4 aprile 2011

Michael Conradt: “La filosofia e la vita vera”

Dal convegno del 2.03.2011 presso l’Evangelische Akademie

Più volte il professor Conradt ha sottolineato, durante la presentazione, che la filosofia non è stata per lui una giustificazione esistenziale, un appiglio grazie al quale lenire personali insoddisfazioni o frustrazioni. La filosofia ha avuto un altro senso, un altro ruolo. Io non posso certamente contraddire le parole del professore ma è lecito chiedersi quale ruolo possa avere la filosofia per un uomo che intenda viverla appieno, se non quello totalizzante in grado di colmare quei vuoti esistenziali nei quali noi uomini sempre cadiamo. È difficile credere allo studio asettico di una materia che abbisogna dello stupore infantile di una parte dell’uomo che non può essere solleticata se non dall’incanto, dalla meraviglia scaturita dalla passione più pura. Come ogni cosa nella vita, tutto serve a salvare le nostre esistenze inaridite e fragili, e, forse, il più bel Deus ex Machina è offerto dall’incanto, dall’“amore del sapere” offerto, appunto, dalla filosofia.


Michael Conradt, professore di filosofia applicata presso l’istituto di Icking, è stato l’ospite d’eccezione di una già avviata stagione culturale presso l’Evangelische Akademie (Accademia evangelica) a Monaco di Baviera. Ad accoglierlo molti partecipanti che non hanno lasciato la sala al termine della presentazione del professore, ma che anzi hanno vivacizzato il dibattito fino alla conclusione di questo.


Il titolo dell’incontro sul quale si è incentrato il pensiero del prof. Conradt è “la filosofia e la vita vera”. 

Nel nome dell’incontro è possibile riconoscere una questione che apre la domanda che affligge la filosofia dal suo nascere: è davvero la filosofia e i suoi filosofi, inutile ai fini pratici? È davvero lontana, cieca dalla verità? È essa un «überflüssiges Luxus» (un lusso superfluo), come chiede a tutti il prof. Conradt? Si parte dalla filosofia di Aristotele e di Platone. Conradt riprende le parole del filosofo Platone, il quale diceva che la sua anima risiedeva al di sopra delle nuvole, su nel cielo e da quella altura guardava le stelle e non ciò che stava giù, nella vita concreta. Secondo la posizione menzionata il filosofo risiede certamente in una dimensione distante dalla vita concreta: «Philosophen sind weltfremd» (I filosofi sono estranei al mondo –  “vero” n.d.a.).

Non diverso il parere di Aristotele, secondo il quale le preoccupazioni prime e più urgenti dell’uomo sono i beni materiali come i vestiti, il nutrimento e così via. Solo in ultimo compaiono esigenze spirituali e dunque il bisogno di filosofia, anche qui identificato come un «Luxus» (lusso) che «serve solo a se stessa».
Eppure, continua Aristotele per bocca di Conradt, la filosofia è il bene più prezioso e non superfluo, come si crede all’unanimità. L’uomo non necessita, infatti, solo del materiale. In lui forte è il bisogno di un nutrimento «geistig» (spirituale). A lungo l’uomo si è interrogato su valori come la morale, la felicità, il senso. Questi non sono che valori filosofici, che la filosofia sola può ricercare e tentare di spiegare in vista di un soddisfacimento interiore e spirituale dell’uomo. Conradt sottolinea qui, che la filosofia è in questo caso «Voraussetzung» (presupposto, condizione prima).

