasformò in fonte. Alfeo quindi venne trasformato da Zeus in fiume onde unirsi a lei sotto forma di corrente d’acqua che dalla Grecia giunge in Ortigia. 
È interessante notare quanto sia forte il legame tra le due sponde dello Ionio grazie ad un passo di Strabone in cui si afferma che quando a Olimpia si celebravano dei sacrifici le acque della fonte Aretusa si coloravano di rosso, oppure se si gettava una coppa nell’Alfeo la si sarebbe potuta ritrovare in Ortigia. Insisto ancora su questo legame anche parlando delle tante vittorie olimpiche riportate dai tiranni Dinomenidi Gelone e Ierone I i quali ci hanno lasciato ricche testimonianze come ex-voto. Ma non sono gli unici sovrani ad aver vinto le olimpiadi perché si contano figure piuttosto note come Alcibiade, Filippo II di Macedonia (padre di Alessandro Magno) e persino l’imperatore Nerone.

Ermes con Dioniso
Ermes con Dioniso
Non si sa bene l’origine dei giochi perché vi sono diverse leggende ad tal proposito, si può solo dire che essi venivano organizzati in onore di Zeus ed Era, ragion per cui troviamo un importante tempio dedicato a Zeus e un altro ad Era. Nel sito vi sono anche diverse strutture atte ad accogliere gli atleti, come il ginnasio e vari alloggi tra cui la villa di Nerone. Il famoso stadio in cui si svolgevano le gare non è dell’epoca ma più tardo, in quanto l’area venne modificata urbanisticamente e della vecchia costruzione se ne sono perse le tracce. Nei pressi dello stadio, che si trova sotto la collina dell’Altis c’è l’area sacra con i già citati templi e gli edifici dei tesori. Questi erano dei locali in cui venivano riposti i cospicui doni delle città partecipanti lasciati in onore di Zeus, spesso a seguito di vittorie. Interessante notare anche una folta presenza di città italiane come: Siracusa, Metaponto, Selinunte, Sibari e Gela. L’edificio di Gela era il più grande, segno di una forte importanza data da questa città alle gare.


L'elmo votivo di Ierone I

Il museo di Olimpia mostra la storia e i reperti del sito tra cui un incredibile Ermes con Dioniso di Prassitele, che ancora una volta conferma la perfezione assoluta raggiunta dai greci nella statuaria, inoltre dei monumentali frontoni e due elmi votivi offerti dal tiranno Ierone I di Siracusa con l’iscrizione dedicatoria per la vittoria sugli etruschi nel 474 a.C. 

Peso per eseguire il salto in lungo con
rappresentazione su piatto

In un altro museo di Olimpia invece si scopre come la gara del salto in lungo, oggi eseguita tramite una corsa a tre balzi, in epoca antica iniziava da fermo con uno slancio ottenuto da due pesi impugnati e di cui restano alcuni preziosi pezzi. Inoltre i premi non erano medaglie ma semplici rami di alloro o olivo. Nessun premio in denaro, solo una fama imperitura che avrebbe concesso per via indiretta una vita agiata grazie al favore dei concittadini che consideravano i vincitori alla stregua di eroi.

Delfi

Delfi
Il teatro di Delfi e il tempio di Apollo

Quando si affronta con l’auto la lunga e tortuosa strada che dal Peloponneso raggiunge Delfi, posta tra i monti della Grecia Centrale, si può avere solo una vaga idea della difficoltà e della fatica necessarie per poter consultare l’oracolo.

