2 ottobre 2009

Il diario dei Goncourt ovvero le avventure erotiche dei grandi scrittori


Edmond e Jules de Goncourt
Il 2 dicembre 1851 i fratelli Edmond e Jules de Goncourt iniziarono a scrivere un diario di memorie, dialoghi e riflessioni sulla vita dei parigini. Dopo la pubblicazione dei romanzi Renée Mauperin e Germinie Lacerteux, i due scrittori acquisirono una certa fama tanto da divenire ospiti fissi di salotti e vernissage. Essi così riferirono migliaia di aneddoti e confidenze su scrittori, artisti e nobili. Il Journal infatti è un’opera monumentale, portata a termine da Edmond de Goncourt nel 1896 (anno della sua morte), dopo la prematura scomparsa di Jules nel 1870.


Tra le migliaia di pagine del diario il lettore rivive il sapore retrò di un’epoca di geni artistici ma anche l’espressione di un universo fin troppo “reale”, dove gli alti nomi della letteratura mettono a nudo tutta la loro umanità ma anche tutta la loro perversione…


Théophile Gautier, scrittore ammirato da Baudelaire tanto da dedicargli la raccolta Le fleurs du mal, senza troppa malizia confida ai Goncourt di: «…amare soltanto la donna asessuata, cioè quella tanto giovane da escludere ogni idea di maternità, di matrici, di ostetriche. Aggiunge che, siccome non può soddisfare questa passione per paura della polizia, le altre donne di venticinque o di cinquanta anni hanno tutte la stessa età.»

Théophile Gautier

L’autore di Madame Bovary e L’educazione sentimentale Gustave Flaubert, aveva un’idea più istintiva dell’amore tra uomo e donna sostenendo che: «…la bellezza non è erotica, che le donne belle non sono fatte per il letto, che sono buone solo per ispirare delle statue, che l'amore ha un fondamento ignoto, prodotto dall'eccitazione, ma raramente dalla bellezza. Sviluppa il suo ideale e si scopre che è quello della zoccola ignobile.» Inoltre a riprova che egli fosse un grande egocentrico rivela che: «da giovane ero talmente vanitoso che, quando andavo al bordello con i miei amici, sceglievo sempre la più brutta e volevo fotterla davanti a tutti, con il sigaro in bocca. Non mi divertivo affatto, ma era per la platea…»

Gustave Flaubert

Flaubert fu il protettore di Guy de Maupassant (autore di Bel Ami e di celebri racconti), secondo alcune voci fu persino amante della madre; grazie a questa invidiabile formazione letteraria Maupassant sviluppò una letteratura legata alle trame sentimentali, ai tradimenti e all’erotismo. Nella vita reale divenne presto noto per la sua abituale partecipazione ad incontri orgiastici: tra tutti spicca un episodio che vede coinvolti diversi personaggi dell’epoca, come lo scrittore Paul Bourget e il poeta Catulle Mendès già sposato con Judith Gautier, figlia dell’ononimo scrittore. Maupassant infatti chiese un giorno a Bourget di andare a letto con la sua amante, egli stupito da questa proposta decise di accettare:

...la donna arrivò con una maschera sul volto e, dopo avere detto che andava a togliersi il cappello, tornò tutta nuda, con addosso soltanto un paio di mutande di cotone rosa, che denunciavano chiaramente la sua origine borghese.
Queste mutande di cotone, il tremito nervoso della donna, il sudore freddo che imperlava il seno, forse la presenza di Maupassant, fecero sì che Bourget non riuscì a soddisfare la donna, trincerandosi dietro la scusa che le presentazioni erano state troppo brusche. Allora la donna gridò a Maupassant: "a me, mio fauno! ", si gettò su di lui è gli succhiò la verga.
Ma ecco la cosa curiosa: la freddezza di Bourget suggerì alla donna l'idea di orgiare con un altro letterato che avesse la fama di essere molto focoso, con Catulle Mendès. Maupassant andò a proporre la cosa a Catulle, il quale accettò, a patto di poter portare anche la sua amica. Poi, tra loro quattro, ebbe luogo un'orgia terribile, alla fine della quale la moglie dell'universitario, in preda a una crisi isterica, andò a prendere nella camera accanto la pistola di Maupassant e sparò ai due uomini, ferendo alla mano Maupassant che cercava di disarmarla.

