Il desiderio malcelato di molti artisti, scrittori, musicisti... è di essere ricordati dopo la morte. In altre parole che le opere sopravvivano nel tempo ai loro creatori. D’altra parte chi realizza qualcosa che abbia dignità artistica intende lasciare un segno che, per non essere effimero, dovrebbe resistere alle mode così come alle ingiurie del tempo.
Altri grandi artisti riscoperti post mortem ce ne sono stati. Per esempio Amedeo Modigliani, troppo “avanti” per i suoi tempi, tanto da essere osteggiato sia da critici di allora oltre che dal pubblico che non comprendeva la sua arte.
A questo punto la domanda che viene spontanea è: sono ancora possibili casi del genere? Ha qualche fondamento l’idea che le opere possano rivalutarsi dopo la morte del suo autore?
C’è un dato sostanziale che rende improbabile tale prospettiva. Rispetto al periodo in cui viveva Van Gogh, l’accesso ai social, internet, giusto per citare alcuni dei mezzi di comunicazione più diffusi, hanno amplificato a livello mondiale la diffusione delle informazioni. Oggigiorno non c’è artista che non abbia pubblicato sul web le proprie opere. Se non possiede un sito web specifico, può avvalersi di piattaforme che rendono disponibili le immagini delle proprie opere a livello planetario. Pertanto se un nuovo Van Gogh davvero esistesse, difficile non accorgersene. Oggi tutti sanno tutto di tutti, e in tempo reale, giusto per semplificare.
Fino a un secolo fa poteva succedere che una mostra potesse essere confinata tra pochi estimatori. Per quanto il caso di Antonio Ligabue ci fa comunque capire come già negli anni ‘50 una mostra in un paese della bassa padana poteva essere sufficiente per mettere in luce le capacità di un artista dotato.
Tutto ciò ci fa pensare come l’idea che un artista al giorno d’oggi possa essere riscoperto come un Van Gogh o un Modigliani è estremamente improbabile, se non presupponendo che questi per tutta la vita abbia realizzato capolavori tenuti gelosamente chiusi in soffitta.
A rendere ancora più pessimistica la prospettiva di una riscoperta postuma sta pure il fatto che rispetto ad un secolo fa il rapporto fra domanda (di collezionisti) e offerta (di opere d’arte) si è drammaticamente ribaltato a svantaggio di queste ultime. Oggi, rispetto al passato, assistiamo ad una pletora di opere d’arte immessi sul mercato, da un lato, e dall’altro ad una contrazione del numero dei potenziali acquirenti che rende estremamente alta la concorrenza tra gli artisti. Quelli che si “salvano” sono per lo più gli artisti storici morti da parecchio tempo.
Concludiamo con un’ultima considerazione. Se non ci ha pensato l’artista in vita a promuoversi attraverso, mostre, cataloghi, presentazioni ecc. difficile pensare che, una volta morto, questa promozione si generi da sola. A meno che non ci pensino gli eredi: il che significa però investire in un mercato sempre più difficile e turbolento.
Paolo Avanzi
Nessun commento:
Posta un commento