La tecnica della stampa fu inventata nella seconda metà del Quattrocento a Magonza. Danke, Herr Gutenberg! Ne conseguì che la meccanizzazione della produzione di testi scritti (non solo libri) rese molto più rapida la diffusione del sapere. Poteva mai la Chiesa, specie in quel periodo denso di oscurantismo, starsene a guardare? Certo che no. Il Vaticano decise di elaborare al più presto nuove forme di controllo. Detto, fatto: nel 1559 papa Paolo IV, non a caso passato alla storia come il Papa Inquisitore, poco prima di morire il 18 agosto, come ultima e decisiva volontà firmò il famigerato Index librorum prohibitorum, da allora in poi aggiornato periodicamente (si contano una ventina di aggiornamenti ufficiali) fino al Novecento, quando la Congregazione per la dottrina della fede decise di sopprimerlo definitivamente il 4 febbraio del 1966. Tecnicamente l'Index fu abrogato nel contesto delle riforme introdotte dal Concilio Vaticano II, sotto papa Paolo VI.
Ma ancor prima della formalizzazione della censura voluta dalla Chiesa nel 1559, innumerevoli furono nei secoli le ostilità aperte del potere spirituale contro la Cultura, fin dal primo Concilio di Nicea del 325 D.C., passando da Innocenzo III a Leone X, fino alle continue e reiterate manovre messe in campo lungo tutto il Medioevo. Tra queste, il rogo materiale dei libri era una forma immediata di controllo delle coscienze, spesso utilizzata per distruggere testi considerati eretici, immorali o pericolosi, specialmente in concomitanza di contestazioni aperte tra i potenti di turno che misuravano la rispettiva potenza contando uomini ed eliminando intellettuali. Fenomeno per nulla raro, a quei tempi.
Pensiamo ad esempio al rogo di Parigi dell'estate del 1242: uno dei più grandi ed emblematici roghi medievali che la Storia ricordi, ma accaduto almeno due secoli prima della divulgazione della stampa! Era il 1240 quando, nell'antica Lutetia da poco ridenominata Parigi, l'ebreo convertito Nicholas Donin denunciò il Talmud in pubblica controversia. Avallando quella trovata, il re Luigi IX (sovrano poi divenuto San Luigi, condotto al trono da Giovanna D'Arco) ordinò la confisca e la distruzione di tutti i Talmud allora in circolazione. Le cronache riportano che il 17 giugno 1242 furono bruciati 24 carri pieni di manoscritti ebraici. Un'incalcolabile perdita bibliografica e culturale. Si trattava comunque di una pratica già diffusa: bruciare il Talmud era diffuso non solo in Francia ma anche nella cattolicissima Spagna degli "illuminati" sovrani Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, specialmente verso la fine del Medioevo, quando le inchieste della Santa Inquisizione portarono alla distruzione di migliaia di volumi a ritmi sempre più sostenuti.
E i cosiddetti falò delle vanità (così alcuni amavano chiamarli) puntavano proprio a epurare la cultura, includendo nei roghi non solo i testi ebraici ma anche i grandi classici discordanti con la politica allora dominante, o le opere di autori palesemente avversi al regime di turno. Tra i più famigerati falò delle vanità si ricorda quello organizzato dal frate domenicano Girolamo Savonarola a Firenze il 7 febbraio 1497 (un martedì grasso) in Piazza della Signoria. Fu una spettacolare distruzione in pubblica piazza non solo di libri ma di beni considerati peccaminosi: furono bruciati specchi, cosmetici, abiti di lusso, strumenti musicali, libri e dipinti considerati "immorali", compresi alcuni creati da Sandro Botticelli.
E celebre per la sua spettacolarità fu anche il rogo di Roma del 9 settembre 1553 in Campo de' Fiori. Era la festa di Rosh Hashanah, il capodanno ebraico, e il cardinale Carafa (futuro Papa Paolo IV) con l'approvazione di papa Giulio III ordinò di bruciare migliaia di copie sia del Talmud che di altri libri ebraici, tutti confiscati in varie città della penisola italica.
Ancora, durante la Guerra dei Trent'anni che abbracciò i decenni tra il 1618 e il 1648, la sistematica distruzione di libri e biblioteche fu una delle devastanti conseguenze legate al conflitto religioso e politico che piegò l'Europa centrale. In quegli anni bui e cruenti la pratica di bruciare testi fu molto diffusa e contestuale soprattutto al saccheggio delle città, sotto il pretesto considerato "sacro" di voler cancellare l'eresia confessionale.
Facendo un grande salto in avanti nei secoli, nell’Italia di Mussolini la censura si concentrò tra il 1938 e il 1942: fu stilata una lista di autori e libri "sgraditi" al regime, e fu sancita in termini tecnicamente legali. Infatti, il primo intervento legislativo fascista che riguardò la censura dei libri fu il Testo unico di Pubblica sicurezza del 6 novembre 1926. Questo stabiliva che la polizia potesse intervenire su tutte quelle pubblicazioni che fossero ritenute "contrarie agli ordinamenti politici, sociali o economici dello Stato", o anche solo "lesive del prestigio dello Stato o dell’autorità", oppure "offensive del sentimento nazionale".
Tra le conseguenze più assurde di questa censura va ricordata quella perpetrata a danno della Biblioteca Universitaria di Bologna: qui, in ottemperanza a una specifica circolare del 23 settembre 1942 firmata da Giuseppe Bottai (prima a capo del ministero delle corporazioni e poi ministro dell'educazione nazionale), i libri sottoposti a censura furono marchiati col timbro "Lib. Sg.", cioè libro sgradito.
Nella Germania del Terzo Reich tutto ciò che potesse riguardare la censura fu gestito da Goebbels, ministro della Propaganda, in modo tanto spietato quanto efficiente. Fu lui infatti a organizzare molti roghi di libri scritti da autori che erano considerati come rappresentanti dello “spirito non tedesco”, quindi di una “cultura degenerata”: ebrei, comunisti, socialisti, artisti delle avanguardie, sostenitori della Repubblica di Weimar, critici della morale e della religione, pacifisti, giornalisti oppositori e satirici.
Se la libertà di stampa significa qualcosa,
significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire.
George Orwell
Lucia Abbatantuono





Nessun commento:
Posta un commento
Si ricorda che i commenti sono soggetti ad approvazione dell'amministratore, pertanto potrebbero essere necessari alcuni giorni prima di visualizzarli.