Anche l’oracolo di Delfi possiede un suo retroterra mitologico che ne fa comprendere le caratteristiche. Il fondatore di Delfi era Delfo uno dei figli di Poseidone, il dio per potersi unire a Melanto (madre di Delfo) si trasformò in delfino da cui l’assonanza con il nome greco. Ma c’è un altro legame con questo mammifero, perché Apollo si trasformò in delfino per condurre una nave cretese sino al porto di Delfi consacrando poi l’equipaggio come suoi sacerdoti. 
Tuttavia il mito più famoso è quello di Pitone, figlio di Gea che aveva insidiato Latona, madre di Apollo, mentre era incinta del dio. Apollo da adulto si vendicò uccidendo il mostro proprio a Delfi con l’aiuto delle sue frecce divine. Apollo poi apprenderà l’arte divinatoria da Pan e così nacque l’oracolo le cui sacerdotesse erano le Pizie dal nome della creatura sconfitta. Non è un caso infatti la presenza in situ di una colonna serpentina in bronzo che venne asportata dall’imperatore Costantino e condotta a Costantinopoli. Oggi è esposta in un museo della città ma una copia è presente nella piazza dell’ippodromo di Istanbul così come un’altra copia è presente sul sito di Delfi. Non è poi un caso se anche a Delfi si organizzassero dei giochi detti Pitici e il premio era una corona di alloro, pianta sacra ad Apollo.


colonna serpentina
La copia della colonna serpentina davanti al tempio di Apollo

I responsi oracolari si collegano un po’ a tutta la storia antica, specie ad eventi importanti come la fondazione delle colonie, la nascita di Pitagora, le guerre persiane, la guerra del Peloponneso, le conquiste di Alessandro Magno, sino ai responsi per gli imperatori romani. L’importanza di Delfi nel mondo antico la rendeva il cosiddetto ombelico del mondo anche per la presenza della pietra dell’omphalos, questa pietra era quella che Rea fece ingoiare a Crono al posto del figlioletto Zeus, il quale da adulto liberò i fratelli inducendogli il vomito; oltre ai titani finalmente liberati, egli scagliò su Delfi proprio l’omphalos.

omphalos
L'omphalos

Il sito di Delfi lo si percorre ascendendo, passando dapprima da alcune vestigia romane come l’agorà per poi passare davanti ai ruderi degli edifici dei tesori, finché si giunge alla spianata del tempio di Apollo, il tempio degli oracoli. Esso è sorretto da un muro poligonale da cui si accedeva proprio sotto il tempio all’antro della Pizia, laddove i vapori favorivano i vaticini. La Pizia sedeva su di un tripode, oggetto molto presente tra i reperti dei musei greci. Purtroppo questo ingresso non è visitabile e neanche visibile... 


Iscrizioni greche sulle mura poligonali

Ascendendo ancora troviamo il teatro con la spettacolare veduta sulla vallata e lo stadio ancora perfettamente intatto. Sono molto suggestive poi le iscrizioni greche rintracciabili un po’ ovunque lungo le mura poligonali, segno di un passaggio continuo di pellegrini e devoti ad Apollo, dato che in questo luogo si veniva anche per pregare la divinità.


L'auriga di Delfi

Il museo di Delfi è molto interessante, non solo perché mostra i tanti reperti del sito ma soprattutto per la presenza di manufatti di grande importanza tra cui l’auriga di Delfi. Questa statua in bronzo di grande fattura venne donata dal tiranno Polizelo di Gela, un altro Dinomenide che lasciò un segno importante a fronte della sua vittoria olimpica nella corsa dei carri.

Termopili

Il mausoleo delle Termopili

Da Delfi la strada che permette di svalicare i monti della Grecia centrale conduce direttamente presso una località rimasta celebre nella storia, il passo delle Termopili. Allora il passo era davvero un passaggio stretto, chiuso da un lato dai monti e dall’altro dalla linea del mare. Oggi la costa è cambiata e la morfologia del luogo richiama vagamente alle condizioni della battaglia del 480 a.C. contro i Persiani. A dare l’idea delle strette dimensioni del passo c’è la linea dell’autostrada che passa in questo punto. 
Di quella eroica battaglia resta un monumento a Leonida e dei 300 valorosi. Tuttavia non bisogna dimenticare che prima di essere un luogo di battaglia le termopili erano una località termale. Le acque sulfuree ancora oggi mantengono le stesse proprietà, tanto da essere utilizzate dai residenti per un bagno bollente.


