Tra fisica e informazione, una riflessione sull’AI come equilibrio tra energia, incertezza e conoscenza.
Tra fisica e informazione, una riflessione sull’AI come equilibrio tra energia, incertezza e conoscenza.
![]() |
![]() |
Possono due storie all’apparenza così distanti, scritte a quasi due secoli di distanza l’una dall’altra, essere in realtà molto più assimilabili e in dialogo tra loro di quanto non sembri? È probabilmente questo il caso del racconto Memorie di un pazzo scritto dall’immenso autore russo Nikolaj Gogol’ e Menodramma, romanzo scritto dalla giovanissima e promettente Maria Castellitto, che ci portano entrambi all’interno di una crisi interiore (la quale, in quanto umana, diventa a sua volta automaticamente universale).
Cosa succede quando si delega la scrittura all’intelligenza artificiale? Il dibattito sul suo utilizzo è polarizzato: chi la rifiuta e chi la considera un supporto lecito per l’attività creativa. Come per qualsiasi strumento, il punto non è soltanto la qualità del prodotto, ma cosa accade a chi smette di scrivere. Quello che rischiamo di perdere va oltre il testo. È il modo in cui, scrivendolo, chiariamo il nostro stesso pensiero.
Bambini… Quante volte abbiamo immaginato di essere ancora bambini? Quel mondo spensierato, fatto di unicorni e zucchero filato, di arcobaleni e nuvole a forma di cuore… Che paese magnifico! Uno Stato senza violenza, un paese senza guerre e senza invidie, senza pregiudizi e senza paura, superbia o rabbia… Un paese senza adulti… L’autrice, Ondine Khayat, dotata di straordinaria sensibilità e di una penna irresistibilmente attraente, non avrebbe potuto scegliere titolo migliore. “Il paese senza adulti” assume, sotto l’urto della focalizzazione infantile, i tratti inediti di una dimensione metafisica, dove i bambini del mondo possano essere felici, sappiano ancora sorridere e sperare, quando la vita vera diventa un incubo, miliardi di incubi e il cielo è nero e le mousse al cioccolato si trasformano in fango scuro che imbratta sogni e colori.