Dino Buzzati (1906 - 1972) è noto al pubblico soprattutto per il suo romanzo Il deserto dei Tartari e per le sue raccolte di racconti dove il fantastico si intreccia con il reale narrato con il piglio meticoloso del giornalista.
Dino Buzzati (1906 - 1972) è noto al pubblico soprattutto per il suo romanzo Il deserto dei Tartari e per le sue raccolte di racconti dove il fantastico si intreccia con il reale narrato con il piglio meticoloso del giornalista.
Piero Gauli (1916 - 2012) è stato un pittore, scultore e scenografo, esponente del Gruppo Corrente. Artista con una lunga storia alle spalle (internato in campo di concentramento), importanti esposizioni e una sterminata produzione di indubbio valore. Tutto ciò non è stato tuttavia sufficiente ad assicurarne la fama dopo morto. Proviamo a capire le ragioni di questo ingiusto declino.
Uno degli obiettivi primari dell’arte è quello di avvicinare, unire, connettere anime presenti in tutto il mondo. Che sia musica, letteratura o pittura, l’arte espressa in tutte le sue innumerevoli forme può essere come un filo che può oltrepassare i limiti spazio - temporali: un’opera di ieri può emozionare anche oggi, così come un’opera creata in un paese sperduto può approdare in una grande metropoli. Uno dei fenomeni artistici che concretizzano al meglio questo ammirevole scopo è, senza dubbio, la Mail Art.
Con il termine “cartolarizzazione” s’intende la trasformazione di crediti monetari in titoli negoziabili dematerializzati il cui valore può aumentare o ridursi a un “pezzo di carta straccia”. È una situazione in cui l’arte è sempre più coinvolta e costituisce una metafora del suo decadimento culturale.
Nella seconda metà dell’Ottocento, le opere d’arte venivano valutate secondo criteri accademici piuttosto rigidi impedendo agli artisti di allontanarsi troppo dalle regole. Questo eccesso di conformismo era mal sopportato da alcuni artisti, che nel tempo avevano provato a forzare il verdetto dei giudici del Salon Officiel, la famosa esposizione annuale parigina, venendo spesso esclusi anche per piccole libertà esecutive. I criteri di valutazione si basavano su: la qualità del disegno, l'accostamento dei colori, la composizione e la disposizione degli oggetti nello spazio. Giornali e riviste dell'epoca, ma soprattutto critici e intellettuali erano i cani da guardia di questa impalcatura che non aveva remore per nessuno. Sono note a tutti le vicende degli impressionisti, o gli sberleffi a dipinti divenuti celebri come l'Olympia di Édouard Manet. Ma oltre a essi c'era anche un altro pittore, oggi meno noto dei primi, che subiva lo stesso trattamento: stiamo parlando di Gustave Courbet.
L'amicizia tra Émile Zola e Paul Cézanne era nata tra i banchi di scuola e negli anni divenne un sodalizio che nella loro diversità di vedute creava nuovi stimoli artistici e intellettuali. Tuttavia quando nel 1886 Zola pubblicò il romanzo L'Opera, i rapporti con Cézanne si interruppero bruscamente. Stessa cosa avvenne con il resto del gruppo degli impressionisti. Ma cosa si cela dietro questa rottura?
Quando usiamo il termine arte, ci riferiamo a quella che un tempo era ritenuta la più elevata attività umana perché connetteva a principi superiori. Ora, abbandonata la concezione; formale, storica, estetico-filosofica, politica, psicologica e sociologica, secondo la quale si è cercato di interpretarla negli ultimi secoli, sembra valere solo il merchandising che l’ha ridotta a un’entità commercializzabile nei termini della speculazione finanziaria.
La vita di Edvard Munch coincide con la sua arte. Non si tratta di un’espressione estrema, né di un modo esteticamente piacevole per definirla. Esprimendosi artisticamente, il pittore norvegese cercò sempre di ritrovare quell’equilibrio psichico e spirituale che purtroppo perse più volte, e a fasi alterne, per via delle dolorose vicende biografiche che lo riguardarono. Alla fine del secolo, in un’epoca ormai orientata verso un infinito progresso tecnologico, dove l’uomo (borghese) aveva ormai perso il contatto con i suoi simili e con la natura, il dipingere per Munch corrispose ad una via catartica per comprendere questa frattura e vivere attraverso essa, per accettare la solitudine non pretendendo di combatterla. Attraverso una serie di scritti dell’artista, che documentò spesso il proprio lavoro e la sua vita, in annotazioni, bozze, diari, che prendono la forma di ricordi (che egli lasciò alla città di Oslo), è possibile restituire il carattere della sua propria concezione di arte, oltre che di vita.