Il senso di un valore come quello di giustizia, così importante nella formazione di ogni Stato democratico, ha bisogno della figura del filosofo; così il povero giudicherà questo valore diversamente dal ricco, ognuno darà alla giustizia un significato diverso a seconda dell’uso che quest’ultimo ne fa. Qui si impone quel punto di vista oggettivo del filosofo, perché non immesso nella realtà pratica, e quindi unico individuo capace di dare un senso alle cose sciolto da interferenze soggettive. Sarà, allora, solo la filosofia, a scoprire il significato puro del valore di giustizia

A questo punto Conradt divide la storia della filosofia in due parti: quella del XVII-XVIII sec. da quella inaugurata con l’avvento del pensiero di Karl Marx.
Se confrontiamo la vita del popolo prima e dopo l’illuminismo molto è cambiato. Nella società pre-Illuminismo, ad esempio, i bambini venivano venduti come futuri soldati. Quello che avverrà dopo l’Illuminismo è una piena presa di coscienza della libertà dello spirito, dei principi dell’uomo in vista dell’abbattimento di barbarie di questo tipo. In questo caso è evidente l’importante passo operato dalla filosofia, in favore dei diritti dell’uomo.

Con Karl Marx, e i principi del comunismo, si prosegue sempre su questa linea, verso quel progressivo cambiamento culturale di cui oggi la nostra società è il risultato più tangibile.

È certo innegabile che gli esempi portati da Conradt offrono una panoramica essenziale dei progressi operati, mediante la riflessione filosofica dei valori, che hanno cambiato la nostra società. Non solo, però, la filosofia dell’illuminismo e quella di Karl Marx hanno operato in tal senso. La filosofia antica, ad esempio quella di Platone e di Aristotele, ha pure forgiato la nostra cultura. Platone e la sua divisione del mondo delle idee e della materia, dove la figura di Dio non è di questo mondo ma dell’altro. 

Ma cosa offre oggi la filosofia?, continua Conradt. Oggi, secondo il professore, è più difficile comprendere quale sia l’influenza della filosofia sulla società odierna. Un possibile riscontro sarà effettivo solo tra alcuni decenni. Oggi le questioni alle quali i filosofi dedicano la loro riflessioni sono quelle terrorismo e della fecondazione assistita, ad esempio. Quest’ultima apre una serie di domande morali – alle quali si interessa anche la Chiesa – sulla vita: quando inizia la vita? Quando, a partire da quale momento si può parlare di uomo, da quale mese?
Queste domande sono al centro di studio di molti filosofi, i quali elaborano queste domande aiutati da altre discipline, come la biologia e la bioetica. La riflessione filosofica necessita di molto tempo. Al contrario del modo di vivere frenetico odierno, la filosofia abbisogna della sospensione materiale del tempo come lo intendiamo oggi, per una ripresa del vero atto del pensare. Dunque come è il pensiero filosofico, quali sono gli aggettivi che lo determinano?

Il pensiero filosofico è…

- calmo, non frenetico 
- non superficiale 
- scettico e critico 
- universale perché globale, indirizzato a tutti e non a gruppi specifici
- apolitico, libero da ogni consenso o partecipazione a nuclei politici di parte

Oggi la fortuna della filosofia su un piano pratico è riscontrabile nel successo di alcuni testi scritti non da filosofi, bensì da scrittori che tentano una chiave filosofica della vita per poter offrire delle scappatoie alle sofferenze d’amore o un senso della vita. Si chiede Conradt: «…ma non è questa una strumentalizzazione della filosofia?». Nessuna risposta, o meglio, ognuno può filosofare da sé.

Prima di chiudere il professore elenca le tre massime che ha fatto sue, alle quali da sempre si attiene e sulle quali, forse, ognuno di noi dovrebbe riflettere:

1. «Riconosci te stesso». Pensa a chi sei e non dimenticare che sei solo un uomo
2. «Non troppo». Non esagerare, non essere tracotante
3. «Sii aperto, ma critico». Resta aperto a questa terra senza mai perdere la forza del pensiero individuale.

Ora, ognuno oggi è stretto alle sue personali convinzioni che lo tengono in vita. Il piccolo mondo individuale, costellato dalle molteplici infelicità e incomprensioni esistenziali, è sempre equilibrato dalle risposte vitali che ogni individuo ricerca e offe in maniera personalissima. Eppure questo percorso così individuale ed unico può diventare una magnifica scoperta se affrontato con gli occhi dei grandi filosofi passati, i quali, parlandoci a tanta distanza di tempo, riescono a far riconsiderare il nostro presente.



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