15 settembre 2011

Le intercenali - Leon Battista Alberti (Saggio - 1436?)


Ma io vi chiedo solo questo, fate in modo che possa continuare i miei studi letterari, che possa godere di buoni amici e possa tollerare parenti meno crudeli o per lo meno fate in modo che non debba elemosinare continuamente un pezzo di pane.
È, in verità, un pensiero non recente, ma l'idea che si possa fare filosofia, letteratura, pedagogia in poche pagine, addirittura per frammenti o per briciole, è un’idea che mi solletica e mi spinge alla riflessione. Soprattutto oggi, in un’età in cui ormai c’è troppo da leggere e il nuovo ha poco o nulla che possa paragonarsi con le grandi correnti unitarie del passato (il mio giudizio qui è sia assiologico sia di fatto, e non solo la postmodernità dovrebbe secondo me assecondare questo modello…). Con questa raccolta di brevi scritti, Leon Battista Alberti si rende moderno, gustoso per chi dai libri cerca immediatezza, profondità e al contempo bellezza.

Certo, se l’assenza di ogni dottrinarietà e in parte la polemica nei confronti della cultura libresca sono manifesti dell’Umanesimo e del Rinascimento, sogni, allegorie, aloni superstiziosi, favole, racconti, utilizzati per rappresentare il proprio pensiero, legano ancora lo scrittore alla tradizione medievale. I trattatelli morali, a imitazione degli scritti di Luciano di Samosata, sono pungenti e carichi di ironia. Il loro scopo è la ricerca del diletto e della serenità quali condizioni possibili dell'uomo. Gli strumenti per raggiungere questi stati sono la cultura, la curiosità, l'accettazione della misera condizione umana. In tutto questo profondo umanesimo, che si traduce nella fiducia della cultura e del sapere, e che vede nell’uomo di lettere un ruolo chiave, si legge un sostrato intimamente pessimistico. La non inconfessata sfiducia negli uomini e nella vanità della vita, una non tanta celata misoginia, si equilibrano però con un sottile relativismo, un farmacologico epicureismo, che alla fine esaltano la vita contemplativa e la virtù.

Così come le vicende familiari sono ricordate con amarezza, e sono i brani più belli, i dialoghi tra Lepido (lo stesso frizzante Alberti) e Libripeta (l’ignorante venditore di libri), ma anche tra le diverse divinità dell’Olimpo, le varie Fortune, Fato, Necessità ecc., sono vivaci e graffianti. Eppure, non sono poche le pagine soporifere, imbevute di gretto medievalismo, che irritano e annoiano…

Le foto e i post, se non diversamente specificato, sono state realizzate da Salvatore Calafiore e si possono trovare, insieme ad altro, su: http://salvokalat.blogspot.com/

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