Tra le opere realizzate da Tiziano Vecellio, pittore tra i più importanti della storia dell’arte italiana, quelle che compongono il ciclo delle cosiddette Poesie sono probabilmente le più particolari. Eseguite agli albori della fase finale della sua straordinaria carriera, le Poesie sono eccezionali tanto per la tematica trattata quanto per lo stile e la capacità pittorica di Tiziano, che ha voluto far emergere un filo conduttore in grado di unire tutte le otto opere appartenenti a questo ciclo, nonostante il decennio che separa la prima dall’ultima.
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| Giorgio Morandi, Natura morta, 1955 |
Alcune volte sembra che le opere che si trovano nei musei o nelle gallerie siano talmente distanti dallo spettatore, che non riguardano la vita di tutti i giorni con i suoi pensieri e le sue preoccupazioni. In questo articolo si parlerà di quattro artisti contemporanei che non solo hanno raccontato, ognuno con le proprie diversità, ciò che si considera abituale ma ne hanno fatto una cifra stilistica della loro dimensione creativa dando così vita a una vera e propria arte del quotidiano.
La pittura è l’arte che ci permette di delimitare spazi, di tracciare limiti per poi superarli con la forza della fantasia e di assistere a incontri e scontri fra colori. È una delle forme d’arte più antiche, studiate e raccontate, affascinante e sempre diversa. La storia della pittura ci ha regalato nel corso degli anni fiumi di opere realizzate da profili artistici estremamente particolari, capaci di esprimere tanto il loro più profondo stato interiore quanto lo spirito del tempo. Una delle personalità che ha lasciato un’impronta importante nel variegato mondo della pittura è Georgia O’Keeffe.
Lucian Freud, un'icona nell'universo artistico del XX secolo, ha lasciato un'impronta indelebile attraverso la sua arte rivoluzionaria e audace. Il pittore britannico ha saputo trasformare la tela in uno specchio della condizione umana, rivelando l'anima e la carne con una sincerità cruda e commovente. Dalla sua vita personale intensa, intessuta di amori complessi, alle sue rappresentazioni iconiche di modelli celebri e intimi, l'opera di Freud è un viaggio attraverso la vulnerabilità, la bellezza imperfetta e la complessità del vivere.
Negli anni il dialogo tra arti differenti ha trovato sovente concretezza nelle opere di personalità eclettiche che, nel corso della loro vita, per passione o per lavoro, hanno abbracciato e conosciuto diverse forme d’arte, realizzando progetti che sono entrati nella storia della cultura. È il caso di Man Ray, artista completo che nella sua carriera ha spaziato dalla pittura alla fotografia passando per il cinema, lasciando un’impronta chiara e inconfondibile.
Michelangelo Merisi da Caravaggio, tra i nomi più abusati e controversi della storia dell’arte moderna. Definirlo provocatorio e dissacrante è, non solo riduttivo, ma anche opinabile. C’è chi vede nella sua personalità irascibile, ma geniale, i presupposti per la nascita di una forma artistica cruenta ma enigmatica, laica e contemporaneamente cristiana. La sua produzione artistica segue degli snodi canonici che assecondano pedissequamente le tappe più emblematiche della sua vita personale e professionale e che, puntualmente, secondo una lettura differente, possono subire una reinterpretazione innovativa.
E’ con somma sorpresa che mi ritrovo nelle stanze di Palazzo Reale per la mostra dedicata all’artista Grazia Varisco. Lei è il quinto elemento e l’unica donna del Gruppo T (dove T sta per “tempo”), formatosi agli inizi degli anni Sessanta a Milano.
Le Déjeuner sur l’herbe e l’Olympia costituiscono una preistoria nell’evoluzione stilistica e intellettuale dell’arte del secolo XIX, senza le quali il trapasso verso le nuove forme della figurazione non sarebbe stato possibile. Resta il fatto che esse rappresentano solamente le necessarie premesse di un ragionamento espressivo che si dovette sviluppare in un denouement (un risultato finale), ovvero nella straordinaria opera intitolata La Musique aux Tuileries.
Viresque acquirit eundo
Eneide, IV, 175
J’ai toujours pensé que les premières places ne se donnent pas, qu’elles se prennnent.
Edouard Manet