12 febbraio 2026

Intervista a Giuseppina Irene Groccia


Giuseppina Irene Groccia è un'artista, graphic designer, giornalista e direttrice del blog L’ArteCheMiPiace e del magazine ContempoArte, che oltre al territorio italiano è presente anche a Dubai. Collabora con Elapsus e molte altre riviste, mantenendo sempre alta l'attenzione sul mondo dell'arte e sulla valorizzazione degli artisti. Ha partecipato a numerose esposizioni in Italia e all'estero. Le sue opere sono entrate a far parte di collezionisti privati e gallerie. Ha anche pubblicato due libri fotografici con le sue opere. Tutti questi elementi ci hanno spinto a voler conoscere meglio le sue idee e i suoi progetti.

Come è iniziato il tuo interesse per l’arte e quali sono gli artisti di riferimento?

Il mio interesse per l’arte nasce fin da giovane, già da bambina amavo disegnare e, durante l’adolescenza, trascorrevo ore immersa tra matita e carboncino, esplorando un mondo segreto in cui rifugiarmi.
Il mio percorso di studi però ha preso una direzione diversa, allontanandomi temporaneamente da quella che, all’epoca, non riconoscevo ancora come la mia vera vocazione. Sono cresciuta all’estero, in un ambiente multietnico e culturalmente stimolante, dove confrontarsi con mentalità diverse era naturale e dove la curiosità e l’apertura verso il nuovo ha sicuramente influenzato il mio sguardo sul mondo.
Gli anni Ottanta, con la loro grande energia creativa, hanno segnato anche il mio immaginario. Ero attratta dalle grafiche degli LP, dalla new wave e dal pop sperimentale. La libertà espressiva di quel periodo ha influenzato in modo naturale il mio gusto visivo, avvicinandomi a un’arte più contaminata e innovativa.
Solo in età adulta ho deciso di tornare consapevolmente alla mia passione, coltivandola con dedizione attraverso studi, letture, corsi e sperimentazioni personali. In questo cammino, ho trovato ispirazione in artisti e movimenti che sento particolarmente affini alla mia sensibilità. Amo Gustav Klimt e l’Art Nouveau per la loro eleganza, il gusto per il dettaglio e la capacità di trasformare l’ornamento in emozione. Le sue figure femminili, giovani, seducenti e al tempo stesso malinconiche, mi hanno sempr affascinata, in esse ho compreso quanto l’arte possa essere potente, senza tempo e capace di parlare all’anima.
Mi sento anche vicina allo spirito anticonvenzionale del Dadaismo, che rompe le regole e invita a guardare oltre i confini tradizionali dell’arte, così come ammiro profondamente Caravaggio per il suo magistrale uso della luce e dell’ombra e per l’intensità emotiva delle sue opere.
In fondo, ciò che mi guida è l’amore per la contaminazione tra i linguaggi artistici e per la sperimentazione. È per questo che sento una forte affinità con l’arte contemporanea, non la vedo come un semplice periodo storico, ma come una ricerca incessante di rinnovamento, un dialogo continuo tra elementi classici e tecniche innovative, capace di aprire orizzonti nuovi e poetici.


Nelle tue opere è ricorrente il soggetto femminile. Cosa vuoi esprimere con esso?

Nelle mie opere il soggetto femminile non è frutto di una scelta consapevole, ma nasce quasi da sola, come una necessità interiore. Non ho mai sentito il bisogno di dipingere paesaggi o scenari esterni: il mio vero paesaggio è sempre stato il corpo e il volto della donna. Non li vedo solo come forme estetiche, ma come luoghi simbolici dove si concentra tutta la complessità della loro esistenza. La bellezza, per me, non è mai solo decorativa: attraverso il corpo e lo sguardo cerco di mostrare l’interiorità, fatta di dubbi, verità, silenzi e delle tante contraddizioni che ogni donna porta con sé.
Sono nata come pittrice, ma nel tempo ho approfondito anche l’arte digitale e la fotografia, spingendomi verso lo sperimentale. In tutte e tre le espressioni artistiche, però, rimango sempre fedele alla figura della donna. Questa tematica è il filo conduttore che attraversa il mio lavoro e dà coerenza a ogni mia ricerca.
In tutte le mie figure femminili, la posa non è mai provocatoria, ma piuttosto un modo per affermare se stesse. Lo sguardo, invece, è pensato per interrogare e far riflettere, più che per sedurre. In ogni volto e in ogni linea si può vedere una traccia di conflitto interiore, un tema che mi interessa molto dal punto di vista esistenziale e filosofico.
Molti dei miei dipinti parlano della dualità femminile, intesa come uno “sdoppiamento” dell’identità: la convivenza di forza e fragilità, di ragione e istinto, di luce e ombra. Credo che questa duplicità riguardi tutti noi, perché l’identità non è mai fissa o semplice. È un campo in continuo cambiamento, fatto di tensioni opposte che, alla fine, definiscono davvero chi siamo.
Il mio legame con Klimt nasce proprio da questa convinzione. Anche lui ha sempre posto la donna al centro della sua ricerca, elevandola a simbolo di bellezza, forza e mistero. Tra le sue opere, Giuditta è quella che sento più vicina a me, una figura femminile libera, consapevole, coraggiosa, straordinariamente moderna per il suo tempo. Klimt, in questo senso, è stato davvero visionario. Guardando i suoi dipinti ho la sensazione che parlino al presente, perché riescono a catturare una verità senza tempo sulla femminilità e sull’essenza dell’essere.