Il passo delle Termopili

Meteore

Le Meteore al tramonto

La ragione per cui si giunge in questa magnifica località è soprattutto paesaggistica. Più che i monasteri arroccati sugli speroni di roccia è la conformazione naturale delle rocce a creare suggestione e stupore. I vari monasteri greco-ortodossi sorti in questo luogo mantengono indubbiamente l’antica inaccessibilità, per cui non solo le ripide scale rendono difficile la visita, ma soprattutto la possibilità di far salire i viveri per i religiosi. Per questa ragione sono presenti montacarichi e ascensori, un tempo di legno, oggi di moderna concezione. Ma il vero spettacolo è il panorama, sia dall’alto che dal basso, per cui gli impavidi turisti si sporgono pericolosamente sulle rocce a strapiombo. Lo spettacolo più grande è ovviamente al tramonto, quando il sole colora tutto di tonalità calde e la maggior parte dei turisti è andata via permettendo di godere del silenzio e della bellezza aggraziata della natura.
Dopo questa parentesi ci spostiamo verso l’ultima tappa del nostro viaggio, una città ricca di memorie ed evocazioni...

Uno dei monasteri tra le rocce

Tebe

Oggi andare a Tebe ha poco senso perché poche sono le tracce della storia, talmente poche da suggerire una breve sosta per vedere al più i resti del palazzo miceneo della rocca Cadmea che venne distrutto dagli Epigoni e le cui vicende sono descritte ne I sette contro Tebe. Per quanto le rovine diano un’immagine parziale, essendo poi coperte dalle vicine abitazioni della moderna città, esse pongono una forte evocazione su cui è necessario spendere alcune parole.


La rocca Cadmea
La rocca Cadmea

Tebe è innanzitutto un luogo del mito, a cominciare dal nome della rocca Cadmea che prende il nome da Cadmo. Questi era il figlio di Agenore re di Tiro, mandato dal padre a cercare la figlia Europa rapita da Zeus. Cadmo giunto in Grecia decise di consultare l’oracolo di Delfi che gli suggerì di seguire una vacca e laddove si fosse fermata di fondare una città, cioè Tebe. Egli si unì in matrimonio con Armònia da cui nacquero dei figli. Da sua figlia Semele unitasi a Zeus nascerà Dioniso che diffonderà da qui il suo culto espresso dalle baccanti, la cui omonima tragedia narra della morte del re di Tebe Penteo che ne voleva impedire il culto.
Tra i discendenti di Cadmo troviamo Laio che divenuto re si sposerà con Giocasta. Laio aveva commesso un crimine in passato, aveva stuprato il figlio del re Pelope il quale si suicidò per la vergogna. Questi allora gli lanciò una maledizione secondo cui suo figlio lo avrebbe ucciso e lo stesso si sarebbe poi unito carnalmente con la madre. Stiamo parlando della tragedia di Edipo che dopo la nascita venne adottato dal re di Corinto Polibo. Edipo poi scoprì d’essere un figlio adottivo e nell’andare alla ricerca della verità incappò in suo padre che uccise senza poter sapere chi realmente fosse, allo stesso modo giunse a Tebe decidendo di affrontare l’enigma della sfinge che flagellava la città. Egli riuscì nel suo intento e investito della corona della città sposando anche Giocasta che completerà i dettami della maledizione. A Tebe visse pure l’indovino cieco Tiresia che fa da sfondo ai miti più famosi della Grecia, e Eracle che cresciuto a Tebe troverà anche una moglie che ucciderà a causa della follia indotta da Era.

Da un punto di vista storico Tebe ha un’origine antica, la rocca Cadmea era abitata già nel III-II millennio a.C. la città poi divenne l’ago della bilancia per molte delle vicende storiche della Grecia antica divenendo persino alleata dei persiani pur di andare contro Atene. Ciò le portò parecchi alti e bassi venendo infine distrutta da Alessandro Magno, soggiogata poi dai romani e ridotta a una città secondaria (eccetto brevi parentesi) per quasi tutto il resto.




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