Guy de Maupassant

Maupassant amava anche la provocazione. Nel 1877 aveva messo in scena la sua opera teatrale Il petalo di rosa. Egli assieme ad alcuni amici si era travestito da donna indossando una calzamaglia su cui era dipinto un grande sesso. Nel corso dello spettacolo gli attori mimarono disinvoltamente alcuni gesti erotici, seguiti da un ballo di danzatrici arabe intorno ad un fallo monumentale che anticipava la scena conclusiva di una masturbazione collettiva.
I Goncourt, inoltre, riferiscono di una cattiveria che egli fece ad una sua amante. Dopo essersi dipinto sul pene le tracce della sifilide, lo scrittore andò a trovare la donna lamentando falsamente il disturbo ai genitali causato dalla malattia. Terminata la confessione prese con violenza la donna che rimase terrorizzata per giorni a causa delle possibili conseguenze del contagio.

Ma c’è anche Honoré de Balzac, autore della monumentale Commedia umana a far parlare di sé. Egli sosteneva che ogni uomo, sin dalla nascita, possedeva una sorta di energia interiore che andava utilizzata per compiere grandi azioni: «…lo sperma era per lui una emissione di pura sostanza cerebrale e una specie di dispendio, di perdita, attraverso il pene, di una creazione; e una volta, in seguito ad un colpo sfortunato che gli aveva fatto dimenticare le sue teorie, arrivò da Latouche gridando: “Stamattina ho buttato via un libro!”»

Honoré de Balzac

L’immoralità di Émile Zola, maestro del naturalismo, fu palesata dalla scoperta di una doppia vita coniugale dello scrittore. La vicenda mise ovviamente in crisi il matrimonio, tanto da spingere la moglie ad andare via di casa. L’episodio raccontato nel Journal mostra un Zola passivo, insensibile alla tragica decisione della moglie: per questa ragione un amico dello scrittore lo attaccò violentemente dandogli del porco e dell’insensibile: «Sono andato a letto con le mogli dei miei migliori amici. Davvero, in amore non ho alcun senso morale...» amava dire con tono compiaciuto. La coppia comunque si riappacificò, ma dopo la morte prematura di Zola, fu la stessa moglie a prendersi cura dei due figli illegittimi.

Émile Zola

Ma c’è anche un aneddoto che riguarda il suo particolare rapporto con la scrittura: «…al tempo in cui incontrava tremende difficoltà a scrivere, gli capitava, dopo una mezz'ora di rifiniture intorno una frase, di eiaculare senza erezione.»

Ivan Sergeevič Turgenev

Il timido Ivan Sergeevič Turgenev autore russo di Padri e figli, nel Journal racconta un’inusuale avventura erotica che sembra più una fantasia letteraria che una vicenda personale:

Mi trovavo a Lucerna, guardando dall'alto del ponte, appoggiato al parapetto gomito a gomito con una donna […]. La sera era magnifica. Ci mettemmo a parlare e poi a passeggiare. E passeggiando, entrammo al cimitero. Lei sa cos'è il cimitero, Flaubert? Non mi ricordo di essere stato in tutta la mia vita più innamorato, più eccitato, più pressante. La donna si coricò sulla grande tomba e, coricandosi, sollevò il vestito in modo che le sue natiche toccavano la pietra. Mi gettai su di lei del tutto fuori di me; e nella mia precipitazione e nella mia goffaggine, la mia verga si impigliò in fusti di erba piena di ghiaia e dovetti liberarla. Ho provato in quel coito il più grande piacere che abbia mai provato.

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