Richiami intertestuali, bizzarria e pretese di credibilità: un carosello vertiginoso che rivela l’inquietante disordine del mondo
Richiami intertestuali, bizzarria e pretese di credibilità: un carosello vertiginoso che rivela l’inquietante disordine del mondo
I Demoni, pubblicato nel 1872, rappresenta una delle opere più complesse di Dostoevskij, affrontando temi di rivoluzione, nichilismo, ideologia e corruzione morale. Il romanzo racconta di un gruppo di giovani radicali che cercano di scuotere l’ordine sociale attraverso manipolazione, violenza e progetti rivoluzionari, spesso guidati da motivazioni egoistiche o ideologiche.
Tra il 1973 e il 1975 Pasolini collabora in maniera sistematica con il «Corriere della Sera». Una parte di quegli articoli, parzialmente rivisti dall’autore, confluirà nel 1975 in Scritti corsari, insieme a testi apparsi su altre riviste e a materiale inedito; un secondo gruppo verrà pubblicato postumo nel 1976 in Lettere luterane. Ho riletto di recente la prima raccolta: ci ho ritrovato ciò che mi aveva colpito quando avevo poco più di vent’anni e, allo stesso tempo, qualcosa di diverso, adesso che di anni ne ho più di trenta.
Vi siete mai chiesti che odore abbia la morte per un ragazzo di quattordici anni? Vi siete mai chiesti che colori abbia la morte per un ragazzo di quattordici anni? Erano anni che non mi struggevo così per il finale di un romanzo… Eppure, stanotte, mentre il paesello era immerso nella quiete del sonno, mentre un lampione proiettava una fioca luce gialla disegnando sagome note sui mattoncini sconnessi di un vicolo popolare, ho chiuso il libro dopo averne succhiato con ingordigia le ultime pagine. Avevo gli occhi bagnati e sono rimasta in silenzio, pensando – come sempre mi accade – a quella meravigliosa penna che nel 1975 ha dato vita a La vita davanti a sé.
Ci sono capolavori che di primo acchito non sembrano superare la prova del tempo, circoscritti come sono dentro un certo periodo storico o una tematica specifica. Invece, in una maniera meno immediata, riescono comunque ad arrivare al cuore delle problematiche contemporanee. Madame Bovary è uno di questi.
Nel 1930, dalla penna di Agatha Christie, nasce Miss Marple, la prima donna detective, non coniugata, che assurge al ruolo di protagonista di un testo letterario di genere investigativo. Ma facciamo un passo indietro, prima di Miss Marple la zitella ha un ruolo marginale e molto caratterizzato che si esemplifica in due macro categorie: la zitella tirchia, impicciona, anaffettiva e la zitella ingenua smaniosa di trovare marito.
Ci sono storie destinate a perdersi nei vicoli bui della memoria e del tempo… Ed altre… che incedono sicure, con sfrontatezza lungo i confini della bellezza, non inciampano, non indugiano, ti entrano nell’anima e irretiscono il cuore, mentre brividi di emozioni scorrono nelle vene, mentre fuori il mondo corre e non aspetta più nessuno… specialmente le emozioni. L’ho ripreso in mano per l’ennesima volta, non tanto per leggerne la trama, ma per mortificare, per l’ennesima volta, la mia scrittura, che mi appare rozza, troppo artefatta, un po’ “di maniera”, al confronto con la scaltrezza linguistica e l’energica sintassi di uno dei miei scrittori preferiti: lui è Franz Kafka e la sua storia è una storia di celeberrimo cambiamento, a tratti ripugnante, poco attraente per occhi poco sensibili, Metamorfosi.
E mentre qualcuno di voi, magari, sta già pensando di acquistarlo… rileggo e… No, non è questa la mia recensione-analisi del libro: troppo semplice, troppo sbrigativa, troppo approssimativa…
Cavaliere senza ritorno (La torre vigía) è un romanzo scritto nel 1971 dalla scrittrice spagnola Ana María Matute, considerato dalla critica uno dei romanzi più emblematici del genere fiabesco nel quale l’autrice ci propone una reinterpretazione delle storie di cavalleria. Come vedremo, in questo articolo si vuole dimostrare l’esistenza di un medioevo apparente, diverso da quello delle fiabe per bambini; una fiaba pagana intrisa di atmosfere sinistre.