Quando e in che circostanze è nata l’idea di creare una rivista d’arte?

L’idea di creare una rivista d’arte, che poi sarebbe diventata il mio magazine Contempoarte, è nata come naturale evoluzione e prosecuzione del mio blog L’ArteCheMiPiace. Il blog è uno strumento fantastico perché permette di diffondere contenuti in modo rapidissimo, puoi condividere notizie, interviste, pensieri in tempo reale, e questo ha un valore enorme.
Ma sentivo anche il bisogno di dare ai contenuti più rappresentativi una forma più duratura, qualcosa che si potesse “toccare con mano”. Sfogliare una rivista cartacea, o anche digitale in formato sfogliabile, ha un altro significato, ti invita a soffermarti, ti restituisce il piacere della lettura lenta e cosciente, e soprattutto rende il contenuto permanente. È un modo per dire… questo merita di restare, di essere conservato e di poter essere rivisitato nel tempo.
Negli ultimi mesi ho apportato diverse migliorie, in primis la qualità di stampa, che è molto migliorata, rendendo ogni copia ancora più piacevole da sfogliare. Oggi la rivista ha una registrazione ufficiale, un deposito legale e un codice ISSN, requisito fondamentale per l’archiviazione permanente presso il Centro Italiano ISSN, organismo del Consiglio Nazionale delle Ricerche, e per il deposito presso la Biblioteca Nazionale Centrale. Tutto questo garantisce che i contenuti restino conservati nel tempo, dando loro una vita propria e tangibile.
Ho lavorato molto anche per rafforzarne la divulgazione, da sempre una delle mie priorità, puntiamo a raggiungere in modo mirato operatori del settore e, recentemente, siamo riusciti a far conoscere Contempoarte anche a livello internazionale, entrando in contesti importanti come la scena artistica di Dubai. Per me, tutto questo non significa solo promuovere una rivista, è dare ai contenuti una vita propria, renderli tangibili e duraturi, e permettere che arrivino a chi ama l’arte con la stessa passione con cui sono stati creati.

Quanto l’arte contemporanea oggi è in grado di incidere e coinvolgere il pubblico? 

Io credo che l’arte contemporanea abbia un grande potere di coinvolgere il pubblico, ma in modo diverso rispetto all’arte classica. Personalmente amo l’arte classica per la sua capacità tecnica e per il modo in cui sa evocare la bellezza, soggetti armoniosi, composizioni perfette, dettagli studiati con cura… tutto questo crea un piacere immediato, perché risponde a canoni visivi e sensoriali che tutti possiamo riconoscere.
L’arte contemporanea, invece, mi affascina per la sua libertà espressiva, per il fatto che riflette in modo diretto il pensiero e le emozioni di chi la crea. Non sempre è “bella” nel senso classico del termine, anzi a volte può sembrare persino sgradevole o difficile da guardare, ma è proprio questo che la rende autentica, in modo diretto e senza filtri ci mette di fronte a una visione soggettiva e molto intima, invitandoci a entrare nella testa e nelle riflessioni dell’artista.
In questo modo, il pubblico viene davvero coinvolto quando riesce a cogliere la differenza tra ciò che è familiare e ciò che è nuovo, tra la bellezza riconoscibile e l’interpretazione personale dell’artista. L’arte contemporanea ha proprio questa forza, che è quella di non limitarsi a piacere, ma a far riflettere, a sorprendere, a interrogarci ed infine ad emozionarci in modo personale. È una sorta di invito a entrare in sincronia con l’artista, anche in silenzio, lasciandoci guidare dalla sua visione e dalla sua creatività.

Riscontri interesse o ritrosia nei confronti dell'arte contemporanea?

Io amo tutta l’arte e credo che sia importante dare spazio a tutte le sue espressioni. In fondo, è proprio questa pluralità a renderla veramente democratica. Ogni artista esprime un pensiero che si manifesta non solo nei gesti, nella tecnica, ma soprattutto nelle emozioni e nelle riflessioni che ci mette dentro. Sminuire un tipo di espressione o un altro significherebbe ignorare l’onestà e la sincerità di chi crea.
Il pubblico, poi, è vasto e diverso, quello che a qualcuno non piace, può invece emozionare un altro. Per me è normale e giusto che esistano tante proposte diverse, con reazioni che vanno dall’apprezzamento alla ritrosia. È proprio questo che rende l’arte così ricca e stimolante, essa è fatta per essere vissuta, interpretata e amata in modi diversi da ciascuno di noi.

Hai dei progetti per il futuro? Opere da realizzare o progetti culturali da portare avanti?

Certo, ho diversi progetti e programmi per il futuro, sia nella mia sfera personale come artista, sia nel mio lavoro di art blogger e editore. Quello che unisce tutti i miei desideri è la voglia di continuare a studiare, a imparare e ad arricchirmi, anche attraverso il confronto diretto con tanti artisti con cui mi confronto ogni giorno nel mio lavoro, e con i miei collaboratori, che condividono la mia stessa passione per l’arte.
Credo che proprio questa passione condivisa ci faccia crescere, ci aiuti a guardare al futuro con curiosità e apertura, e ci spinga a creare nuove prospettive, sempre stimolanti e sorprendenti.

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