2 marzo 2010

Intervista a Massimo Carlotto


La vita di Massimo Carlotto ha dell’incredibile. A diciannove anni, militante di Lotta Continua, casualmente scopre un omicidio e denuncia il fatto ai carabinieri. Viene imputato di omicidio e condannato a 18 anni di carcere. Fugge prima in Francia e poi in Messico, e dopo tre anni di latitanza viene catturato e riportato in Italia. Dopo innumerevoli vicissitudini c’è però un lieto fine, difatti il Presidente Oscar Luigi Scalfaro gli concede la grazia. La sua carriera di scrittore inizia con la pubblicazione de Il fuggiasco che riprende a piene mani la sua esperienza di latitante. Da allora ha pubblicato moltissimi libri e ricevuto importanti premi e riconoscimenti. Attualmente rappresenta uno dei più importanti scrittori europei del genere noir.


Ciò che contraddistingue Massimo Carlotto dagli altri scrittori noir è sicuramente la costante presenza della denuncia sociale  e la viscerale ricerca della  verità  nelle sue opere. Quanto il genere noir contribuisce a svegliare la coscienza dei lettori?

Di certo aiuta a creare consapevolezza dell'esistenza di situazioni e fenomeni esclusi dall'informazione. È interessante vedere come la cronaca più recente sia stata anticipata dal noir. E anche come i romanzi diventano sempre strumenti di denuncia da parte di realtà territoriali.

Il Messico durante la latitanza e l’Argentina alla ricerca dei desaparecidos. Cos’è rimasto di queste esperienze nel 2010 e quanto hanno influito nella tua formazione di scrittore?

La cultura centro e sudamericana mi ha influenzato moltissimo. La scelta di dedicarmi al noir ha preso spunto dall'esperienza degli autori di quei paesi. Dal punto di vista dell'esperienza, di fatto non è mai terminata, continua ad alimentarsi di contatti e conoscenze.

Il giorno in cui Gabriel scoprì di chiamarsi Miguel Angel è un racconto per ragazzi ma sicuramente un libro adatto a tutti. Perché la scelta di raccontare il dramma dei desaparecidos rivolgendosi a un pubblico così giovane?

Perché è una storia di giovani. Giovani padri e madri scomparsi e figli rapiti, adottati o rivenduti dai loro assassini. Ero convinto che ai ragazzi potesse interessare una storia negata, quantomeno poco raccontata.

Cosa ti ha più colpito del Buenos Aires horror tour?

L'impossibilità di arrivare a una ricostruzione precisa di quanto avvenne a ognuno dei desaparecidos. Un senso di impotenza e una rabbia profonda.

L’America latina è in piena trasformazione politica: dal socialismo di Chavez in Venezuela e di Evo Morales in Bolivia, al ritorno della destra in Cile. Come commenti l’attuale assetto del sud America?

Credo che ci troviamo di fronte a un cambiamento inarrestabile. L'affrancamento dagli Stati Uniti, sempre più netto e "rivendicato", sta creando una nuova coscienza e la consapevolezza della realtà di un futuro possibile.

In America Latina la memoria storica ha ancora un peso importantissimo, e lo si nota guardando sfilare in corteo le nonne di Plaza de mayo. In Italia invece si ha la sensazione che sia l’esatto opposto. La lotta per la verità continua ancora ad avere un senso da noi, o sta morendo?

Forse è già morta. Credo che il rifiuto della pratica della memoria sia il tratto distintivo del momento storico che sta attraversando l'Italia. Il problema è che un paese senza memoria rischia di non avere futuro e allora si tratta di sperare in tempi migliori.

Quali sono le cause di questa diffusa apatia rispetto alla tua generazione?

Gli anni Ottanta hanno fatto tabula rasa della dimensione ideale e da allora sono stati ben altri i valori dominanti. I giovani si sono ritrovati a essere inconsapevoli consumatori, non solo di prodotti ma anche della propria esistenza.

Dimmi che non vuoi morire è un eccellente graphic novel realizzata insieme al fumettista Igort. Che difficoltà hai riscontrato nel dare un volto ai tuoi personaggi?

E' una difficoltà che ho lasciato a Igort. Io ho semplicemente scritto la storia però quando ho visto le prime tavole ho immediatamente riconosciuto i miei personaggi.
Qual è il tuo rapporto col mondo dei fumetti?

Mi piacciono molto. E credo nello sviluppo dei graphic novel come sviluppo ulteriore della letteratura di genere. Peccato che in Italia sia ancora un mercato di nicchia.

Hai affermato che i tuoi libri non danno mai buone notizie. Dobbiamo aspettarci ancora brutte notizie per il futuro o qualcosa cambierà in maniera positiva prima o poi?

Credo che manchi ancora molto tempo a una trasformazione positiva e le cattive notizie purtroppo non mancheranno.

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