Primo Levi è conosciuto al grande pubblico per essere lo scrittore di Se questo è un uomo e il reduce di Auschwitz, ma è stato anche molto altro. All’interno della sua produzione letteraria troviamo, infatti, due raccolte di racconti, Storie naturali e Vizio di forma, che possono essere accostate ai grandi nomi della letteratura fantascientifica. Sono racconti che parlano di tecnologie futuristiche, di creature fantastiche, di distopie quotidiane e, soprattutto, che narrano di vite comuni dalla quali però emergono, come smagliature nella trama, momenti di crisi nel rapporto tra l’essere umano, la natura e la tecnologia.
L’articolo tratta dell’analisi di alcune figure della mitologia classica, come Achille, Enea, il Minotauro, nei loro abiti più moderni della letteratura contemporanea. Le autrici e gli autori di cui si parlerà hanno dato un tratto differente ad ogni personaggio raccontato, aiutando così il lettore a capire più approfonditamente gli eroi e gli dei le cui storie sono state cantate dagli aedi molto tempo fa.
Il Verbo degli uccelli è un poema di circa 4500 versi scritto dal poeta persiano Farīd ad-dīn ʻAṭṭār nel 1177. Quest’opera ha una grande importanza nel mondo islamico e non solo. Attraverso di essa Attar racconta l’impegno e la sofferenza necessari per affrontare il cammino iniziatico di ascesa verso la conoscenza e l’estinzione in Dio. Un po’ come nella nostra Divina commedia, anche questo poema è pieno di elementi che richiamano alla teologia ovviamente quella islamica, ma in particolare la teologia dei Sufi. Il sufismo infatti è una via spirituale non dogmatica basata sull’esigenza di un’evoluzione interiore che consenta di vivere le esperienze spirituali in maniera diretta.
Nella vasta opera della storia umana, l'amore è stato dipinto in un caleidoscopio di sfumature, dalla passione brevemente ardente ai legami solidi e duraturi. In effetti, dall'antica Grecia alla letteratura moderna, il concetto d’adorazione è stato esplorato in modi infiniti. Tuttavia, l’amore nella letteratura è sofferenza, struggimento, una freccia scoccata nonostante tutto, a cui non ci si può sottrarre. Com’è che questa visione si sposa perfettamente con il quotidiano che viviamo?
Piccolo blu e Piccolo giallo, Il mostro dei colori, Alice nel paese delle Meraviglie, Pinocchio, e si potrebbe continuare per un po’ a elencare i classici e le opere moderne che hanno fatto e fanno tuttora da sfondo alle giornate dei più piccoli e dei ragazzi e che costituiscono un bagaglio culturale di incredibile valore per la forma mentis dei primi anni di crescita.
Desdemona, Ofelia, Fulvia, Cleopatra, Giulietta. Nomi che non hanno in comune il solo fatto di riferirsi a personaggi femminili delle opere di Shakespeare, ma anche di raccontare la storia della donna moderna. Tuttavia, la donna oggi è relativamente moderna se consideriamo che, proprio come le nostre eroine Shakespeariane, è spesso vittima di soprusi e mancanze di una società e un sistema che sono tutt'altro che moderni. Partendo dalla triste storia di Desdemona e ripercorrendo i tratti che la accomunano ad Ofelia, per poi giungere a Fulvia e Cleopatra e culminare nella amatissima Giulietta, ci ritroveremo ad identificarci perfettamente con le protagoniste, sentiremo le loro storie come se fossero nostre e avvertiremo le loro sofferenze per poi accorgerci che, in fondo, i tratti di queste donne delineati da Shakespeare più di mezzo millennio fa non sono poi così lontani da quelle che siamo noi oggi.
Cosa ci rimane di Pier Paolo Pasolini? Qual è il suo lascito? Il più inflazionato è certamente quello riguardante la provocazione, in tutte le sue forme, dalle più estreme alle più diafane. Quello che però sfugge ormai dalla concezione odierna che abbiamo delle sue opere, è quella di portavoce del messaggio rivoluzionario proclamato a gran voce da Gramsci: la rivoluzione intellettuale.