Perché l’intelligenza artificiale non sta sostituendo i giornalisti, ma sta riscrivendo le regole dell’accesso, della visibilità e del potere informativo
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Il desiderio malcelato di molti artisti, scrittori, musicisti... è di essere ricordati dopo la morte. In altre parole che le opere sopravvivano nel tempo ai loro creatori. D’altra parte chi realizza qualcosa che abbia dignità artistica intende lasciare un segno che, per non essere effimero, dovrebbe resistere alle mode così come alle ingiurie del tempo.
Ci sono diverse chiavi di lettura per analizzare il cinema, la sua storia, la sua evoluzione. Ci si può soffermare su aspetti tecnici e formali oppure sui suoi contenuti, sui messaggi che negli anni ha veicolato. C’è anche la possibilità di affidarsi allo sguardo di chi, pur non facendo direttamente cinema in prima persona, è comunque parte integrante del mondo della cultura del Novecento. Per questa ragione, può essere molto interessante approfondire il punto di vista che una delle scrittrici più note e popolari della modernità ci ha consegnato sulla settima arte, Virginia Woolf.
Quanto è sottile la linea di demarcazione tra curiosità e genialità? E tra trasgressione e modernità? Tutto sommato, potremmo semplicemente constatare che La disobbediente di Elizabeth Fremantle è una sorta di rivalsa, la vicenda nel complesso trionfante di una donna nata in un tempo reo e rea di essere donna, un femminismo ante litteram, che ci condurrebbe inevitabilmente lungo sentieri affascinanti, popolati da altre eroine del passato, creature letterarie, inventate e reali, dimenticate o rinomate. Ma la storia di Artemisia Gentileschi è molto di più. È la storia di una donna brillante, arguta, talentuosa, che ha percorso la scia prodigiosa dell’arte, amata e odiata, denigrata e gloriata, per secoli dimenticata e poi ritrovata.